Immigrazione. E la mia coscienza, di sindaco e di uomo

Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di un uomo, peraltro personaggio pubblico, sullo scontro con se stesso che nasce dall'incontro con una realtà, tanto vicina e forse troppo lontana, di questi giorni, anni, di - forse - esodo incommensurabile.

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di Manlio TORQUATO (*)

Stamane, uscendo di casa col mio cane, dopo le stragi islamiche dell’Isis di ieri (del 26 giugno 2015 per chi legge, NdR), in mezzo mondo, ho fatto i conti con un po’ di cose. Il mio portiere e un paio di cittadini, mi allarmano: “sindaco, un immigrato gira scalzo per il corso, è strano – mi dice – ed è scappato dalla caserma Tofano”. Il pensiero non va all’immigrato, quanto al fatto, assolutamente da scongiurare, che la Tofano possa essere destinata a centro di accoglienza per migranti. Assurdo, perché sarebbe una bomba ad orologeria nel pieno centro della città più densamente abitata della parte più popolosa e conurbata dell’intera Provincia! Uno “scasso”, insomma.

La notizia circola da tempo, e da tempo mi sono attivato, senza clamore, per sapere, ricevendone smentite. Poi esco sulla strada e vedo un povero cristo di 24 anni, effettivamente scalzo, che gira disorientato e senza meta. Lo avvicino, gli dico di fermarsi, lo fa. Gli chiedo da dove viene, mi dice dal Sudan. Chiamo la Polizia locale, arriva subito. Lo fa salire in auto e si allontana. Controllano, i vigili, che alla Tofano non ci sia nessuno. Mi rassicurano. Non chiedetemi il seguito per ovvie ragioni di riservatezza. Mi sento scaricato e più tranquillo? Come sindaco si, certamente. Per ora. Come persona, non proprio. La coscienza inizia a tirarmi qualche calcio all’ora di pranzo. La paura, la preoccupazione, i tempi di reazione hanno preso il sopravvento, stamane.

Così non ho chiesto a quel tale sbarcato da un altro mondo, con negli occhi la paura e lo stordimento, come se un antico romano piombasse all’improvviso nel centro di New York, se avesse fame o sete. Eppure i bar dove la mattina si mangia il cornetto, erano a pochi metri. Non gli ho chiesto nulla, caricato in auto, gentilmente, e via. Ecco, stiamo arrivando a questo. Oscillando tra paure e cattiva coscienza, tra revanscismi culturali identitari, sacrosanti quanto sommari e tardivi, e la miope incapacità di governi nazionali ed europei di garantire ordine ed accoglienza, tutela di casa nostra, della nostra gente, e ospitalità dei poveri cristi.

Incapacità criminale perché a guidare l’Europa sono gli appetiti mondialisti di banchieri e multinazionali, o, in Italia, le idiozie ideologiche di un Salvini o, all’opposto, dei pacifisti del cavolo dell’ultrasinistra. Stiamo diventando tanto più deboli quanto più stupidi e più cattivi, perché non sappiamo più chi siamo. Perché decenni di martellamento ideologico anti nazionale, globalista, del “tutti dentro“, ci ha portato fino all’odio di noi stessi e delle nostre radici, al punto che abbiamo vergogna a menzionarle perfino nella carta costituente dell’Europa; al punto che ci hanno fatto schifare pure dagli altri, che sono loro, il vasto popolo del terzo mondo, e la sua religione dominante, l’Islam divenuto ormai estremo. Perché le guerre che abbiamo fatto negli ultimi 30anni, come servi sciocchi dell’America, dell’Inghilterra, della Francia, sono quelle per il petrolio ed il danaro, in Irak e Libia, non per la libertà di quei popoli. Perchè se vengono a tagliarci la gola sulle loro spiagge su cui sbarchiamo solo per prendere il sole in costume, non per portare un pò di ordine e libertà che difenda noi e loro, non distinguiamo più, in casa nostra, chi merita aiuto da chi cacciare a pedate. Perché stiamo marcendo a tal punto da insultare la nostra religione, ma da autocensurarci in nome del multiculturalismo se l’ironia tocca quella altrui.

E tutta questa miscela di rinnegamento del “chi siamo”, di cupidigia e insensibilità, con la forchetta a mezz’aria davanti alla tv dell’ennesima strage, genera i nostri mostri, quelli della nostra ragione, della nostra politica, urlata, estrema e impotente, i Salvini o i Grillo o i pacifisti multiculturalisti del cavolo. Mentre la Grecia fallisce, la Grecia, cioè noi, i nostri padri, la nostra storia. Mentre diventiamo tutti più fragili, timorosi, più cattivi. E di fronte a tutto questo un sindaco che cavolo volete che faccia, se non un po’ di conti, all’ora di pranzo, con la propria cattiva coscienza.

* Sindaco di Nocera Inferiore (SA)


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