La forma dell’acqua

Una favola “colorata”

America anni ’60, una creatura marina simile ad un uomo-pesce viene catturata e rinchiusa in un laboratorio, l’unica persona che cerca di capirla ed entrare in comunicazione con lei è una donna delle pulizie muta: Elisa Esposito. Un giorno viene deciso che la creatura verrà vivisezionata per studiarla meglio, allora Elisa decide di architettare un piano per farla scappare. Riuscirà nel suo intento? Che sviluppo avrà il rapporto tra i due personaggi?

Il film, già vincitore del Leone d’oro alla 74 Mostra internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e due Golden Globe per miglior regia e miglior colonna sonora originale, ha avuto ben 13 nomination per gli Oscar. E’ una favola dai colori pastello, originale e a tratti anche cruenta. Sally Hawkins interpreta in maniera magistrale il ruolo di protagonista ed ottiene la seconda nomination come miglior attrice agli Academy Awards. Guillermo del Toro firma soggetto, sceneggiatura, regia e produzione, portando a casa molte soddisfazioni. La storia è raccontata con garbo e non è mai noiosa, il ritmo non è veloce ma tutti gli avvenimenti si susseguono introducendo mano mano scene inaspettate e coinvolgendo emotivamente lo spettatore. La fotografia e la scenografia rendono l’atmosfera incantata, dando al film un connotato ancora più fiabesco e fantastico.

Fonte: www.ucicinemas.it

Ci sono diversi  sottotesti che si possono leggere dietro la trama del film, tra cui il più ovvio è che il vero mostro è l’uomo, capace di uccidere creature che non conosce, con il pretesto di studiarle (qui il “mostro” è incarnato da Michael Shannon, il colonnello che ha catturato la creatura) ; tuttavia fortunatamente c’è chi ancora rispetta la vita e tutti i suoi esseri (qui rappresentato da Michael Stuhlbarg, uno scienziato del laboratorio che studia la creatura, è una figura non totalmente positiva, anche lui ha dei lati nascosti). Le figure totalmente positive sono gli “emarginati”: la protagonista muta, il suo anziano vicino di casa, la sua collega di colore e ovviamente l’uomo-pesce.

La classifica

In questo film giocano un ruolo chiave gli effetti speciali e la capacità mimica di Doug Jones, che ha già abbiamo visto in diversi altri fantasy e horror. L’attore interpreta una creatura molto “umana” e sensibile, riuscendo a raccogliere l’empatia del pubblico, non può quindi non prendere il primo posto:

 

  1. Doug Jones, la creatura. Quando un attore riesce a rendere sensibile un personaggio mostruoso, facendo vedere più la parte “interna” che quella esterna, significa che ha dimostrato di essere veramente bravo e conquista il pubblico. Ovviamente Guillermo del Toro scrittura un esperto in questo genere di interpretazioni, scelta più che mai azzeccata.
  2. Sally Hawkins, la protagonista. In genere interpretare personaggi con handicap non è quasi mai semplice, ma in questo caso lo è ancor di più visto che deve relazionarsi con un altro essere non umano anch’esso non parlante. L’attrice riesce a farsi sentire lo stesso, senza utilizzare la voce.
  3. Michael Shannon, il cattivo. Una vera favola non è tale se non c’è un cattivo. L’attore impersona un colonnello palesemente razzista senza scrupoli né morale. Come in tutte le favole i personaggi negativi fanno una brutta fine, ma è interessante come il film mostri il personaggio anche nel rapporto con la propria famiglia e con i propri superiori (dai quali subisce angherie, in questo senso è anche vittima).
Fonte: www.comingsoon.it

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