La canzone napoletana emigra in terra ambrosiana

Napoli perde la sua storia musicale degli ultimi due secoli: l’archivio sonoro napoletano diventa lumbard e la Città perde uno dei suoi attrattori turistici

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Di Nina Panariello

Le canzoni classiche napoletane sotto la Madunina”: non è uno scherzo ma lo slogan dell’amara disposizione di RadioRai, in collaborazione con Regione, Provincia e Comune di Napoli. Ebbene sì, il prezioso archivio musicale napoletano sarà trasferito a Milano nella mediateca Santa Teresa in via Moscova.

Pare dunque saltato l’accordo tra l’Azienda radiotelevisiva di Stato e Palazzo San Giacomo che avrebbe previsto invece il trasloco del cospicuo numero di file – oltre 40.000 canzoni – nella Villa Comunale della Casina Pompeiana.

C’è sgomento tra i napoletani, e non solo. Perché anche per un nativo dell’Alaska o del Sud Africa è impensabile che una canzone che dice “Torna a Surriento” debba allontanarsi da Sorrento e avvicinarsi a Monza, che “… a Marechiaro ce sta ‘na fenesta” sia impossibile che sia conservata dove non c’è neanche un fiume, figuriamoci il mare … E che “Funiculì Funiculà” debba andar via da dove venne scritta nel 1879 per celebrare la prima funicolare di un vulcano che si chiama Vesuvio, “montagna” di Napoli e di nessun altro luogo al mondo.

Dunque non ci sarebbe più spazio a Napoli per custodire ciò che le appartiene. Sarebbe l’intera Campania a diventare d’un tratto, come per un brutto incantesimo, troppo piccola per ospitare foto, video, spartiti e reperti musicali dei suoi artisti. Quelle melodie, quei testi, quei cantautori e interpreti che hanno fatto innamorare intere generazioni di persone. Un tesoro identitario, uno scrigno che racchiude sia le opere classiche di Campanella, Carosone, Sergio Bruni sia i più moderni ritmi blues di Pino Daniele e le miscele musicali alternative di Almamegretta e 99 Posse.

Una fetta importante dell’anima partenopea servita a 800 chilometri di distanza nell’indifferenza o comunque negligenza delle Istituzioni. Sì, perché il doloroso trasloco era nell’aria da ben 15 anni, quando fu dato vita al progetto dell’archivio sonoro della canzone napoletana. Esterrefatto e contrariato si sarebbe dichiarato Nino Daniele, assessore comunale alla Cultura, il quale non sarebbe stato informato dell’improvvisa emigrazione della canzone napoletana.

E intanto la bella Sirena oggi perde il canto delle sue Muse. Un preziosissimo archivio degno di avere un museo dedicato che magari avrebbe incrementato i flussi turistici richiamando da tutto il mondo gli estimatori delle melodie partenopee.


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