La pianificazione urbanistica negli scenari di Protezione Civile e gestione dell’emergenza

Il concetto chiave della pianificazione di emergenza è quello di cercare di “prevedere tutto ”. Si è consapevoli che prevedere tutto non è nelle possibilità umane, tanto è vero che non poche volte e soprattutto negli ultimi decenni parliamo di stato di emergenza e gestione dell’emergenza. Essere in uno stato di emergenza significa che, a monte, è mancata una previsione o che la previsione c’è stata ma basata su una errata valutazione del rischio e/o dell’evento che provoca l’emergenza

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di Rosanna ADILETTA

Le situazioni di “disastro ambientale” che negli ultimi decenni hanno coinvolto tutto il territorio Nazionale fanno emergere un problema di base,  vale a dire il “cattivo governo del territorio” individuato sia a livello nazionale che locale, con la cattiva gestione dell’evento naturale da parte delle Amministrazioni locali, le quali, attualmente, non fanno alcuna pianificazione del territorio, ma che al momento dell’evento invocano lo “stato di emergenza e la calamità naturale” con richiesta continua di fondi per risollevare le sorti del proprio territorio ma senza mai pensare ad una politica della previsione e gestione dello stesso.

In effetti il disastro ambientale non esiste,  quando si parla di “montagna assassina”, di “onda assassina”  e così per tutti gli eventi naturali e si sottolinea naturali,  lo scopo è quello di depistare l’attenzione del cittadino dalla cattiva condotta delle Amministrazioni locali verso l’evento in sé, il quale, attraverso una gestione del territorio attenta ed onesta, sarebbe facilmente controllabile e gestibile senza creare eccessivi disagi e soprattutto senza creare il cosiddetto “stato di emergenza”. Il modo in cui negli ultimi decenni è stato  governato il territorio è il vero malessere, endemico, della nostra Nazione e, forse, è l’unica cosa che avrebbe bisogno di un vero piano di emergenza.

Il nostro territorio paga un prezzo altissimo, essendo diventato lo scenario di interventi errati e gestiti dal malaffare: enormi colate di cemento con l’impermeabilizzazione di centinaia di ettari di suolo e con la realizzazione di nuove strade, puntualmente non completate e/o maltenute; l’abbandono totale della manutenzione delle montagne e degli alvei dei fiumi e torrenti; la cattiva gestione dei territori rurali, abbandonati e non controllati.

Certo lo scenario che si presenta sui nostri territori è a dir poco sconcertante, bastano poche piogge perché interi territori comunali si immobilizzino per intere giornate:  le strade diventano dei veri e propri canali di sfogo per le acque perché non vengono ricevute dagli alvei naturali; lo strato superficiale di terreno delle montagne ormai non viene più  trattenuto  dalla vegetazione, inesistente e  distrutta da “fatidici” incendi estivi, scende a valle sotto forma di frane e smottamenti, invadendo case e strade.

L’emergenza viene affrontata dai Sindaci in un unico modo: si paralizza tutto. Scuole chiuse, strade chiuse, quando va bene, con grave ricaduta economica, sociale sul territorio.

La pianificazione del territorio è da ripensare, da riprogettare e modificare, avendo come obiettivo primario quello di garantire attraverso l’equilibrio idrogeologico, la sicurezza e la sostenibilità, la messa in sicurezza del territorio.

La pianificazione urbanistica ha una complessa struttura composta da numerose variabili che guardano a 360° il territorio e le modalità del suo buon governo. Innanzitutto è proprio con la pianificazione territoriale che dovrebbe nascere il concetto di prevenzione, in quanto piano di sviluppo del territorio, attraverso lo studio dettagliato di esso, delle sue criticità e delle sue potenzialità, gestendo al meglio e con razionalità quelle che sono le risorse non solo ambientali, ma anche economiche e sociali.

Infatti il concetto stesso di urbanistica, con il tempo, ha visto sempre più ampliare il suo spettro funzionale. Dalla concezione classica che vedeva il piano urbanistico e la pianificazione territoriale rivolti solo all’ordinato assetto territoriale delle attività umane, abitative e produttive, nel rispetto della Legge 1150/42, si è passati ad una visione di urbanistica più ampia che rivolge l’attenzione a tutti gli interessi che trovano soddisfacimento sul territorio con l’obiettivo di ottimizzare l’uso del territorio inteso “globalmente”.

Il territorio è indubbiamente lo scenario di tutte le attività umane, da qui la conseguenza di tutti i procedimenti pianificatori basati su una rete di interessi di diversa natura che teoricamente  dovrebbero coincidere con gli “interessi umani”. I piani urbanistici rappresentano gli strumenti attraverso i quali si esprimono le scelte amministrative ed i poteri discrezionali. Al fine di rendere compatibili tra loro i vari usi del territorio, lo sviluppo urbano si deve ottenere attraverso modalità sostenibili, nel senso di conservazione e cura dell’ambiente quale scelta per lo sviluppo dell’economia e del benessere dell’uomo.

L’antropizzazione del territorio è spesso necessario per garantire lo sviluppo urbano, economico e sociale, ma è indubbio il suo impatto sull’ambiente, sulla salute dei cittadini, sulla sicurezza e sulla qualità della vita. Questa la ragione per cui cresce e si solidifica il concetto di sviluppo sostenibile, inteso a garantire una compatibilità tra sviluppo economico e rispetto degli ecosistemi,  in modo tale da soddisfare i bisogni del presente e preservare quelli per le generazioni  future.

Il passaggio, quindi, all’idea di “buon governo del territorio” è dato dall’acquisizione e  dalla metabolizzazione dei concetti che sono alla base dello sviluppo sostenibile, obiettivo finale della pianificazione territoriale o meglio della pianificazione strategica. L’obiettivo di garantire una valutazione di tutte le dinamiche complesse del territorio è raggiunto attraverso un approccio strategico. Un piano strategico, dunque, supera le criticità emerse dalla pianificazione tradizionale e risponde con modalità dinamiche e flessibili, utili al buon governo del territorio.

L’efficacia della funzione svolta dalla Protezione Civile è tale solo se le necessarie attività di conoscenza , organizzazione, preparazione ed applicazione delle azioni per la riduzione del rischio vengono compiute prima dello scatenarsi dell’evento disastroso e quindi inserite nella fase di pianificazione e programmazione.

L’azione della Protezione Civile si compone di un numero molteplice di attività differenziate che partono da una conoscenza pratica ed approfondita del territorio in tutte le sue componenti, sia ambientali che antropiche, che vanno ad essere supportate da una alta valenza teorica e tecnica.

Il complesso organismo della Protezione Civile vede una sequenza operativa che, partendo dall’apice costituito dal C.C.S. (Centro Coordinamento Soccorsi) arriva al C.O.M.  (Centro Operativo Misto) che coordina le attività di emergenza su territori intercomunali, fino al C.O.C. (Centro Operativo Comunale) di cui si avvale il Sindaco a seguito di eventi calamitosi che si verificano sul proprio territorio.

L’attività del Sindaco viene aiutata dalle funzioni di supporto che sono:

  • Tecnica e pianificazione;
  • Sanità, assistenza sociale e veterinaria;
  • Volontariato;
  • Materiali e mezzi;
  • Servizi essenziali;
  • Censimento danni a persone e cose;
  • Strutture operative locali, viabilità;
  • Telecomunicazione;
  • Assistenza alla popolazione.

Attraverso queste funzioni il Sindaco individua:

  • le figure responsabili delle funzioni essenziali per la gestione dell’emergenza nello stato di emergenza;
  • garantisce il continuo aggiornamento  del Piano di emergenza tramite le attività svolte dai suddetti responsabili in situazione di calma.

In questo modo si  garantisce l’efficienza continua del Piano di Emergenza.

Uno strumento importante da utilizzare per il buon governo del territorio è sicuramente il S.I.T. (Sistema Informativo Territoriale), soprattutto a scala intercomunale, attraverso il quale si riesce a monitorare e gestire tutte le variabili ambientali ed antropiche in tempo reale. Tale strumento trova, soprattutto sui nostri territori comunali, un po’ di difficoltà ad essere accettato, in quanto sicuramente rende il governo del territorio molto diretto ed obiettivo, difficilmente corruttibile .

Concludendo, emerge che una adeguata organizzazione operativa, supportata da una conoscenza appropriata del territorio in tutte le sue variabili, è alla base per poter gestire e governare il territorio stesso. Come già detto, non è possibile prevedere l’imprevedibile, ma quasi tutti i disastri ambientali scatenatisi sul territorio locale e nazionale, sono stati ampiamente annunciati .

Certo è che si deve consolidare il principio di prevenzione, ma tale principio sarà vano se prima  non c’è una responsabilizzazione della nostra struttura governativa a tutti i livelli dal locale al nazionale.


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