La festa di S.Alfonso, nel libro di Patrizia Sereno

L’informazione, per Patrizia Sereno, non è mai stata solo una “roba per cacciatori di notizie”. La vocazione alla narrazione, al racconto della sua terra, all’osservazione minuta, precisa, soprattutto critica, credo sia sempre stata la sua prerogativa.

Scrivere. Atto liberatorio e creativo di chi ama le parole e ne concretizza, su carta, le forme materiche. Innamorata di storie, dunque, più che di notizie. Innamorata dei luoghi che l’hanno vista crescere, nel cuore di quell’Agro sarnese nocerino, dove storia, patrimonio artistico e tragedia umana hanno sempre trovato la sintesi nei suoi molteplici lavori giornalistici. Innamorata, forse è il giusto termine per descrivere Patrizia, con quel suo sguardo indagatore che ne proietta l’analisi fin dentro l’animo di un territorio ricco di contraddizioni, come quello a cavallo tra Napoletano e Salernitano.

Questo libro è intriso di respiri e sguardi sorridenti, benevoli, duri, provocatori e patrizia1squisitamente ironici. Era tanto tempo che Patrizia pensava di scrivere qualcosa sulla festa di Sant’Alfonso e sulle sue occasioni perdute. Ha così realizzato un mix di riflessione antropologica, studio storico-religioso, analisi statistica, reportage giornalistico, manifesto di denuncia culturale, inedito book fotografico.

Ripercorre la storia della festa e del santo, intervista esperti, spiega come la presenza di questo vescovo e compositore di Marianella (Sant’Alfonso fu, tra le altre cose, anche autore di “Quanno nascette Ninno”, canto da cui ebbe origine “Tu scendi dalla stelle”) possa tutt’oggi influire positivamente sul territorio di Pagani. Soprattutto, disvela le sempre attese delusioni, di fronte all’incapacità di creare le giuste congiunture perché questa città si trasformi in un punto di riferimento per il turismo storico-religioso, fino ad auspicarne la elezione a città del Natale.

Patrizia Sereno è riuscita a comporre un racconto – non solo di e sulla festa di Sant’Alfonso, ma anche di e su un territorio – e, tenendo per mano i lettori, li accompagna in un mondo antico che, fuori da queste pagine, mostra fatica ad emergere dallo sconquasso quotidiano di ciò che ormai chiamiamo “esistente contemporaneo”.


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