JonBenét Ramsey – morte di una modella bambina.

0
JonBenét Ramsey - Fonte: Daily Mail

Northside Hospital di Atlanta in Georgia, 6 agosto 1990. All’interno del grande edificio dalle immense vetrate e dall’atrio elegante e moderno, l’occasione è tra le più liete, la nascita di una bambina.

JonBenét Ramsey - Fonte: The Sun
JonBenét Ramsey – Fonte: The Sun

Si tratta di JonBenét Patricia Ramsey, futura reginetta di bellezza americana, morta prematuramente all’età di sei anni.

“Crimini e omicidi – il fascino dell’oscurità”, vi presenta oggi un caso non ancora risolto.

Figlia di John Bennet e Patricia Ramsey, che le danno un nome composto dai loro due, conduce una brevissima e intensa vita, divisa tra la scuola elementare High Peaks Elementary School e la Chiesa Episcopale St. John di Boulder in Colorado, dove si trasferisce con la famiglia nove mesi dopo la sua nascita, e i riflettori delle sfilate per bambini.

I signori Ramsey sono all’apparenza due genitori modello e due validi membri della comunità in cui vivono. John Bennet, ex ufficiale della marina americana, diventa fondatore, presidente e amministratore delegato della Advanced Product Group, una delle tre società della Access Graphics. Nel 1996 viene nominato dalla Camera di Commercio di Boulder imprenditore dell’anno, dopo l’incasso di oltre un miliardo di dollari.

Patricia Ann “Patsy” Paugh, ex Miss Virginia, laureata in giornalismo, sette anni dopo il matrimonio avvenuto nel 1980 dà alla luce Burke Hamilton, seguito poi da JonBenét. La famiglia comprende anche i due figli di John Bennet, John Andrew, Melinda e Elizabeth, morta in un incidente stradale, avuti da un precedente matrimonio.

L’idolo di casa rimane comunque la piccola professionista. Iscritta sin da piccolissima ai concorsi di bellezza dalla madre, che finanzia addirittura alcune delle competizioni, vince America’s Royal Miss, Colorado State All-Star Kids Cover Girl, Little Miss Charlevoix, Little Miss Colorado, Little Miss Merry Christmas, Little Miss Sunburst e National Tiny Miss Beauty. Le lezioni di violino e i corsi di arrampicata su roccia affiancano fiocchi e paillettes.

JonBenét Ramsey - Fonte: Daily Mail
JonBenét Ramsey – Fonte: Daily Mail

Il 22 dicembre 1996 segna l’ultima esibizione della piccola star, che presso il Southwest Plaza di Littleton sfila cantando “Rockin’ Around the Christmas Tree”, conquistando la corona di Piccola Miss Natale.

È il giorno di Natale. La famiglia Ramsey è invitata a casa di amici. Il giorno dopo è prevista la partenza per il Michigan, quindi rientrati per le dieci di sera, Burke Hamilton e JonBenét vengono subito mandati a dormire.

Alle cinque e trenta del mattino del 26 dicembre Patsy si rende conto della scomparsa di JonBenét, dopo aver trovato sulle scale di servizio che portano alla cucina una lettera con la richiesta di un riscatto. La lettera, molto lunga, è scritta a penna su due fogli strappati da un quaderno di proprietà di Patsy, e il rapimento viene rivendicato da una fazione straniera che rispetta il suo lavoro ma non il Paese per il quale lo svolge, non precisata. La somma richiesta ammonta a centodiciotto mila dollari e corrisponde al bonus ricevuto da John Bennet come gratifica natalizia dalla sua stessa azienda.

Patsy chiama la polizia ventidue minuti dopo. All’interno dell’enorme abitazione non vengono rilevati segni di effrazione o intrusione, e niente risulta rubato. Solamente a un anno di distanza viene reso noto che una finestra del seminterrato era stata rotta prima di Natale e non era stata aggiustata, e che inoltre alcune porte erano aperte.

John Fernie, amico dei Ramsey, preleva subito l’importo preteso, per consegnarlo a John Bennet. Verso le tredici il detective Linda Arndt fa accompagnare John Bennet a casa da un amico di questi, Fleet White, per fare ulteriori controlli. Il cadavere della piccola JonBenét viene ritrovato nella cantina dei vini. La bambina è avvolta nella sua coperta preferita e indossa mutandine e pantaloni del pigiama, una maglietta a maniche lunghe e una felpa. All’anulare della mano destra porta un anello, al collo una croce d’oro e al polso un braccialetto di identificazione con la frase “JonBenét 12-25-96”.

La bambina è stesa in posizione supina e ha le braccia sopra la testa. Con un pennarello rosso è stato disegnato un cuoricino sul suo palmo sinistro. La bocca è chiusa da un nastro adesivo che, come rivelerà l’autopsia, è stato quasi sicuramente apposto post-mortem. Una corda di nylon lega il collo e i polsi, ma in maniera molto lenta. Forma comunque una sorta di garrota essendo stata avvolta intorno al manico rotto di un pennello di Patsy.

John Bennet e Patricia Ramsey con i figli JonBenét e Burke Hamilton - Fonte: Daily Mail
John Bennet e Patricia Ramsey con i figli JonBenét e Burke Hamilton – Fonte: Daily Mail

John Bennet, tolto istintivamente il nastro adesivo dalla bocca della bambina, la porta al piano di sopra. Il rigor mortis è purtroppo già evidente, ma viene comunque tentata la rianimazione. Uno dei detective sposta ulteriormente il piccolo cadavere vicino all’albero di Natale e sopra vi vengono adagiate una coperta e una felpa. Alle tredici e cinquanta casa Ramsey viene ufficialmente dichiarata scena del crimine. Dopo un esame generale effettuato alle venti dal medico legale, JonBenét viene trasportata all’obitorio.

Molti i dubbi ancora legati alla successiva indagine per omicidio. Innanzi tutto i tempi, dato che la vittima viene ritrovata ben otto ore dopo la denuncia di scomparsa, poi il notevole passaggio di persone sulla scena del crimine prima che venga dichiarata tale, che sicuramente ha inficiato molte possibili prove, come quelle sul nastro adesivo e sulla corda.

Patricia e John Bennet Ramsey - Fonte: The Sun
Patricia e John Bennet Ramsey – Fonte: The Sun

I primi sospettati sono i genitori di JonBenét. Le lenzuola del letto della bambina sono bagnate e moti testimoni affermano che soffrisse di enuresi notturna a causa del forte stress a cui la sottoponeva la madre obbligandola alla partecipazione ai concorsi di bellezza. Sempre Patsy viene accusata di essere affetta da una forte depressione dovuta al tumore alle ovaie che la affligge dal 1993 e ai cicli di chemioterapia a cui si è dovuta sottoporre.

L’autopsia chiarisce che JonBenét è morta per strangolamento avvenuto da dietro. Il cranio mostra una frattura di quasi venti centimetri provocata da un corpo contundente smussato. Le gambe presentano delle abrasioni nella parte posteriore, come se il corpo fosse stato trascinato. La violenza sessuale non può purtroppo essere esclusa a causa di tracce non chiare, che però possono essere state provocate anche da una pulizia poco delicata.

Lo stomaco della piccola vittima contiene ananas ingerito due ore prima del decesso, fatto inspiegabile dato che i Ramsey sostengono che fosse andata a dormire appena rientrati in casa, e che durante la cena a casa di amici non erano presenti piatti a base di ananas.

Una ciotola con dell’ananas è però presente in cucina, come appare dalle fotografie scattate il giorno della tragedia. Sul cucchiaio nella ciotola vi sono le impronte di Burke Hamilton, che allora ha nove anni, e di Patsy. Quest’ultima e John Bennet continuano a sostenere di non ricordare assolutamente di aver dato dell’ananas alla figlia e che il figlio ha continuato a dormire persino dopo l’arrivo della polizia.

Il caso ha avuto un notevole impatto mediatico.

Nell’intervista rilasciata alla CNN il 1° gennaio 1997, Patsy Ramsey lancia il seguente appello:

C’è un assassino a piede libero, non so chi sia, non so se è un lui o una lei, ma vorrei dire ai miei amici che risiedono a Boulder di tenersi ben stretti i loro bambini

La dichiarazione viene smentita il giorno dopo dal sindaco di Boulder che afferma che la loro è una comunità sicura.

Il 13 ottobre 1999 il grand jury sostiene di avere sufficienti prove per muovere un’incriminazione, ma Alex Hunter, procuratore distrettuale di Boulder, non firma il mandato di arresto, secretando gli atti.

Nel 2003 gli investigatori forensi riescono a prelevare un campione di sangue dalla biancheria intima di JonBenét. Viene così tracciato un profilo DNA conforme a un maschio caucasico, ma che non ha ancora fornito alcuna corrispondenza.

John Mark Karr - Fonte: BBC News
John Mark Karr – Fonte: BBC News

Il 15 agosto 2006 qualcosa pare finalmente muoversi. Entra in scena John Mark Karr, un insegnante elementare di quarantuno anni padre di tre figli, che confessa l’omicidio e la violenza perpetrati ai danni di JonBenét. A carico del maestro è in atto un processo per pornografia infantile, dopo essere stato rintracciato tramite internet a causa delle numerosissime telefonate ed e-mail verso un professore di giornalismo dell’Università del Colorado, proprio per ottenere informazioni sul caso Ramsey. Al momento dell’arresto Karr si trova a Bangkok, sempre in qualità di docente. Sostiene di aver drogato la piccola vittima per poterne abusare, ma che non voleva assolutamente ucciderla, essendo innamorato di lei. Il suo DNA non coincide con quello ritrovato. Il computer portatile contenente le prove contro Karr per l’accusa di pornografia infantile viene smarrito dal Dipartimento dello Sceriffo della Contea di Sonoma. Inoltre la seconda ex moglie di Karr e i fratelli affermano che Karr ha trascorso con loro le festività natalizie. Nel 2010 John Mark Karr ha iniziato ad assumere ormoni femminili e divenendo un transgender ha cambiato il proprio nome in Alexis Valoran Reich.

Il 9 luglio 2008 cade ufficialmente ogni sospetto verso i Ramsey, già parzialmente scagionati nel 2003. Il caso non viene abbandonato e, nel 2009, Mark Beckner Garnett, capo della polizia, riprende a indagare.

Molte le cause per diffamazione sporte non solo dai Ramsey, contro giornali, riviste e trasmissioni, seguite dall’avvocato L. Lin Wood.

Il libro scritto dai coniugi Ramsey - Fonte: Amazon
Il libro scritto dai coniugi Ramsey – Fonte: Amazon

Anche John Bennet e Patsy sono stati citati in giudizio per ben due volte dopo la stesura del libro da essi scritto “The Death of Innocence” – La Morte dell’Innocenza – in cui indicano due persone come possibili assassini della figlia.

Tanti i sospetti, le accuse e le mancanze quindi, ma ancora oggi l’omicidio di JonBenét Ramsey rimane irrisolto.

Oltre ai genitori, anche il fratello maggiore, Burke Hamilton, è stato per un periodo di tempo sospettato di aver ucciso la sorellina a causa della gelosia.

Il libro indagine di John A. Cameron - Fonte: Amazon
Il libro indagine di John A. Cameron – Fonte: Amazon

Nel 2014 John A. Cameron ha pubblicato un libro in cui identifica l’assassino di JonBenét con il serial killer Edward Wayne Edwards.

Un anno prima era stata intentata una causa contro il procuratore distrettuale Stan Garnett da parte del giornalista del Daily Camera Charlie Brennan e del Comitato dei Cronisti per la Libertà di Stampa, affinché fossero resi pubblici gli atti di accusa del 1999. Vinta la causa, dalla lettura di tali documenti si è appurato che in essi non viene indicato l’assassino, ma viene suggerito un coinvolgimento dei genitori per averla posto la figlia in situazione di pericolo e per aver agevolato l’omicida.

JonBenét riposa in Georgia nel cimitero St. James Episcopal, accanto alla sorellastra Elizabeth e alla madre Patsy, morta il 24 giugno 2006 per cancro alle ovaie.

John Bennet Ramsey si è risposato.

 

Paola Bianchi


*Se hai trovato un errore di ortografia, può avvisarci selezionando il testo e premendo Ctrl+Invio.

Comments

comments