La Reggia di Capodimonte. Un tesoro da scoprire!

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La Reggia di Capodimonte è un “Palazzo Reale”, con annesso un parco, ubicato a Napoli nella località di Capodimonte. Fu la residenza storica dei Borbone di Napoli, ma anche dei Bonaparte e Murat. Costruita a partire dal 1738 per volere di Carlo di Borbone come luogo dove accogliere la collezione Farnese, è stata successivamente adibita a Reggia fino al 1957, anno dal quale ospita il Museo Nazionale di Capodimonte.

La Reggia si estende su 2 livelli: al primo piano, si trovano gli Appartamenti Reali. Si tratta in parte di ricostruzione, in parte di originali, degli arredi appartenuti alle famiglie dinastiche, che hanno abitato nella dimora; tra gli elementi di spicco: porcellane, oggetti di vita quotidiana e sculture e pitture di artisti italiani ed europei del XVIII e XIX secolo.

Una commissione di esperti che iniziò a lavorare dal 1739, si occupò invece di definire gli spazi interni, per meglio assolvere alla funzione museale; il progetto prevede quindi un edificio a pianta rettangolare con tre cortili interni, le cui sale esposte a sud, con vista sul mare, sono destinate all’esposizione dei dipinti, mentre quelle più interne, che guardano verso il giardino, adibite a biblioteca. I lavori procedono abbastanza lentamente; ad un affievolimento dell’entusiasmo iniziale si affiancano problemi di natura logistica, come la mancanza di acqua sulla collina di Capodimonte e la difficoltà per raggiungere il sito, a causa dell’assenza di una strada diretta e la presenza del vallone della Sanità, che impone diverse salite. Nel 1742 l’architetto Ferdinando Sanfelice comincia la sistemazione dei 124 ettari del Parco di Capodimonte. Da una spianata di forma ellittica che si apre di fronte al palazzo, il Sanfelice, lascia partire cinque viali, da cui si diramano altri più piccoli che attraversano il bosco. A questo, si affianca inoltre, anche il restauro di tutte quelle costruzioni già presenti all’interno del giardino, e destinate o ad abitazione o a luoghi di culto o adibite a sedi di lavoro.

Fabbricati restaurati e loro destinazione

  1.  Una Fabbrica di arazzi aperta nel 1737;
  2. Una Fabbrica di porcellana, inaugurata nel 1743, per poi essere distrutta assieme a tutti gli impianti e i forni nel 1759, quando il re, si trasferisce in Spagna, portando con sé tutte le maestranze;
  3. Una Stamperia Reale, nel 1750;
  4. Una Fabbrica d’armi, nel 1753, oltre a diverse aziende agricole;
  5. La Reale Accademia del Nudo, nel 1755, nel palazzo ancora in costruzione, che viene aperta e diretta da Giuseppe Bonito, mentre nel 1758 sono trasferiti, i primi dipinti che vanno ad occupare 12 delle 24 sale, ancora in fase di completamento.

Con la salita al trono di Ferdinando I delle Due Sicilie, nel 1759, i lavori della reggia continuano ad andare a rilento, sia perché si era paventata l’idea di creare a Napoli un Unico Polo Museale, (dove raccogliere oltre alle opere d’arte), anche la Bibliotecal’Accademia, (con la scelta ricaduta sul palazzo degli Studi), ed il futuro Museo Archeologico Nazionale, per una questione di carattere economico, in quanto l’interesse del nuovo re, si era spostato, verso la costruenda Reggia di Caserta.

Con Ferdinando Fuga a capo dei lavori, nel 1765 viene completata l’ala centrale della reggia e, negli ultimi trent’anni del XVIII secolo, viene ripristinata la fabbrica di porcellane. Sono inoltre completate le stanze del secondo cortile, unite a quelle già realizzate tramite due lunghi saloni, destinati a diventare di rappresentanza, con l’inizio del nuovo secolo, e viene infine inaugurato un Laboratorio di Restauro.

Con l’avvento della breve Repubblica Napoletana nel 1799, il palazzo viene in parte saccheggiato delle sue opere, ed al ritorno di Ferdinando, il resto della collezione, viene trasferito al Palazzo Francavilla, al centro della città, perdendo in parte la sua funzione museale essendo essa, una sede abitativa.

Il Palazzo, si sviluppa su una planimetria rettangolare con tre cortili centrali suddivisi da bracci di raccordo ortogonali ai lati più lunghi, e presenta tre ampie arcate, in asse con il cortile, centrale che sottolineano in facciata l’accesso al palazzo.

Scopo della Reggia era quello di offrire al re, un angolo di calma e tranquillità lontano dal centro della città, con il risultato di una dimora circondata dal verde, e da un’ampia riserva di caccia, che avrebbe così divertito e rilassato tutta la corte. L’Architetto napoletano Medrano, aveva vinto la gara d’appalto, impressionando il re, con la presentazione di un modello in legno dell’edificio.

La reggia si presenta con una pianta rettangolare, con due corpi di fabbrica alle due estremità leggermente più sporgenti rispetto a quella centrale. Essa ha una lunghezza di 160 mt. x 87 mt sul lato minore ed un’altezza di 30 mt. distribuita su due piani più un sottotetto.

I lavori alla Reggia, proseguono sempre con grande lentezza, sia a causa di problemi per il trasporto dei grossi “blocchi di piperno” dalla pianura alla collina, attraverso un tortuoso percorso di collegamento, sia perché, il successore al trono Ferdinando IV, mostra disinteresse giustificato da un’effettiva mancanza di fondi, dovuta alla contemporanea costruzione della “Reggia di Caserta”.

I lavori iniziano nel 1738, con una certa velocità, complice l’esigenza di trovare una sistemazione per la Collezione d’arte Farnese, che il re, aveva ereditato dalla madre Elisabetta. Le pareti esterne, intonacate in rosso napoletano, sono in stile neoclassico con influenze doriche, considerato, nel XVIII secolo, idoneo per gli edifici museali. Queste presentano inoltre lesene in piperno grigio che si alternano a finestre, balconi al primo piano, dalla forma quadrata al secondo; al piano terra, alle finestre si aggiungono i portali ad arco a tutto sesto che consentono l’ingresso. Due di questi sono posti alle estremità del corpo centrale, mentre altri tre, in successione, si trovano nella parte centrale.

L’edificio si presenza con un basamento in bugnato a fasce orizzontali con lieve aggetto del portale di accesso, diviso con una cornice marcapiano dall’ordine soprastante, sul quale paraste giganti emergono sul paramento murario. Esso si sviluppa intorno a 3 cortili ed internamente solo alcune sale del primo piano conservano gli arredi della reggia, denominate “Appartamento Reale”, mentre le restanti sale, così come il secondo piano, originariamente adibito alla servitù, il sottotetto e l’ammezzato sono destinati alle esposizioni museali; il piano terra è invece riservato all’accoglienza dei visitatori del museo con i vari servizi come biglietteria, guardaroba, bookshop, caffetteria e auditorium. Intorno alla reggia si estende un ampio giardino.

A metà Ottocento i lavori finalmente terminano e la Reggia viene dotata di un “maestoso scalone d’onore ornato da colonne di marmo di Mondragone”.

LA LEGGENDA CHE ALEGGIA NELLA REGGIA!

Appartiene al periodo della Rivoluzione Francese, la leggenda che aleggia su questo palazzo. Leggenda, secondo cui, la Reggia ospiterebbe, ancora oggi un illustre fantasma: Maria Carolina d’Asburgo! Moglie di Ferdinando IV Re di Napoli e sorella della Regina di Francia Maria Antonietta. Facendo un passo indietro, la storia ci racconta che Ferdinando, salito al trono in età molto giovane, si mostrava refrattario e per nulla interessato alla vita politica del regno, delegando tutti i compiti più importanti, motivo per cui veniva chiamato il Re Lazzarone, (nomignolo affibbiatogli dai lazzari napoletani che abitualmente frequentava tutti i giorni). Il caso volle, però, che sposò una persona completamente diversa da lui, che prese in mano il Regno, le sue regole e il suo popolo: Maria Carolina, nata Arciduchessa d’Austria e divenuta moglie di Ferdinando, nel 1768. Era stata cresciuta in un ambiente massonico e di conseguenza, in maniera più naturale, si occupò delle questioni politico-sociali, proteggendo Napoli come se fosse la sua città natale; diede il via ad un importante momento di rinascita. Le “logge massoniche di Napoli”, al tempo, davano ricevimenti e gran balli che, con l’arrivo dell’arciduchessa, continuarono e si moltiplicarono diventando allegre cene, divertenti danze, discussioni letterarie e scenari di incontri importanti.

La leggenda, racconta che la Regina terrebbe, ancora oggi, sfarzosi ricevimenti e feste tutte le notti, divertendosi, come una volta, nelle sontuose sale della Reggia. A ritmo di danza, nei saloni, apparirebbero luci e figure accompagnate da note di clavicembalo che, magicamente, si dissolvono alle prime luci dell’alba. La sua, è una personalità di spicco rimasta intatta nei secoli e nei ricordi delle persone, ed è per questo che a noi piace pensare che, ogni notte, la Reggia, oggi divenuta Museo, venga trasformata dalla sua Regina, nel Palazzo di una volta, così, come se nulla fosse cambiato!

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