IUS SOLI : UNA LEGGE CHE FA BENE ALL’ITALIA

Li vediamo ogni giorno seduti nei banchi di scuola assieme ai nostri figli, li sentiamo parlare non solo l’italiano, ma anche il dialetto delle zone in cui abitano, tifano per le squadre del nostro campionato di calcio, mangiano gli spaghetti e la pizza, vanno a ballare e a divertirsi con i nostri ragazzi. Sono giovani che hanno un solo problema: sono figli di cittadini stranieri e quindi, per la legge italiana, sono essi stessi degli stranieri, extracomunitari nella maggioranza dei casi, con tutte le problematiche che questo status comporta.

Per l’ennesima volta il nostro Parlamento si dimostra lento, lentissimo quando si tratta di affrontare le questioni che interessano la sfera dei diritti civili. Dopo anni di dibattito, il cosiddetto ius soli (diritto del suolo, ossia diritto alla cittadinanza in base al fatto di essere nati sul suolo italiano che si differenzia dallo ius sanguinis in base al quale è sufficiente essere figli di italiani per avere la cittadinanza italiana) ancora non trova una completa disciplina. La proposta di legge, approvata fin dal 2015 dalla Camera dei Deputati, giace in Senato sepolta da migliaia di emendamenti e contrastata da tatticismi politici messi in campo per meri fini elettorali.

Eppure, quella approvata dalla Camera dei Deputati, non introduce lo ius soli assoluto, simile a quello che c’è negli Stati Uniti per cui si diventa cittadini statunitensi per il semplice fatto di essere nati sul suolo americano, ma disciplina il cosiddetto ius soli temperato che prevede la cittadinanza italiana per coloro che sono nati in Italia da almeno un genitore che viva nel nostro Paese grazie ad un permesso di soggiorno di lungo periodo o, in alternativa, per coloro che, giunti in Italia dopo la nascita, abbiano già frequentato un ciclo di studi di almeno cinque anni. Non è previsto quindi alcun automatismo nell’acquisizione della cittadinanza italiana, ma si introduce un meccanismo che finalmente attribuisca a questi ragazzi e a queste ragazze, che per le Istituzioni sono quasi dei fantasmi, la pienezza dei loro diritti e ovviamente dei loro doveri. Paradossalmente, stante l’attuale situazione legislativa, da un lato riconosciamo diritti, compreso quello di voto, a figli di cittadini italiani, nati e sempre vissuti all’estero, che dell’Italia non sanno quasi  nulla, dall’altro neghiamo invece gli stessi diritti a giovani perfettamente integrati nella nostra società che hanno l’unico torto di avere genitori stranieri.images IUS SLI

Si deve anche amaramente constatare che la classe politica dimostra un colpevole disinteresse verso i giovani, cioè verso l’unica forza che può garantire futuro, energia, entusiasmo per la nostra società sempre più vecchia: è una ricchezza a cui non possiamo certamente rinunciare. Continuare a far sentire questi giovani italiani di fatto ai margini del nostro Stato, non ammetterne la loro appartenenza civile comune a quella di tutti i nostri connazionali, comporta anche il rischio di farli sentire degli esclusi, innalzando un livello di rabbia, quella sì effettivamente pericolosa per la nostra società.

La politica non deve inseguire la pancia del Paese, non può temere che, mentre infuria il dibattito sull’emergenza immigrazione, non sia conveniente elettoralmente affrontare il tema dello ius soli.  Tutti i gruppi parlamentari in questo senso sono chiamati a un gesto di responsabilità approvando la legge sulla cittadinanza; in particolare i nuovi movimenti politici, che si professano attenti esclusivamente all’interesse degli italiani devono, superando troppe ambiguità e tentennamenti, aiutare la rapida conclusione dell’iter legislativo che renderebbe l’Italia uno dei paesi più avanzati in materia.

L’integrazione è l’unico sistema per regolamentare e disciplinare in maniera efficace i flussi migratori. Considerare i ragazzi che si gioverebbero dello ius soli come esponenti di un’invasione immaginaria, significa non comprendere i mutamenti profondi che la nostra società ci pone ogni giorno davanti agli occhi, a cominciare appunto dalle scuole frequentate dai nostri figli. Approvare in fretta la legge sullo ius soli innanzitutto metterebbe fine a un’ingiustizia che non trova alcuna ragione, ma soprattutto sarebbe il compimento di un atto di civiltà che, considerando la forza vitale che questi giovani possano immettere nella nostra società, porterà beneficio a tutta l’Italia.


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