Napoli, la Casa Santa d’è figlie d’a Madonna

di Michele Di Iorio

La Real Casa Santa dell’Annunziata di Napoli inizialmente fu sede di una confraternita e di un ospedale. Sorse accanto all’omonima chiesa, risalente al 1317.

Nel 1322 due giovani nobili napoletani, Nicolò e Giovanni Giacomo Scondito, ufficiali angioini reduci da 7 anni di prigionia di guerra in Toscana, per onorare un voto fondarono dapprima la confraternita detta dei Battenti Ripentiti e quindi l’ospedale dell’Annunziata, che accoglieva infermi, bisognosi e bambini abbandonati.

A quel tempo la strada si trovava in una zona campestre lungo il fiume Sebeto – l’attuale via Egiziaca a Forcella – e si chiamava Malpasso. Era un ricettacolo di immondizie, colma di rovine, e molto mal frequentata.

annIn sostegno dell’opera pia man mano iniziarono a confluire fondi da parte di privati e di nobili. Nel 1343 la regina Sancha d’Aragona, moglie di Roberto d’Angiò, assegnò una dote alla confraternita, che assunse la veste giuridica di Real Casa dell’Annunziata di NapoliFederico d’Aragona nel 1493 concesse all’Annunziata esenzioni fiscali, privilegi, una dote di 300mila ducati annui e di una proprietà di 1000 moggi di terreno in Somma Vesuviana, feudo caro ai re aragonesi.

Ruota degli Esposti
Ruota degli Esposti

Risulta che nel 1660 la Real Casa avesse una rendita di 200mila scudi. In quel secolo divenne anche Real Ospizio dei trovatelli, i neonati che venivano abbandonati anonimamente nella Ruota degli esposti, una sorta di culla che al suono di una campanella veniva introdotta all’interno dell’Annunziata facendo ruotare un marchingegno ligneo. I neonati esposti, i cosiddetti figli della Madonna, venivano accolti da una nutrice a pagamento mensile.

Anche i Borbone sostennero l’Annunziata con generose donazioni. Si deve a Ferdinando IV l’istituzione di una dote di 25 ducati per le fanciulle trovatelle affinché si sposassero. Nel 1830 Ferdinando II portò la dote maritale a 200 ducati e dispose che i trovatelli maschi venissero avviati alle arti e mestieri.

annunziataNel 1810, durante il breve regno di Gioacchino Murat, l’ospedale dell’Annunziata venne accorpato a quello dei Pellegrini, conservando solo le funzioni di befotrofio, ospizio per vecchi abbandonati e bisognosi. 200 balie provvedevano ad allattare i bambini abbandonati ma per scarsità d’igiene nel 1811 su 2424 bambini affidati ne morirono 2121. Murat istituì una commissione medica municipale per il controllo dell’igiene e le cose migliorarono. Fu però nel 1849 con Ferdinando II di Borbone che si adottarono criteri più salubri nella gestione della struttura: acqua buona, pulizia delle sale, nutrimento controllato delle balie, letti separati per i bambini, riscaldamento con bracieri a carbone. Dal 1853 negli fu introdotta l’illuminazione a gas.

Il sistema venne riordinato nel 1873 dal professor Nicola De Crescenzio direttore della Real Casa dell’Annunziata, che poi scrisse una lunga relazione e un libro sulle condizioni deplorevoli in cui versava prima del suo intervento. Fu proprio De Crescenzio ad imporre ai neonati abbandonati il cognome Esposito – cioè esposto alla ruota – poi divenuto diffusissimo.

Nel 1879, dopo cinque secoli, la ruota, fu abolita: i neonati abbandonati venivano affidati ad un suora oblata o laica. La Real Casa Santa dell’Annunziata di Napoli fino agli inizi degli anni Settanta è rimasta fedele alla sua missione originaria accogliendo bambini abbandonati.

Nel 1972 il complesso è diventato ente ospedaliero con maternità, pediatria e chirurgia pediatrica, reparto per neonati immaturi e scuola per puericultrici. E dal 2011 il presidio è stato aggregato all’AORN (Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale) Santobono-Pausilipon.


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