Intervista ad Imma Canonico: seminario criminologico

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L’intervista nasce in merito al Seminario Criminologico “Da uomini che uccidono a uomini che uccidono le donne, viaggio nella mente del Sex Offendere”, tenuto da Imma Canonico insieme alla presidente e criminologa Antonia Roberti, a ridosso della Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, con tema di riferimento ai Serial Killer e al fenomeno dello Stalking e Femminicidio.IMG_9937

La Canonico è esperta in Scienze Forensi, criminologia investigativa e criminal profiling.

Da dove nasce la sua passione per l’attività criminologica?

Mia madre racconta che quando ero piccola e avveniva la morte di un qualche vicino di casa o di un familiare, piangevo perché volevo a tutti i costi vedere il “cadavere” ed osservarlo; io ricordo che mentre li osservavo già mi ponevo domande di cosa succedesse al nostro corpo quando si muore e le cause, ma anche in Tv non ho mai preferito guardare cartoni animati bensì storie che riguardassero la cronaca nera reale. Dicevo alla mia famiglia che avrei tanto voluto essere una mosca per essere su una scena di un omicidio e i loro sguardi erano perplessi perché non riuscivano a capire se fosse normale che una bambina, a quella tenera età, anziché giocare con le bambole, facesse strane immaginazioni. Ricordo con piacere che preferivo giocare alla play station, al famosissimo gioco Miami Vice o Beach se non ricordo male, dove facevo morire il rapinatore o lo facevo ammazzare per poter “godere” di quelle piccole scene del crimine.

Quale aspetto della sua attività preferisce?

 

Premetto che la “criminologa” non ha solo un’attività, bensì ha diversi rami che sceglie di  amplificare, approfondire e specializzare. Per ora mi sono immersa nel mondo dei Serial Killer e in particolare il Cannibalismo come perversione. Adoro la figura del criminalista che è molto diversa dal criminologo, poiché si occupa dei “tecnicismi” su una scena del crimine. Ho molta preferenza sulla dattiloscopia e la BPA (analisi ematiche del sangue su una SDC) di cui sto approfondendo gli studi.

Come avviene l’incontro con la dottoressa Roberti?

 

L’incontro con la mia adorabile presidente dell’A.SPPe.C, Antonia Roberti, nonché psicologa e criminologa clinica, di cui provo tanta stima e ammirazione, avviene attraverso la mia partecipazione ad un corso di addestramento alla professione svolto in questa associazione e da qui è partita la sua scelta di volermi nel suo staff, per crescere sia professionalmente ma sopratutto maturare come persona.

Cosa ha scaturito l’ideazione del seminario del 26 e 27 novembre scorso?

 

Cerco di far immergere anche altri curiosi ed esperti in materia, nel mondo di un serial killer, affinché capiscano cosa spinge un uomo ad uccidere e comprendano perché attuano certe crudeltà. Il progetto è nato, poi, a ridosso della giornata mondiale della violenza contro le donne, per discutere dei casi e approfondire il fenomeno dello stalking e del femminicidio.

Quali consigli si sente di dare alle donne che si accorgono di avere al loro fianco un uomo violento?

I consigli che sento di dare, e non parlo come esperta, ma come donna che ha vissuto questi atti persecutori, sono che se gli uomini amano davvero, non ci trattano mai male, non ci controllano, non ci chiedono di allontanare le amiche, di rinunciare ad un lavoro, non ci bruciano con l’acido, non ci picchiano, non ci fanno sentire brutte, non ci fanno sentire inferiori a loro. Perciò non bisogna mai sottovalutare queste situazioni, non bisogna mai assumersi la responsabilità delle molestie o degli insulti perché questi uomini sono abili a scaricare le colpe sulla vittima. Sopratutto bisogna saper riconoscere i segnali, se picchia già una sola volta  non bisogna esitare a parlarne con qualcuno oppure a recarsi in un centro anti violenza o in caserma a denunciare, denunciare e mai giustificare.

Secondo il suo punto di vista cosa dovrebbe cambiare nel nostro paese per prevenire femminicidi?

Considerando che il fenomeno conta un femminicidio ogni due giorni in Italia, si può prevenire e si deve evitare assolutamente, magari partendo da un processo educativo nelle scuole, ripartire dalla cultura sin dalla primissima infanzia e sensibilizzare il fenomeno quanto più possibile. Ma come sappiamo il fenomeno non è soltanto in ambiente domestico perciò sarebbe opportuno fare tanti accordi sia a livello nazionale sia territoriale, per supportare le vittime di violenza e di molestie nei posti di lavoro, con percorsi di accompagnamento e con l’intervento di tutta la rete anti violenza (forze dell’ordine, medici, avvocati, case famiglia), ricalcando “regole di condotta” da applicare in ogni azienda. Perciò promuovere in ogni azienda accordi per una “tolleranza zero”, in modo da tutelare la dignità delle donne, la loro autonomia decisionale, accompagnarle a ricostruire la loro vita.


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