Dunque, per sua stessa ammissione, Ferdinando Lonardo è dedito fin dall’infanzia al maniacale piacere dello studio, una Faccia da Birra felicemente illuminata dalla musa dell’elaborazione concettuale.  Si può fare, ipse dixit, mentre sollevava gli occhi dall’ennesimo manuale di produzione di birra e dopo decine di cotte e fermentazioni casalinghe.img_0131

Il prologo è intrigante: l’ambiente universitario gli sta stretto, anche perchè giurisprudenza era un ripiego, quasi un infortunio, per aver mancato l’accesso (non so bene come) a filosofia. Lui procede comunque spedito, fa di necessità virtù e si dedica alla filosofia del diritto, si laurea con merito e accede ad alcune borse di studio retribuite, intanto si fa la birra in casa e comincia ad elaborare convinzioni. Si sa, quando queste si radicano così tanto, può accadere che ti spingano a cambiare repentinamente una rotta di vita già bella che segnata.

E’ una svolta, e che non si dica più che i nostri ragazzi sono dei bamboccioni legati agli agi di una famiglia borghese e benestante perchè è falso e riduttivo, anche se non mi meraviglierebbe che un aiutino ci sia stato, magari solo di neutrale accondiscendenza, in fondo so come succede, sono padre anch’io, e presto la famiglia prende atto che le borse di ricerca universitaria sono servite a finanziare il visionario progetto brassicolo.

Ci sono voluti due anni abbondanti per le autorizzazioni di produzione, ottenute alla fine – come ci racconta – grazie ad un sit in ad oltranza nell’ufficio del responsabile del procedimento. Qualcuno meravigliato sottolineerebbe lo stupore con una espressione colorita che in inglese potremmo tradurre in “Get out of here” o “No way” ma si sa che Ferdinando è incline alle influenze non solo geografiche del vicino lazio  e quindi … ‘Sti Malti.img_0143

Se è vero che le birre raccontano i birrai, l’impianto ne evidenzia il carattere. Quello che salta agli occhi oggi, a birrificio avviato, è l’ordine preciso e la pulizia da sala operatoria. Tutto è tirato a lucido, nessun residuo di lavorazione, ogni cosa al suo posto. Devo dire che dopo averne visti altri un po’ m’imbarazza e per darmi un tono gli chiedo:

Scusami ma da quant’è che stai fermo?

<<Fermo? Ieri sera abbiamo finito di infustare un conto terzi che parte oggi. Stamattina ho preso un po’ di respiro e domani si ricuoce. Ogni cotta è 750 lt. e devo mantenere vive le scorte della sala fredda>>

Qualche difficoltà a trovarti qui a Carinola, pensa che un tipo a 20 metri  non ha saputo darci indicazioni. Ma tutta sta birra dove la vendi?

<<Beh, oltre il 90% della produzione va sul mercato di Roma e Lazio. E’ una zona che mi da buone soddisfazioni perché la distribuzione si muove bene. In quell’area le birre artigianali riscuotono maggior consenso ma devi lavorare bene perchè la competenza dei consumatori è alta e di conseguenza più esigente>>

E sul territorio, che legami hai?

<<In questo momento poco o niente, non mi piacciono certi movimenti e certi approcci. Credo che ci sia ancora troppo da lavorare prima di provare a seminare con qualche possibilità di successo. L’unico imprescindibile legame col territorio è l’acqua, qui la qualità è talmente alta che il laboratorio che mi fa le analisi mi ha raccomandato di non pretrattarla, io gli ho risposto che era quella del rubinetto. Vorrei ci fosse più onestà intellettuale necessaria a far coagulare sul territorio le risorse che sono tante e di pregio ma che viaggiano in ordine sparso, senza un progetto unitario logico>>

Com’è il rapporto con i colleghi birrai?

<<Non hai una domanda di riserva? Scherzo, credo buono. Non abbiamo molte occasioni per incrociare esperienze e buone pratiche ma rispetto tutti. Ho stima di Luigi Serpe che mi è stato molto vicino per l’avviamento. Con lui, al di là del rispetto professionale, c’è un rapporto che sento speciale e intimo. Non ho difficoltà ad ammettere che è il mio mentore>> img_0138

Intanto arriva il corriere ed io e il buon Chiosi ci ritroviamo coinvolti a dare una mano a sistemare i pallets in partenza. Stavolta le birre che portiamo a casa, anziché pagarle, ce le siamo guadagnate.

Sui saluti mi permetto una riflessione che a molti potrebbe apparire scontata: Carinola è un luogo ameno, c’è opportunità di accoglienza,ottima vigna e una cultura contadina profonda e radicata. Risorse che non chiedono altro di essere utilizzate per bene.

 

 


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