La Locanda di Asellina: il libro di Rosa Tiziana Bruno presentato a Pompei

Antica Pompei, qualche anno prima della famosa e distruttiva eruzione del 79 d.c.

Nella prima domenica di novembre – grazie anche all’iniziativa di apertura gratuita dei musei – ci ritroviamo nei pressi di Piazza Esedra – Porta Marina Inferiore degli Scavi di Pompei al “Caupona Pompeii Restaurant” (“Caupona” in latino significa osteria) dove è possibile assaporare l’eno- gastronomia dell’Antica Pompei – prendendo come spunto la “Caupona” di Lucio Vetuzio Placido – con piatti tipici della cucina dell’antica Roma e dove si mangia in piatti di terracotta e si beve nei calici con vino versato dalle anfore.

È in questa location che avviene la rievocazione storica e la presentazione del libro dell’insegnante e sociologa Rosa Tiziana Bruno “La Locanda di Asellina. Vita, misteri e cucina nell’antica Pompei”, La Medusa Editrice.

Iniziamo, dapprima, il vero percorso storico agli scavi di Pompei con la guida turistica “Simona Mandato” che ci conduce – dopo aver attraversato il Quadriportico dei Teatri ed il Teatro Piccolo – verso Via dell’Abbondanza – presso la “Thermopolium di Asellina”, la vera locanda, la “caupona” di Asellina, una specie di tavola calda moderna dove si consumavano cibi e vini.

Al termine del percorso, l’autrice Rosa Tiziana Bruno presenta il suo libro – destinato a ragazzi ma anche ad adulti – al pubblico della “Caupona – Pompeii Resturant”«proprio lì, alle falde del Vesuvio, incontriamo una madre e i suoi tre figlioli che indagano su fatti misteriosi. Si tratta di Asellina, una donna realmente esistita a Pompei negli anni di grande splendore dell’Impero Romano. Della sua vita gli storici sanno poco. L’unica cosa certa è che gestiva un’osteria molto frequentata nel cento della città. Ad aiutarla c’erano le schiave Maria, Egle e Smyrina, anche loro realmente esistite. Il locale è ancora oggi visitabile, percorrendo la cosiddetta Via dell’Abbondanza, nel sito archeologico di Pompei».

 Un viaggio sorprendente, che segue la scia dei profumi, degli aromi e dei sapori sprigionati dalla sua cucina. Niente come il cibo riesce a svelare in profondità la cultura di un popolo, antico o moderno

Annia Asellina – il cui cognome era Asellus, che in latino indicava l’asinello – è un’imprenditrice donna e verosimilmente vedova con tre figli, tenuto conto che nel mondo romano gli uomini andavano in guerra e le donne gestivano le aziende di famiglia.

«Asellina, per scelta, si era circondata di schiave donne e possedeva un unico servitore uomo il portiere Nevio». Ed ancora, «Non era certo l’unica in queste condizioni: a Pompei le donne rimaste sole erano tantissime».

Era una donna indipendente, non accettava imposizioni da nessuno. Perciò aveva scelto di occuparsi in prima persona della locanda di famiglia: la Caupona con Thermopolium, nella via principale della città

Asellina, quindi, era aiutata da tre schiave provenienti da tutti gli angoli dell’Impero: Egle veniva dalla Grecia, Maria dalla Giudea e Smyrine dall’Asia. Un’altra particolarità è che Asellina sponsorizzava sui muri della sua locanda anche alcuni candidati alle cariche pubbliche di Pompei.

Nel libro Asellina inizia ad indagare su un mistero: «a qualche settimana, circolavano delle strane monete di cui alcune schiave facevano collezione. Erano monete d’oro e di bronzo con una piccola macchia rossa al centro».

Probabilmente «quelle monete segnate di rosso rappresentavano qualcosa di molto prezioso per le schiave», ed ancora. «Esisteva un gruppo di donne che utilizzava quel denaro per un scopo segreto»

 

Ma qual era il mistero? Alcune schiave ricattavano la sacerdotessa, moglie del Console di Roma.

La sacerdotessa si era fatta corrompere – con cento sesterzi di ottone – da un patrizio Lucius Cecilius Iucundus che voleva partecipare travestito da donna alla festa della Bona Dea.

Le monete, depositate in un’anfora di terracotta, erano state dipinte di vernice rossa dalle schiave che volevano – in cambio del silenzio – la loro libertà!

Purtroppo «La ricca Pompei e i suoi abitanti indaffarati rischiavano l’ira dell’Imperatore».

Ma, Asellina ed i suoi figli riescono amabilmente a risolvere il mistero grazie ad una cena solenne!

«Grazie a lei, Pompei fu salva», ma non dall’eruzione del 79 d.c. È per questo che nel libro sono presenti anche ricette di cucina dell’antica Roma!

Nel libro vi è anche il commento di Sandro Romano, gastronomo e giornalista: «dunque Asellina, dopo secoli della più potente eruzione vulcanica della storia, grazie alla fantasia di Rosa Tiziana Bruno, torna a vivere in una vicenda avvincente che fa venire voglia di visitare i luoghi descritti per approfondire la conoscenza del popolo più “global” dell’antichità. E la Storia diventa una materia gustosa»

Il sito dell’autrice e la pagina Facebook è Ladri di Favole.

[foto dell’autrice]


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