Quindi, se adesso dico che quel “nano” di Vincenzo De Luca ha dato della “chiattona” a Valeria Ciarambino è tutto a posto? Tanto, non è mica un insulto che prende di mira una caratteristica fisica del governatore della Campania? Semplicemente, l’ex sindaco di Salerno non spicca propriamente per la sua statura e, dunque, la prima parola che mi è venuta in mente per definirlo è stata proprio quella, “nano”. Proprio come l’unica parola che a lui è sovvenuta per definire la collega in Consiglio regionale è stata “chiattona”.

Premessa doverosa: qui sessismo, femminismo e amenità varie – a mio avviso – non c’entrano proprio un tubo e il primo che ne parla prende una vigorosa carocchia sulla fontanella. I suoi dolci pensieri, quelli del numero uno di palazzo Santa Lucia, sono trasversali, a prescindere dal sesso del destinatario.

Il mio discorso verte esclusivamente sul versante dei contenuti perché non posso pensare di passare per una persona credibile se, in un contesto istituzionale e ufficiale, contestassi o insultassi Mario Adinolfi per il peso piuttosto che per le boiate che dice o se prendessi in giro Gasparri per la sua leggerissima forma di strabismo anziché per la sua sostanziale incapacità di mettere in piedi un discorso di senso compiuto. Inutile negarlo (e non lo farò) con inutile ipocrisia: i commenti e gli sfottò sulle imperfezioni fisiche ci sono stati, ci sono e sempre ci saranno e io sono la prima a prendere in giro me stessa e i succitati signori per questi motivi. Tutto ciò, però, nulla ha a che fare o nulla dovrebbe avere a che fare con il merito delle questioni che questo o quel politico pone. Insomma, se Adinolfi dice una fesseria non è certo colpa del suo peso.

Per questo, davvero non capisco quanto possa essere rilevante ciò che dice la bilancia di Valeria CiarambinoValeria Ciarabino in una discussione che dovrebbe essere politica: le avesse detto che le sue argomentazioni valgono quanto il due di coppe quando la briscola è a bastoni sarebbe stato sicuramente più pertinente. Insomma, quanto possa essere rilevante la stazza di una persona – a meno che tu non sia in terza elementare e l’appiglio più sicuro a cui aggrapparsi per insultare qualcuno è, inconsapevolmente, quello dell’aspetto fisico – per me resta davvero un mistero. Sia ben chiaro, qui non c’è da essere ipocriti e indignarsi per la parola pronunciata tout court dal presidente della Regione Campania. Qui c’è da riflettere in merito al livello – infimo – al quale è giunto il dibattito politico e non: contenuti? E che sono? Meglio un sano insulto, un odio vomitato, una bella risata e poi continuare a fare il cavolo che ci pare.

Però, c’è un però. Io non sono un’Istituzione e non mi rivolgo ai cittadini che, da me, potrebbero prendere esempio e vi garantisco che, nel caso di De Luca, gli emulatori sono tantissimi. Io sono la prima, dal basso del mio metro e 54,5 centimetri di altezza ad essere stata chiamata “nana” o “gnoma”: la cosa non mi è mai importata granché ma, precisiamo, tutto dipende sempre dal contesto. Se lo si usa per ledere la mia immagine perché non si hanno ulteriori argomenti, beh un po’ mi incavolo anche io (e a tal proposito ci terrei a ricordare un episodio: un individuo tentò di zittirmi con la frase “Stai zitta tu, ché sei alta un metro e 20 e non puoi parlare”). Siamo onesti, un politico – a maggior ragione se ricopre una carica pubblica importante – non può permettersi di dire tutto quello che gli passa per la testa. Deve mantenere sempre un contegno e, soprattutto, deve rispettare l’avversario politico che, però, troppo spesso è come un “nemico”.

Diciamo che per Vincenzo De Luca, quella dell’insulto random, è una pratica consolidata e usata indiscriminatamente contro tutti coloro che proprio a genio non gli vanno: che siano essi politici, giornalisti (ah, per noi ha sempre una parola di riguardo), semplici cittadini. Quintali di “imbecilli”; ettolitri di “cafoni”; decine di centinaia di metri di “sfessati” e “malviventi”; una lunga lista di atroci sofferenze augurata agli avversari. Tra i principali obiettivi del “sindaco emerito” di Salerno c’è un’altra donna: Rosy Bindi, “una infame”, “una impresentabile”. Queste sono alcune dei pensieri più benevoli che De Luca ha destinato alla presidente della commissione parlamentare Antimafia.

Ci sono passati un po’ tutti, comunque: tant’è che su Youtube è possibile trovare un esplicativo video intitolato “De Luca vs everyone”. Sì, noi qui siamo abituati alle sue intemperanze. All’inizio – tipo 20 anni fa – facevano anche ridere: erano simpatici rimbrotti, ma poi tutto è diventato stantìo, pesante, volutamente offensivo e volgare e dalla “goliardia da bar”, che a Salerno possono anche farti passare, si è passati all’esercizio dell’insulto a mano libera che, difficilmente, oltre la famosa curva di Vietri sul Mare, riescono a tollerare in silenzio o con qualche fragorosa risata.


Ovviamente, il buon De Luca non è solo su questo rumoroso  e colorito palcoscenico. Anzi. Prima di lui, o meglio qualche anno addietro, contemporaneamente e alla ribalta nazionale, c’era Silvio Berlusconi che è passato da un Obama “abbronzato” a una Bindi “più bella che intelligente” passando per uno Scalfaro “serpente” e  per una Angela Merkel “culona inchiavabile”. Non si è fatto mancare proprio nulla (e ho tralasciato tante ma tante altre cose che ha detto).

Ai giorni nostri, invece, è in compagnia di uno che il comico lo fa di professione, anche se da qualche anno si diverte a fare il politico pur sostenendo di non esserlo e il blogger pur sostenendo di non esserlo e tutto il resto pur sostenendo di non esserlo. Sto parlando, ovviamente, di Beppe Grillo che – in quanto ad insulti – non è secondo a nessuno, se non a se stesso. Al confronto, Vincenzo De Luca è davvero un dilettante. Vediamo: nell’ultimo periodo Renzi si è meritato gli appellativi di “ebetino”, “ebolino” e “scrofa ferita”; “Gargamella” Beppe Grilloe “zombie”, invece, sono diventati i soprannomi di Pier Luigi Bersani mentre quello di Silvio Berlusconi è diventato “psiconano”. Pietro Fassino per la magrezza e Giorgio Napolitano per l’età non proprio giovane sono stati definiti “salme”. L’oncologo Umberto Veronesi, recentemente scomparso, divenne “assassino” e “cancronesi” mentre, per restare in ambito medico, Romano Prodi fu “Alzheimer”. Indubbiamente, però, uno di quelli che ha potuto provare l’emozione di finire nella rubrica “Il giornalista del giorno” con tutta la caterva di insulti che ne consegue, è stato Giuliano Ferrara. “Container di merda liquida” fu l’etichetta per l’ex direttore de “Il foglio”. Una meraviglia pregna di significati, con persone che si confrontano sui contenuti. Bellissimo. Quasi al limite della commozione.

Queste persone sono, però, espressione diretta e trasposizione politica del proprio elettorato che, probabilmente, pensa, agisce e si esprime come loro. A questi Donald Trump in salsa italiana si ispira e da loro trae modi di comportarsi ed esprimersi: se questi, però, sono improntati alla violenza, innanzitutto verbale, il ritorno allo stato di natura è davvero dietro l’angolo.


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