Nel precedente articolo con cui abbiamo inaugurato la rubrica La bufala è servita abbiamo sfatato quella sull’inesistente connessione tra gli immigrati negli hotel di lusso e i terremotati in tenda.

Ora andiamo ad analizzare ad uno ad uno questi “luoghi idilliaci” dove secondo Matteo Salvini “verrebbero” ospitati i profughi.

 

Infatti grazie anche alle indagini del magazine digitale Il Post (da cui abbiamo tratto alcune fonti) che è andato a visitare uno per uno gli hotel “incriminati” abbiamo potuto comprendere l’infondatezza della denuncia di Salvini, poiché nella maggior parte dei casi si tratta di strutture completamente riadattate  che (come abbiamo già spiegato) non assomigliano, se non nella forma esterna, a un hotel (in qualche caso si tratta di ex alberghi a quattro stelle, dove delle quattro stelle non è rimasto quasi niente e mai le otterrebbero in una classificazione attuale).

Infatti il bonus economico erogato per queste strutture è dato dal Fondo Europeo per i rifugiati e i richiedenti asilo e basta appena per coprire le normali spese quotidiane delle strutture ospitanti (non va affatto nelle tasche dei profughi). Inoltre l’accoglienza è un diritto sancito dalla nostra Costituzione e data l’impossibilità di costruire «muri in mezzo al mare» non possiamo esimerci da questo gravoso impegno.

Accoglienza-Profughi

 

Uno degli alberghi citati dall’europarlamentare leghista è l’ Hotel Kulm di Portofino, in Liguria, che è un albergo a quattro stelle attualmente chiuso per “questioni societarie”.  Ma in realtà questo sfarzoso hotel ricavato in un’antica villa sulla suggestiva costa ligure non ha mai ospitato migranti, e mai lo farà in futuro. Per gli attuali proprietari dell’albergo (la società Unipolnon ci sarebbe alcun vantaggio nell’ospitare profughi (o immigrati, che dir si voglia) perché per una struttura così lussuosa le spese di gestione sono troppo alte (sforerebbero di gran lunga il contributo giornalieri dei 30 euro al giorno per ospite) e requisire l’albergo comporterebbe per la prefettura costi altissimi perché andrebbe previsto anche un indennizzo per la proprietà a prezzi di mercato.  

Un altro “hotel incriminato” citato nel post del Il Populista è il Nigahotel situato nella provincia di Brescia, lungo la strada provinciale che unisce Brescia a Cremona. Nel post venivano mostrate foto di stanze lussuose con tanto di “letti a baldacchino” ma nessuna di quelle suite ospita alcun immigrato. In effetti, come ha raccontato Marco Riva (il proprietario del Nigahotel) la struttura ospita sì dei profughima non nelle lussuose stanze citate da Salvini. Nella struttura sono ospitati circa 60 migranti dopo che il signor Riva ha vinto un bando della prefettura di Brescia che cercava strutture idonee a ospitare richiedenti asilo in attesa di avere risposte sulla loro domanda di “protezione internazionale”.

Per far ciò il titolare dell’albergo ha diviso la struttura in due parti, separando i locali dei profughi dai quelli riservati ai “turisti regolari” con cancelli e porte di ferro. L’ala riservata ai richiedenti asilo è stata completamente “riadattata”: gli arredamenti delle 12 stanze (sulle 28 totali dell’albergo) sono stati sostituiti con spartani letti a castello di ferro e una scarna mobilia decisamente economica. Ogni camera ha quattro o cinque letti, a seconda della sua metratura, e un solo bagno. Con i circa 30/35 euro quotidiani a persona di rimborso previsto dalla prefettura al Nigahotel i migranti sono alloggiati in camere quadruple con letti a castello, tutta l’ala riadattata somiglia decisamente più ad un ostello della gioventù piuttosto che a un albergo di lusso! Mentre le lussuose camere del Nigahotel mostrate da Salvini ne Il Populista sono quelle che si trovano nell’altra ala dell’hotel riservata ancora ai “turisti regolari”, che costano in media 70/90 euro per notte.

Nigahotel (Brescia)
Nigahotel (Brescia)

Dunque nessuna accoglienza di migranti a discapito del turismo e dell’economia ristorativa, come invece afferma Il Populista, poiché se esiste questa “connessione” tra i due aspetti è semmai in un opposto rapporto di cause ed effetto: per molti di questi alberghi il turismo è in calo e quindi per molti albergatori aderire al programma di accoglienza profughi è un modo per far sopravvivere la struttura, piuttosto che rimanere a lungo con le camere vuote, salvaguardando così molti posti di lavoro! Lo stesso signor Riva (che si definisce un “leghista della prima ora”) ha spiegato che l’ospitare i profughi è stato un naturale adattamento ai cambiamenti del mercato per far sopravvivere il suo albergo che, altrimenti, andrebbe in contro ad una progressiva chiusura.

Così come in tanti altri casi si tratta sempre di alberghi riadattati che avevano già chiuso al pubblico da tempo, la maggior parte dei quali presi in affitto appositamente da cooperative ONLUS.

Tutte queste informazioni bastano a sfatare il mito degli immigrati che fanno vita agiata, che vanno in giro con lo smartphone e (soprattutto) che gettano il cibo non gradito, perché quest’ultimo pregiudizio s’è diffuso solo a causa di confezioni di “alimenti scaduti” ritrovate fuori dalle strutture in attesa di essere smaltite. Inoltre non possiamo pensare davvero che un immigrato sia un “benestante” sol per il fatto di possedere uno smartphone poiché oramai, nel Terzo Millennio, tale oggetto è in assoluto uno dei più comuni per l’uomo.

Dunque nessun sequestro forzato di strutture alberghiere da parte della prefettura che minaccia l’ “economia turistica” italiana, ma solo una volontaria e concordata partecipazione ad un piano d’aiuto umanitario europeo che non ha nessuna connessione con le sorti degli sfollati a causa dei terremoti.


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