La BUFALA della pensione dopo 5 anni di contributi solo per gli immigrati

La BUFALA è servita!

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Per la rubrica la bufala è servita analizziamo un’altra (pseudo)notizia che sta correndo nel web da alcuni mesi a questa parte che, citando testualmente, recita così:

si può andare in pensione con soli 5 anni di contributi ma solo se sei un immigrato!

È facile immaginare lo sdegno dei soliti populisti soprattutto su un argomento, quello della “pensione”, che rappresenta una nota dolente per il nostro paese.

Cominciamo subito col dire che tale notizia è sì verama è incompleta!

Infatti è vero che secondo la normativa attuale un cittadino extracomunitario può andare in pensione col sistema contributivo anche dopo soltanto 5 anni di contribuzione, ma ciò è valido anche per i cittadini italiani.

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Andiamo con ordine distinguendo, soprattutto, le due principali condizioni con cui i cittadini possono andare in pensione, ovvero il sistema retributivo e il sistema contributivo (entrambi validi per tutti, italiani o extracomunitari che siano).

In base al sistema retributivo (in cui si percepiva una prestazione pensionistica equivalente allo stipendio degli ultimi cinque anni della carriera lavorativa) il testo normativo recita così:

“I lavoratori extracomunitari assunti prima del 1996 possono percepire, in caso di rimpatrio, pensione di vecchiaia (calcolata con il sistema retributivo o misto) solo al compimento del 66° anno di età sia per gli uomini che per le donne e con 20 anni di contributi.”

E in tal caso non vi è nessuna differenza in base alla nazionalità o alla cultura.

Per quanto riguarda l’attuale sistema contributivo (in base al quale la prestazione pensionistica si basa unicamente in rapporto ai contributi effettivamente versati) la norma è: “i lavoratori extracomunitari assunti dopo il 1° gennaio 1996, possono percepire, in caso di rimpatrio, la pensione di vecchiaia (calcolata col sistema contributivo) al compimento del 66° anno d’età e anche se non sono maturati i previsti requisiti (dunque anche se hanno meno di 20 anni di contribuzione)”

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Tutto vero, MA tale norma è uguale anche per i cittadini italiani, i quali pure loro possono percepire la pensione con soli 5 anni di contributi (poiché i 5 anni di contributi rappresentano il numero minimo per percepire una pensione retributiva, altrimenti si potrà percepire solamente l’assegno sociale previdenziale, la cosiddetta “pensione minima di vecchiaia”).

L’unica differenza sta nel fatto che mentre i cittadini extracomunitari devono attendere il 66° anno di età, i cittadini italiani che hanno maturato il medesimo numero minimo di 5 anni di contributi (dunque meno di 20) dovranno invece attendere il 70° anno di età.

Perché ciò? Ingiustizia? Discriminazione? Niente di tutto questo!

Questa sorta di “vincolo” dettato dall’età è dovuto dai dati sulla “aspettativa media di vita” forniti dall’ISTAT è fissati (in materia pensionistica) dall’INPS. In pratica per calcolare l’importo della pensione e la fascia d’ètà in cui percepirla il nostro Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale si basa sull’aspettativa media di vita degli italiani che viene calcolata sulla base dei dati ISTAT che calcola il tasso di mortalità generale dei cittadini nel nostro paese.

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Attualmente (seppur può sembrare strano) l’aspettativa media di vita è piuttosto alta, fissata (secondo l’ultimo aggiornamento dati del 2015) a 84,7 anni per le donne e 80,1 anni per gli uomini (da molto tempo si sa che siamo un paese statisticamente “vecchio”). L’importo pensionistico erogato dall’INPS si basa dunque su tale aspettativa media di vita, in sostanza più tempo si vive più tardi si percepirà la pensione!

Tale adeguamento dell’aspettativa di vita attualmente non è applicabile sui cittadini extracomunitari, semplicemente per una pura “lacuna normativa” oltre che per la mancanza di una statistica ufficiale sull’aspettativa di vita dei cittadini stranieri, ragion per cui non vi è stato un aggiornamento dei criteri pensionistici per gli extracomunitari che, dunque, attualmente possono percepire la pensione retributiva al 66° anno di età anche se rientrati in patria (dove non è detto che le aspettative di vita siano aumentate).

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Concludendo, nonostante questa differenza d’età dovuta solamente per un “vizio di forma”, attualmente non vi è alcuna differenza nelle modalità pensionistiche contributive tra cittadini di diversa nazionalità, per cui la diffusa notizia sul fatto che in Italia si può percepire la pensione con 5 anni di contributi solo se sei un immigrato è totalmente falsa!


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