“La sera che si và per erba”: quando il folclore ci racconta storia e società del passato

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Come da qualche anno questa parte il “Gruppo Folclorico Carloforte” ha riproposto la tradizionale festa di San Giovanni Battista. Oltre che al richiamo folcloristico la festa, nascosto tra le sue canzoni, ne contiene uno storico e sociale.

Spesso gli spettacoli folcloristici ci comunicano molto di più di quello che ci appare a prima vista. La festa della notte di San Giovanni Battista, tra il 23 e il 24 Giugno, è una delle più antiche della comunità tabarchina di Carloforte, nell’isola di San Pietro. In questa notte, anticamente, ci si scambiavano promesse di amicizia e d’amore, la tradizione voleva che tali legami, sanciti da un giuramento, fossero inalterabili nel tempo. Un giuramento che si colloca, specie quello tra innamorati, come gran parte delle tradizioni popolari, tra il sacro e il profano, tant’è che, in un suo passaggio, le mani dei due fidanzati si uniscono intrecciate da un rosario. Non mancava il riferimento alla fertilità con la presenza del grano: alcuni chicchi fatti scivolare nella scollatura della ragazza. Ma il simbolo di questa notte era, ed è, l’erba di San Giovanni Battista (mentha pulegium). In questa notte il suo intenso profumo impregna l’aria, mentre ramoscelli vengono donati dal gruppo folk al numeroso pubblico, come un tempo ci si scambiava tra innamorati e amici dicendo: “Che il suo profumo si spanda per il nostro cammino e fughi l’occhio del maligno”.

il dono dell’erba
Il folclore e le tradizioni popolari spesso nascondono, tramandandole sotto forma di musica e balli, aspetti socio-culturali dei popoli ai quali appartengono. La tradizione della festa di San Giovanni, nell’Isola di San Pietro, non è da meno. Tra le sue canzoni ve ne è una che è diventata il simbolo stesso di questa notte magica: la canzone di Carolina, conosciuta anche come “la sera che si va per erba”. In effetti dietro le parole di questa, apparentemente innocente, melodia si nasconde una storia vera di un amore contrastato per motivi etnici (diremmo ora).
All’origine del fatto sta la particolare storia di Carloforte, colonia ligure in terra sarda. Il paese viene fondato nel 1738 da Coloni liguri, in parte provenienti da Pegli e in parte dall’Isola di Tabarca (Tunisi), la piccola isola africana dove si trovavano dal ‘500 per la pesca del corallo. E’ quasi un secolo dopo che a Carloforte giungono degli “stranieri”. Anche loro vengono da una piccola isola: Ponza.

il giuramento
Ma i “napoletani”, non sono ben accettati dai “liguri”, fanno altri mestieri: per lo più piccola pesca, snobbata dai corralari e tonnarotti di origine ligure. Di fatto la piccola comunità viene emarginata e relegata in un quartiere alla periferia della piccola e fiorente cittadina. Le unioni fra i ragazzi e ragazze delle due comunità sono silenziosamente, ma tassativamente, un tabù. Ma al cuor non si comanda e due giovani, una “tabarchina” e un “ponzese”, si conoscono e si innamorano. Sarà un fidanzamento segreto, fatto di incontri furtivi. Ma anche gli amori più proibiti non possono venire meno al giuramento della notte di San Giovanni. Anche i nostri due ragazzi, Carolina e Raffaele (nomi riportati dalla tradizione) si incontrano segretamente in un angolo appartato, mentre la notte è rischiarata dai falò. Con il rosario, il grano e l’erba si giurano amore eterno. Molto probabilmente quella notte i due non si limitano solo a giurarsi amore.
Ma neppure il santo riesce a scalfire la barriera etnica che separa i due giovani: Carolina dovrà suo malgrado rompere la promessa e convogliare a nozze con un giovane delle sue stesse origini. Ed è la prima notte di nozze di Carolina, che Raffaele le consegna il suo particolare regalo: una “canzon’ e scuorno”. Il giovane compone una canzone che suonerà a mò di serenata la notte stessa in cui Carolina dovrebbe consumare il suo matrimonio.
“..la sera che si va per erba e si fa compar e comari…
Hai mangiato le confetture degli amici
e dei compari, Carolina che ti pare, quale è il dolce che piace a te?”

il ballo tabarchino
Il riferimento alla notte di San Giovanni (la notte che si va per erba… che ci si fa compari e comari) e al loro amore segretamente consumato (hai mangiato le confetture) sono chiare, così come è chiara la domanda su quale è l’amore che preferisce (quale è il dolce che piace a te). Non ci è dato sapere che fine abbiano fatto Carolina e Raffaele, quale sia stato il loro futuro, ma la loro canzone si è tramandata sino ai nostri giorni a ricordarci un po’ della nostra storia.
A distanza di tanti anni le cose sono cambiate, le due comunità si sono unite e fuse in una unica cosa, così come ogni altro “forestiero” che è entrato a far parte della popolazione Carlofortina. Ogni notte tra il 23 e il 24 Giugno, Carolina e Raffaele rivivono nella “canzon’e scuorno” a ricordarci che l’amore on dovrebbe avere confini di nessun tipo. A volte, in quella notte, se guardiamo negli angoli bui, fuori dalla luce dei falò, possiamo vederli, ogni anno si scambiano la loro promessa che in qualche modo hanno mantenuto… uniti per sempre, seppure solo in una tradizione popolare.


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