IT (2017): un pagliaccio veramente poco divertente

La trama

«Ma che te ridi!! Vorrei dire queste parole a Pennywise, il tremendo pagliaccio di Stephen King riesumato dal libro nel nuovo remake di Andres Muschietti. Il film non è niente di che se lo vedete per la prima volta senza aver letto il libro, se invece, come me, appartenete alla generazione degli anni ‘80 che è stata terrorizzata dai due film di Tommy Lee Wallace, apprezzerete questa nuova proposta.

Un demone sotto forma di pagliaccio appare ogni 27 anni nella cittadina di Derry nel Maine e uccide i bambini che gli capitano a tiro, finché non torna a riposo. Sette ragazzini di 13 anni scoprono la sua identità e decidono di stanarlo e ucciderlo per porre fine alle periodiche stragi.

Un pagliaccio sempre più inquietante

Il remake del primo capitolo di “IT” ha una trama lineare, non ci sono salti temporali come nel primo film del 1990 in cui il presente è quando i protagonisti sono adulti e i flashback (pure troppi) raccontano la loro infanzia. Nel nuovo film c’è un ritmo più veloce, che fa sussultare anche in una scena semplice (e famosissima) come quella in cui Georgie insegue la barchetta di carta. Il nuovo pagliaccio è più inquietante del primo, che impauriva solo grazie ai denti aguzzi; Pennywise 2017 invece ha uno sguardo (con gli occhi storti) più da pazzo, sbava e ha una bocca da squalo. Infatti la domanda che molti si pongono è: «Perché Georgie non scappa subito appena vede ‘sto pazzo dentro al tombino?» Almeno nel vecchio film il pagliaccio era simpatico e rassicurante (almeno all’inizio della scena).

Attori giovani ma convincenti

Devo dire che fare la classifica questa volta non è stato molto semplice, anche perché i giovani protagonisti, nonostante la tenera età, sono convincenti.

  1. Bill Skarsgård (Pennywise, il pagliaccio): anche lui è giovane, ha 27 anni, ma ciò non gli ha impedito di fare un fantastico lavoro sul personaggio. Il pagliaccio con lo sguardo da matto mi ricorda vagamente il Joker di “Suicide Squad” (a mio parere poco valorizzato nel film).
  2. Finn Wolfhard (Richie Tozier): il suo personaggio è il più divertente ed eccentrico del gruppo, ecco perché lo metto al secondo posto. È riuscito persino ad alleggerire la suspence nella scena in cui, lui e altri due ragazzi, entrano nella casa “stregata” dove cercano It; è toccato a lui perché ha pescato la pagliuzza più corta, «ma se avessero deciso in base alla lunghezza del pisello»(cito testualmente) sarebbe rimasto fuori. L’attore, nonostante sia del 2002, ha dimostrato grande versatilità perché ha interpretato un personaggio molto lontano rispetto al Mike della serie “Stranger Things di Netflix” (a proposito il 27 ottobre è uscita la seconda stagione).
  3. Jack Dylan Grazer (Eddie Kaspbrack): altra spalla comica del gruppo, con le sue fobie delle malattie mi ricorda molto Giacomino del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo. Le sue paure sono dovute a una mamma troppo opprimente che ricorda quasi Eddie Murphy ne “Il Professore Matto”.

Non sembra giusto in un film corale con tanti interpreti fermarsi solo al podio, tuttavia sono solo quelli citati che mi sono rimasti più impressi, quindi gli altri, come si dice a Roma, devono abbozzare e non offendersi perché sono stati comunque bravi. Aggiungo che anche gli attori non principali sono stati scelti con cura e ben caratterizzati, come il “padre padrone” di Stan, il bulletto della cittadina, o il padre pedofilo di Beverly (inquietante al punto giusto).

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