Immigrazione a Settecamini: cresce preoccupazione su Casa dello Studente

“Non è una questione di razzismo. Il problema è che questo quartiere non può ospitare un centro Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati). La zona, che ha già problematiche piuttosto importanti, diventerebbe un ghetto”. Marco Caruso, presidente dell’associazione “Parco Tibur”, mette le mani avanti ed espone in modo stringato, ma con chiarezza, le sue ragioni. La sua famiglia, come le altre che vivono a Settecamini, profonda periferia di Roma Est (IV Municipalità), teme che la casa dello studente – l’agglomerato di abitazioni la cui costruzione è iniziata nel 2010 a via del Tecnopolo per poi concludersi solo qualche mese fa – non sia destinato a studenti e ricercatori dell’università romana di Tor Vergata, ma a 1200 migranti.

Da settimane gli abitanti di Settecamini non dormono letteralmente sonni tranquilli. Nelle settecamini-01-2scorse settimane hanno notato strani movimenti, come un via vai di camion che scaricavano mobili ed attrezzature, ed hanno fatto rete, coinvolgendo i vari comitati di quartiere, per organizzare la sorveglianza notturna della zona. Il timore è che i migranti siano portati di notte negli alloggi per evitare, o meglio aggirare, il disappunto popolare che potrebbe sfociare in una rivolta.

“La notte monitoriamo la zona – spiega Caruso – Non vogliamo svegliarci ed avere brutte sorprese”. E poi aggiunge: “Comprendiamo che queste persone devono essere accolte, ma non qui. A poca distanza c’è il grande campo nomadi di via Salone ed abbiamo già tanti problemi di furti. Le poche attività che si trovavano in zona, come un supermercato ed una banca, hanno chiuso i battenti qualche mese fa. La presenza dei migranti non farebbe che peggiorare le cose. Diversamente l’apertura di una casa per lo studente darebbe nuova vita alla zona, con attività culturali e possibilità di investimenti da parte dei privati”.

Gli abitanti hanno ricevuto rassicurazioni dai Carabinieri della stazione locale i quali, dopo aver parlato con i nuovi proprietari della casa dello studente, hanno garantito loro che la destinazione d’uso non è stata cambiata. Ma anche così la paura resta. Soprattutto perché già in passato era stata disposta l’apertura di un centro Sprar in zona, che doveva ospitare circa 110 migranti. Il provvedimento era stato, poi, revocato in seguito alle proteste dei residenti. “Le istituzioni non ci infondono sicurezza – conclude Caruso – Allo stato attuale, c’è una mozione firmata da tutti i gruppi parlamentari, eccetto il Pd, perché per ottenere il cambio d’uso di una struttura siano necessari 30 giorni. Attendiamo l’approvazione e intanto manteniamo alta la guardia”.

Alfonsina Caputano


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