La rivoluzione sta arrivando?

A freddo, molto a freddo, la questione Roma, vista più o meno da lontano, sembra che non appartenga a nessuno se non ai cittadini della capitale. Sembra, appunto. Più i giorni passano e più ci si rende conto che la partita che si sta giocando tra quelle mura può investire tutto e tutti.

Mura che potrebbero diventare la cinta che parte da Trapani ed arriva a Trento e che sta vomitando, a mo di blob, magma nemmeno troppo fluido dalle proprie crepe. Quante Roma ci sono in Italia? Troppe.

È una situazione delicata, oserei affermare pericolosa, e non perché è stato defenestrato Marino che a dir la verità ha gestito la vicenda in malo modo e in maniera superficiale, cercando di nascondere una sua palese non capacità di governare Roma, cercando in tutti i modi di diventare simbolo di martirio. No, delicata e pericolosa perché il Partito Democratico, volente o nolente, unico partito che in un modo o nell’altro può ancora definirsi tale, si catapulta sulle vicende che lo toccano utilizzando gli stessi modi di un elefante in una cristalliera. Ovunque. Sta in qualche modo facendo prove di implosione? Cosa che peraltro sta avvenendo in più parti d’Italia, nonostante si voglia mostrare il contrario. Vedi le vendette trasversali tutte intestine nel PD, il caso Campania (e non solo) con il Bassolino sì e il Bassolino no di questi giorni ne è l’esempio lampante. Intanto la gente vota Renzi e non il PD, ormai è chiaro. Almeno per adesso. E quella che sembra più di una concreta possibilità di coalizione con Berlusconi per candidare Marchini ne è la prova lampante. Berlusconi che poi si allea con Salvini, solo confusione a tutte le latitudini. E se i meridionali vanno a Bologna ad assistere alla “innaturale alleanza”, e se il PD vuole anch’esso  allearsi con chiunque,  allora attenti perché queste promiscuità generano mostri,  significa che qualcuno sta forzando affinché la corda si spezzi. Non si può imbarcare tutti, a prescindere.

Intanto la sinistra non riesce ancora a leggere il mondo contemporaneo e non si percepisce quando riuscirà a farlo, si divide continuamente in atomi e sempre con le stesse persone, la destra vorrebbe esistere, il centrodestra si è liquefatto e nonostante i proclami il M5S non vuole davvero governare e però forse sarà costretto a vincere e a doverlo fare. E poi i finti civici, su quelli stendiamo un velo pietoso.

Fateci caso, i nomi sono sempre gli stessi, cambiano solo casella e il divario con la realtà diviene sempre più problematico da recuperare.

Una struttura canonica di partito non esiste più e difficilmente sarà possibile concretizzarla in futuro, almeno nei termini poer cui la conoscevamo. All’orizzonte ci saranno solo gli uomini soli al comando? No, si spera di no. Dovrà passare questo periodo della Storia e sperare che sia il più breve possibile ma per accorciarlo in maniera significativa bisogna non perdersi più in astruse battaglie dialettiche e in cruente lotte tra bande, bisogna cominciare a partire dal basso, con pazienza, umiltà e con una grande dose di coraggio perché si dovrà sapere che lo si sta facendo per chi viene dopo. Il vero dilemma è che non si vedono troppe soluzioni, almeno non adesso e non nell’immediato.  E i movimenti che con grandi difficoltà stanno nascendo sui territori, che stanno resistendo agli “inquinamenti e alle intimidazioni”, che stanno prendendosi il tempo giusto per formare una nuova classe dirigente e che si stanno difendendo dagli urti continui, sono una soluzione? “La rivoluzione sta arrivando, sta chiamando”, e noi abbiamo il dovere di rispondere all’appello.


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