Isola di San Pietro: un’isola chiamata Libertà

Martedì 17 aprile è stato celebrato il 280° anno dalla fondazione di Carloforte, unico centro abitato dell’isola di San Pietro, a sud ovest della Sardegna. L’isola nel 1793, durante una occupazione francese durata da Gennaio a Maggio dello stesso anno, fu rinominata “l’Ile de la libertè”.

 

Il fatto è stato ricordato durante una serata organizzata dall’associazione culturale “Saphyrina” e dal comune di Carloforte. Alla celebrazione ha partecipato il gruppo Folklorico di Carloforte, con una canzone della tradizione popolare derivata da una francese, probabilmente appresa durante l’occupazione.  Nella sede del museo civico, alla presenza di numeroso pubblico e di autorità militari e civili, l’associazione culturale, nella persona del suo presidente Nicolo Capriata, ha reso pubblico un documento, copia di un manoscritto custodito nella biblioteca nazionale di Francia a Parigi.

Durante l’occupazione francese, la comunità di Carloforte, con l’aiuto di Filippo Buonarroti, si dette quella che, a tutti gli effetti, va considerata la prima “costituzione repubblicana”  del territorio italiano. Il documento non fu mai ritrovato. Negli archivi francesi è custodita una copia di una costituzione redatta dal Buonarroti nel 1793, se pur non vi siano elementi che possano provare che si tratti di quella di Carloforte, possiamo, con buon margine, ipotizzare che sia molto simile.

Tra i vari articoli che costituiscono il documento colpiscono in particolare quelli dei “Principi Fondamentali di  sociabilità. Ne riportiamo alcuni (l’intero documento è riprodotto in foto nell’articolo):

1) La società ha per scopo la felicità di tutti i membri

2) Questa società non può esistere senza l’ uguaglianza e la libertà.11 la legge deve assicurare ad ogni abitante la conservazione della propria esistenza mediante un lavoro moderato

12) Niuno fuorché gli impotenti (invalidi NDA) può esimersi dal lavoro

13) La società deve sussidiare efficacemente ed onorare i vecchi, gl’ infermi e gl’impotenti che mancano del necessario.

14) La nazione riconosce l’esistenza di un essere supremo e l’immortalità dell’anima, ma non adotta nessuna rivelazione o culto e lascia che ognuno adori Dio a suo modo.

Questi i punti che più ci hanno colpito, qualche riserva sul 38 che recita: “Chiunque usurpa la sovranità del Popolo è tiranno e “ogniuno” deve dargli la morte”

Nicolo Capriata e Giampaolo Salice

 

Sulla occupazione Francese ha relazionato il professor Giampaolo Salice, ricercatore di storia presso
il dipartimento di storia, beni culturali e territorio, dell’Università di Cagliari. Il Ricercatore è anche autore di “La repubblica dei forestieri. Carloforte nella Europa del ‘700”

Non sappiamo se quella riprodotta sia effettivamente la costituzione poi adottata, seppur per pochi mesi, a Carloforte, sta di fatto che la sua comunità è stata un esempio di tolleranza, libertà e integrazione. La sua particolare storia dimostra che la propria

Autorità militari

gente, da sempre, è stata abituata a interagire con il forestiero, sia come ospiti che come padroni di casa. Partiti da Pegli nel 1542, per pescare il corallo nei mari tunisini, colonizzano la piccola isola di Tabarca. L’isola si trova a poca distanza della costa nordafricana, è poco più di uno scoglio ma la gente ligure è coriacea e abituata ai sacrifici. Nei due secoli che trascorrono in quelle terre, i tabarchini convivono con una cultura e una religione assolutamente diverse dalle loro. Il rispetto è reciproco,  forse anche favorito  dalle relazioni commerciali, e gli equilibri politici, dell’epoca.

Il sindaco Salvatore Puggioni ( secondo da destra) e parte della giunta del Comune di Carloforte

Il venire meno di quelli equilibri, e i problemi di sovrappopolamento, costringono i tabarchini a cercare altre terre in cui vivere, è una specie di esodo mediterraneo.  Siamo nel 1738, il re di Sardegna ha deciso di popolare una piccola isola disabitata a sud ovest della madre isola. Gli interessi del sovrano sono vari, non ultimo quello di mettere un tappo di frontiera alla zona a sud ovest, un avamposto a guardia delle scorrerie dei pirati saraceni (come relazionato dal professor Salice). I tabarchini sono ben felici di avere una nuova isola da abitare, più grande e più simile alla terra ligure che hanno lasciato due secoli prima: un mare pescoso e terre fertili da coltivare. E’ il 17 aprile quando, guidati da Agostino Tagliafico, 381 coloni provenienti da Tabarca e 88 dalla Liguria, mettono piede sull’isola di San Pietro e fondano la città di Carloforte, il nome è scelto in onore del re di Sardegna Carlo Emanuele III.

Nel 1798, il 3 settembre di primo mattino, un’orda di settecento pirati tunisini sbarcano nell’isola e mettono a ferro e fuoco Carloforte. Ripartono portando con loro più di ottocento abitanti, oltre metà sono donne, centocinquanta ragazzi e circa 200 uomini. Saranno portati a Tunisi e ridotti in schiavitù.

La statua del Re di Sardegna: Carlo Emanuele III. Ai lati uno schiavo moro e una schiava cristiana.

Il tira e molla fra tunisini e vari interlocutori, tra cui anche Napoleone, per il pagamento del riscatto dei prigionieri, dura più quattro anni: l’ultimo gruppo, di 130 persone, ritorna all’isola il 4 luglio del 1803.

Fra i pochi che non fanno ritorno a casa, anche a causa di alcuni decessi, vi sarà Francesca Rosso: la ragazza, che aveva circa 16 (alcuni documenti affermano 14)  anni all’epoca della cattura, entra nella grazie del sultano e ne diventa la favorita. Sarà madre di un dei sultani più illuminati del regno ottomano.

Carloforte darà un esempio di come si risorge dalle proprie ceneri, diventando in seguito il secondo porto sardo per importanza commerciale, dopo quello di Cagliari. Seguiranno anni di importanti per l’economia del piccolo centro, lo spirito di libertà che contraddistingue i Carlofortini li

Carloforte panorama porto- foto fine 1800

spinge a costituire numerose cooperative e società di mutua assistenza, alcune sono costituite da sole donne, una emancipazione femminile ante litteram. Ai primi del ‘900, con il fondamentale apporto del socialista Giuseppe Cavallera, Carloforte si distingue per le lotte sindacali  a favore del lavoratori, probabilmente assistiamo ai veri primi scioperi svoltisi in Italia.

A varie ondate altra gente, da altre regioni si è trasferita a Carloforte. Tutti perfettamente integrati sino a parlare un solo dialetto, o più correttamente “lingua”: il tabarchino, derivato dal ligure antico della zona di Pegli.

Museo Civico
“Casa del duca”

 

Libertà, integrazione, lotte per i diritti, tutte parole che sono impresse a chiare lettere nel DNA di una comunità che ancora una volta, questo 17 Aprile. Ha voluto sottolineare, con varie manifestazioni, che non ha dimenticato la sua storia e le sue radici. Sono passati 476 anni da quando i primi coloni lasciarono Pegli per Tabarca, 280 da quando si trasferirono in terra Sarda, ma a Carloforte i sardi parlano ancora genovese.

 

This slideshow requires JavaScript.

 

 

 

 


*Se hai trovato un errore di ortografia, può avvisarci selezionando il testo e premendo Ctrl+Invio.

Comments

comments