Bacoli, 4 luglio 2016.

Josi Gerardo Della Ragione, con i suoi 28 anni, è sì il sindaco più giovane d’Italia ma dotato di un’esperienza politica che pochi possono esibire. Consigliere a 21 anni e poi sindaco dal 2015.

Josi, laurea in lettere moderne, blogger e attivista, è il prodotto notevole del mondo dell’associazionismo militante (a noi tanto caro ndr) che, partendo dai comitati di quartiere e le attività sul territorio, si è conquistato il consenso della cittadinanza attraverso un lavoro duro, complesso e spesso scomodo.

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Il risultato elettorale dello scorso anno ha certamente sorpreso gli osservatori, anche se prevedibile alla luce di un lavoro certosino e tignoso che ha riportato pregio alla pratica politica dello stare costantemente sul pezzo attraverso un rapporto intimo con la cittadinanza.

Il legame è apparso evidente nella mobilitazione spontanea di piazza che ieri pomeriggio, a poche ore dalla mozione di sfiducia presentata in consiglio comunale dai “dissidenti” interni e, ovviamente, dalle opposizioni, ha portato duemila persone a raccogliersi intorno al loro sindaco.

In un’ora Josi Della Ragione ha spiegato ai presenti cosa era accaduto. In alcuni passaggi ha arringato in maniera sanguigna, in altri ha invitato tutti alla calma e al senso di responsabilità. Ha poi sentenziato “si ricomincia per portare a termine il lavoro” invitando tutti a rimboccarsi le maniche per la prossima sfida elettorale.FullSizeRender (23)

Erano le 20:00 passate quando sono riuscito a farlo sedere, in un ufficio al piano terra del Municipio, per l’intervista.

Sindaco, andiamo oltre la notizia e facciamo una prima analisi, provando a fare un bilancio di questo anno di amministrazione civica.

“E’ complesso. In primo luogo c’è da prendere atto della netta differenza tra il mondo associativo e quello amministrativo. Il primo è la metafora del rubinetto con cui puoi regolare il flusso  a tuo piacimento: a seconda della necessità puoi velocizzare o rallentare, magari attendere il momento opportuno in funzione del risultato che intendi ottenere. Nel mondo amministrativo questo non è possibile: è una cascata che ti rovina addosso, non puoi fermarti e devi agire velocemente e pertinentemente in un sistema fatto di connivenze e clientela radicate. Abbiamo dovuto amministrare con un buco di bilancio di 40 milioni di residuo attivo. Quindi la prima e necessaria azione era approvare il piano di riequilibrio garantendo l’ordinario e gli stipendi (1mln di euro al mese) recuperare l’evasione fiscale e garantire i servizi essenziali ma nello stesso tempo attivare il programma che la cittadinanza aveva sostenuto. Un segnale di cambiamento lo avevamo immediatamente dato quando alla festa del patrono del 26 luglio avevamo rilanciato, su Giggione dell’anno precedente, con De Gregori, giusto per dimostrare qual’era la nostra idea sugli attrattori turistici. E poi siti archeologici aperti di notte e casina vanvitelliana aperta al pubblico. Quindi, conti alla mano, la gestione è stata fortemente positiva, per la quantità e la qualità delle attività immediatamente messe in campo. Sotto il profilo politico abbiamo avuto qualche difficoltà  a canalizzare l’impeto associativo all’interno dell’istituzione, passando dalla modalità uno vale uno a quella dei ruoli istituzionali. E, non ultimo, a far digerire il concetto che talvolta il decisionismo reattivo del sindaco – pur nel rispetto delle norme – è opportuno se non necessario”.  josidellaragione

Quindi come sono maturati gli eventi che l’hanno coinvolto?

 “Tra il serio e il faceto posso pensare di avere subito l’effetto Bronte, narrato da Verga in Libertà (novelle rusticane). Ma, a differenza di quanto avvenuto storicamente nel 1860 a Bronte, noi abbiamo dimostrato di poter governare con abilità. Tutto è filato liscio fino a quando abbiamo toccato i poteri forti del territorio e, a maggio scorso, ci siamo persi cinque consiglieri che hanno deciso di creare un gruppo autonomo. La spaccatura si è generata su tre temi di fondamentale importanza: la chiusura del centro storico osteggiata dai commercianti, la riappropriazione di alcune spiagge da rendere libere all’uso gratuito dei cittadini e, infine, per ultimo ma non ultimo, la questione del Centro Ittico Campano: una struttura partecipata sull’orlo del fallimento – che di fatto gestisce il 24% del territorio comunale – e che abbiamo messo in liquidazione ma, invece che vendere per pochi spiccioli, abbiamo pensato di acquisire a patrimonio comunale difendendo beni di valore assoluto. Quindi tutto si è compiuto quando abbiamo deciso di accelerare per concretizzare i punti del programma amministrativo. Per questo decisione mi hanno accusato di essere un dittatore”.

E’ una delle accuse ricorrenti che le rivolgono i “transfughi” di Bacoli Libera. Lamentano un atteggiamento  populista e di dispotica demagogia, di personlistica gestione del potere. Cosa risponde?

“Queste persone sono state elette con me, io non ho mai cambiato modalità di fare politica da 6 anni a questa parte. Credo che mi conoscevano benissimo e in passato non ho mai registrato mal di pancia sulle questioni in gioco. Non sono un despota, sono un sindaco. Con tutte le responsabilità del ruolo e con la necessità di essere conseguenziale rispetto alle azioni di governo cittadino di cui mi assumo ogni responsabilità”.

Ha dichiarato pubblicamente di ricandidarsi, alla luce delle esperienze vissute, quali errori non rifarebbe in un prossimo mandato?

” Sono rammaricato del fatto di non avere potuto dimostrare in un mandato completo quanto di buono potevamo fare. Il primo anno, in un contesto di svolta rispetto alle precedenti amministrazioni, mi sono preoccupato di dare segnali chiari sulle nostre intenzioni di governo. In un percorso di cinque anni si possono modulare gli interventi anche con minore ansia da prestazione. La mia capacità di ascolto è alta, magari migliorerebbe strutturando meglio l’impeto della gente che vuole partecipare in prima persona (ed oggi l’abbiamo visto). Insomma la democrazia è un bene prezioso che va canalizzato rispetto agli obiettivi da raggiungere. Poi c’è il pregiudizio di un certa politica che ancora vede in me il ragazzino dai capelli lunghi da trattare come un idiota. Per affermare il principio fondamentale democratico ho distribuito deleghe ai consiglieri, coinvolgendoli operativamente nella gestione della cosa pubblica, molti mi hanno deluso: quasi immobili. Ho dedotto che questo asse d’intesa con il Centro Destra per destabilizzare il governo di città andava avanti da mesi. Per il futuro tenterò di scindere i rapporti interpersonali dal ruolo pubblico”.

A che rischi si espone una compagine elettorale che raggruppa molte anime in diverse liste?

“Non credo vi siano rischi maggiori, e ciò che dico  è dimostrato nella fattispecie: i consiglieri che mi hanno silurato sono stati eletti nella mia lista. Registriamo il paradosso che un consigliere eletto con 50 o 100 preferenze  può determinare il futuro di un’amministrazione scelta da migliaia di cittadini. Le do’  un dato che è significativo: nell’ultima tornata elettorale ha votato il 65% degli aventi diritto”.

 


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