Ilan Pappe: “Parlare di diritto al ritorno del popolo Palestinese non è antisemitismo”

L’incontro per la rassegna Femminile palestinese, con studenti e professori

Parlare di questione palestinese, di colonizzazione israeliana e diritto al ritorno del popolo di Palestina, senza incappare nel rischio di essere indicati come antisemiti. Questo il cuore del dibattito tenutosi venerdì all’Università degli Studi di Salerno, nell’Aula Vittorio Foa del Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione.

La manifestazione è inserita all’interno della rassegna Femminile palestinese, curata da Maria Rosaria Greco e promossa dal Centro di Produzione Teatrale Casa del Contemporaneo. Ospiti, lo storico israeliano Ilan Pappe e l’antropologa italo-palestinese Ruba Salih. Tra i relatori previsti, Giso Amendola, docente di Sociologia del diritto, e Gennaro Avallone, ricercatore di Sociologia urbana.

Ruba Salih

Le parole hanno un peso specifico. Colonizzazione, terrorismo, decolonizzazione, resistenza. Possono assumere accezioni e ruoli relativi e oltremodo ambigui, se utilizzati per distorcere la realtà.

Il dibattito all’Unisa si è concentrato soprattutto sul ruolo del mondo accademico, nell’ambito della questione palestinese e della indipendenza dei docenti a riguardo. Una indipendenza, a quanto pare, non scontata e a volte addirittura sovvertita. Come ha spiegato la Salih, in Inghilterra, anche in ambito universitario, sta prendendo piede una neutralità, che è il prodotto di un contingente politico sionista. <<A Cambridge, ad esempio, gli studenti hanno organizzato un dibattito sul Bds, movimento che boicotta i prodotti israeliani – ricorda l’antropologa – Io avrei dovuto moderare il dibattito ma è stato poi chiesto che venissi rimossa in quanto non neutrale e non in grado di assicurare una narrazione obiettiva dell’argomento. In realtà è stata una pressione da parte di gruppi sionisti. Nel mondo accademico ci sono controlli, una sorta di clima di sospetto, ma non si può pensare possa essere un mondo chiuso>>.

Ilan Pappe

A farle, eco, lo storico Ilan Pappe, secondo il quale a pesare sul binomio Israele-Palestina sarebbe stata l’Europa. <<Parto del presupposto che la storia della Palestina è stata collocata nella storia dell’Europa e non in quella del Medio Oriente – ha detto Pappe – Per questo i palestinesi sono gli esclusi, gli immigrati, quando in realtà i veri immigrati sono gli israeliani che sono arrivati dopo il ‘48. Gli atti di violenza dei palestinesi, secondo la narrazione dominante sionista, vengono additati come atti di terrorismo. Una visione distorta. La questione chiaramente nasce con la fondazione dello Stato di Israele. Durante un mio incontro in una università inglese, una ragazza sudafricana è intervenuta spiegando come la situazione in Palestina sia anche  peggio di quella che si viveva in Sudafrica durante l’apartheid. Se si parla di diritto al ritorno del popolo palestinese, non significa essere antisemiti ma semplicemente dimostrare umanità. Tutto questo però non conviene al mondo accademico. Molti docenti sono molto più interessati alle proprie carriere. Qui si parla di vite di bambini, donne, uomini che vivono in occupazione>>.

Un momento del dibattito all’Unisa

 

Ma chi sono i due protagonisti dell’incontro?

Ilan Pappe, per la terza volta ospite della rassegna, è considerato tra i più autorevoli storici israeliani. Professore all’Università britannica di Exeter, è autore di molti testi che parlano di Israele e questione palestinese. Il suo libro più famoso è “La pulizia etnica della Palestina” (Fazi editore), un duro atto di accusa verso i crimini commessi da Israele nei confronti dei palestinesi; in “Palestina e Israele: che fare?”, scritto a quattro mani con il linguista Noam Chomsky, invece, invita ad adottare un linguaggio diverso, superando l’ipocrisia del lessico sionista e contemporaneamente utilizzando significati riconosciuti dal diritto internazionale. Dunque, secondo i due autori è importante utilizzare parole come “decolonizzazione” al posto di “processo di pace” o “pulizia etnica” al posto di “Nakba”.

Ruba Salih, per la prima volta a Salerno, è professore associato alla SOAS – School of Oriental and African Studies, University of London, membro del Consiglio arabo per le scienze sociali e fondatrice del sottocomitato per la libertà accademica nella regione araba. La sua attività di ricerca indaga su questioni di genere e migrazioni transnazionali in Europa, Medio Oriente e Nord Africa, con un focus specifico sulla Palestina e i suoi rifugiati. Il suo ultimo libro, “Musulmane rivelate: donne, islam, modernità” (Carocci Editore), parla della condizione della donna secondo l’Islam e nei paesi arabi attraverso le storie delle donne e la sua lettura di un mondo, quello arabo, di cui è profonda conoscitrice.

 

La rassegna. Femminile palestinese, quest’anno alla quinta edizione, continua l’analisi dello scenario contemporaneo in Palestina a 70 anni dalla fondazione dello stato israeliano, avvenuta nel 1948. In questa riflessione, il ruolo della donna è ancora una volta centrale per i percorsi culturali che sa attivare e per come sa ridisegnare e mettere in discussione i confini e le narrazioni dominanti. La rassegna è scandita dalla presenza di giornaliste, arabiste, registe, scrittrici, chef, studiose della cultura e della società palestinese.

Nello specifico, l’edizione 2018 ha in programma la realizzazione del progetto “Palestina-Israele. Oltre la narrazione” in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Napoli: 15 designer della comunicazione verranno chiamati a una campagna di sensibilizzazione sulla questione palestinese. Ognuno di loro, quindi, dovrà creare un poster che porti avanti una narrazione diversa da quella dominante; i prodotti finali saranno oggetto di una mostra, un catalogo e una tavola rotonda sul tema della comunicazione sociale. Il programma, poi, vede la presenza della scrittrice palestinese Adania Shibli in un incontro organizzato in collaborazione con l’Università di Napoli l’Orientale. Ancora spazio, infine, a cinema e gastronomia palestinesi con l’evento “Cinema, hummus e falafel” che prevede la proiezione di “Fra cielo e terra” di Sahera Dirbas, “Farid” di Ashraf Shakah, “The fading Valley” di Irit Gal, accompagnati da hummus e falafel. Reading, presentazioni di libri e spettacoli teatrali completeranno la programmazione.


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