La parola contraria di Sara nel mondo digitale dei social network

 Sara è la protagonista di questa nuova puntata di #AroundTheCorner. La pagina facebook “PennaLibera” è la sua forma di resistenza alla xenofobia e all’intolleranza. La sua storia è un foglio bianco su cui ha deciso di scrivere una storia felice di integrazione e di amore nei confronti delle due madri che l’hanno messa al mondo: l’Italia ed il Marocco.

Quali sono le tue origini? In che rapporto sei con la tua doppia nazionalità?
Sara: «Sono figlia di una coppia mista, mio padre è italiano e mia madre è marocchina. Io sono nata e cresciuta a Firenze, e proprio per il grande amore che nutro per questa città sento di essere fiorentina ancor prima che italiana. Ho sempre cercato di creare un equilibrio tra le mie due culture, perchè entrambe fanno parte di me. Per certi aspetti mi sento più italiana e per altri più marocchina, ma non ho mai vissuto una crisi di identità. Dal momento che ho preso consapevolezza del fatto che non avrei dovuto scegliere una cultura a discapito dell’altra, mi sono sentita una persona ricchissima. Avere la possibilità di accedere a più punti vista è un privilegio a mio parere, si colgono tante più sfumature.»
La tua pagina si chiama “Penna Libera“. Perché? Di cosa si occupa?
Sara: «La mia pagina si chiama PennaLibera perché mi sono sempre voluta sentire libera di trattare qualsiasi tipo di argomento che sul momento per me poteva essere importante trattare. L’obiettivo è quello di dare spazio a storie, pensieri e testimonianze capaci di trasmettere messaggi positivi, di far avvicinare le persone e, per quanto possibile, emozionarle.»
Quali sensazioni hai provato una volta appresi i fatti di Macerata?
Sara: «I fatti di Macerata hanno scatenato dentro di me un turbine di dolore. Pensare a Pamela, a quello che le è stato fatto, alla perdita che hanno dovuto subire i suoi affetti è terribile… Non esistono parole giuste o appropriate che possano consolare i familiari o che possano renderle giustizia. Mi auguro solo che i criminali paghino e che nella loro misera vita non trovino mai un giorno di pace per quanto hanno compiuto. Mi auguro anche che le tragedie e il dolore degli altri non vengano strumentalizzati per giustificare il proprio odio e le proprie vendette, proprio come ha agito Luca Traini.»
Hai mai subito delle discriminazioni nel corso della tua vita?
Sara: «Purtroppo sì, è capitato. Soprattutto in momenti caldi a ridosso di attentati terroristici. Nel bene e nel male col mio velo sono piuttosto identificabile e spesso la gente non ha l’intelligenza di fare le giuste distinzioni. La gente giudica, accusa, pretende di conoscerti meglio di quanto tu conosca te stessa o di sapere addirittura cosa è meglio per te senza neppure ascoltarti una volta.»
Cosa rappresenta, secondo il tuo punto di vista, l’ “istruzione”?
Sara: «L’istruzione, dal mio punto di vista, oltre che un diritto è un dono. Ti fornisce gli strumenti necessari per realizzarti, per giostrarti nelle difficoltà della vita. Trasmette la fame di sapere, l’umiltà di non sentire mai “di essere arrivati”.»
Cosa preferisci del Marocco e, invece, cosa preferisci dell’Italia?
Sara: «L’Italia, Firenze in particolare, fino ad oggi è stata la mia casa dove ho costruito la mia realtà, le mie abitudini, i legami più importanti; il Marocco invece lo vivo per brevi periodi non continuativi e mi godo il meglio di ciò che offre, sentendomi ogni volta un po’ come un ospite a cui vengono riservati tutti gli onori. Entrambi sono essenziali per me e per il mio benessere».


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