di Galante Teo Oliva

Leggendo il Mein Kampf, libro base del pensiero hitleriano, Hitler descrive la sua infanzia con parole dolci, parlando della sua città natale come una “cittadina dorata dai raggi del martirio tedesco, bavarese di sangue, austriaca secondo lo Stato”, dove “sul finire degli anni ottanta del secolo scorso abitavano i miei genitori: mio padre, come impiegato statale zelante del dovere; mia madre, tutta dedita alla casa e ancor prima, devota a noi figli con sempre uguale sollecitudine amorosa”. Ma l’infanzia di Hitler in realtà non fu né dolce, né idilliaca.

Tre dei suoi fratelli morirono in tenera età. Ragion per cui Clara Hitler, sua madre, stravedeva per lui, arrivando al limite della morbosità. D’altro canto, Hitler descriveva il padre come un ubriacone e aggressivo, alois_hitlernonché donnaiolo e violento, e non furono pochi i casi in cui usò la violenza con la moglie e con il figlio per futili motivi. Adolf Hitler crebbe tra l’indulgenza della madre e la durezza ed il distacco del padre. Tutto ciò contribuì alla formazione di un carattere affatto semplice. Molti lo descrissero come ostinato, distaccato, autoritario e sprezzante delle regole, al punto di non riuscire a sottostare all’autorità del padre.

Nel 1903, alla morte del genitore, vissuta più come liberazione che come evento doloroso, Hitler rimase con la madre che egli guardava con profonda devozione.klara_hitler Basti leggere i suoi pensieri in occasione della morte del padre e poi di quella della madre. Nel gennaio del 1903, alla morte del padre affermò: “Non posso certo dire di aver provato un gran dolore”, mentre in occasione della morte della madre affermò che gli “parve che il mondo intero mi fosse crollato addosso; mi ritrovavo senza la mia stella polare, a dover prendere le decisioni in prima persona”. Di altro si hanno ben poche certezze.

Ormai più che adolescente, non terminò mai gli studi: fu bocciato più volte e spesso ebbe un rendimento basso. Dopo aver trascorso anni da fannullone a Linz, decise di intraprendere la carriera artistica. Un desiderio da sempre osteggiato dal padre. Quella strada non gli riservò nè fama né successo; fu bocciato una prima volta nel 1907 e, successivamente, arrivò anche una seconda bocciatura. La vita per Hitler fu dura: i soldi ereditati da una zia finirono subito. Iniziò a vivere in un ostello per senza tetto e si trovò a guadagnare spiccioli vendendo i suoi dipinti, spesso ad ebrei e stranieri presenti nella multietnica Vienna.

Tra il 1909 e 1910, poco più che maggiorenne, venne più volte sfrattato e si trovò sovente senza una sistemazione stabile. Ma questi furono proprio gli anni durante i quali iniziò a “prendere forma” l’Hitler che poi la Storia ha conosciuto. Fitti furono i rapporti con pangermanisti, ultranazionalisti e xenofobi. Da qui nacquero le sue idee sulla superiorità della razza ariana e sulla purezza dei tedeschi. E furono sempre questi gli anni durante i quali fu scelto, per la prima volta, un prototipo della futura svastica. Dopo tantissimi fallimenti e pochi successi, ormai solo, decise di arruolarsi come volontario nell’esercito tedesco, visto che non era stato ritenuto idoneo per quello austriaco. La guerra lo cambiò e diede il “la” alla vicenda dell’Adolf Hitler che tutti conosciamo.

Per quanto riguarda la sua casa natale, sarà demolita a breve. Le fondamenta saranno conservate e su di essa sorgerà un nuovo edificio. Antistante la costruzione la targa che recita “per la pace, la libertà e la democrazia, mai più il fascismo. Milioni di morti ricordano”.

 

 

 


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