Il Viadotto Carpineto. Dove il tempo si fermò.

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<<Professoressa ora basta!… altrimenti la mando a Palazzo San Gervasio!>>. Fine estate 1994, la prima caldissima, Potenza città è una palude umida, il Provveditorato è ospitato presso il Centro di Igiene mentale, gli impiegati sono nervosi ed indolenti, la signora alla macchina da scrivere strappa il foglio e ricopia per la terza volta il mio nome e cognome. Ho tre nomi, non sono Rosamaria. Per la miseria!
Scelgo Barile, ci sono vecchi fantasmi intorno a questo paese. È la mia nuova sede. Da Tradate a Barile, sono precipitata nel ‘600 barocco, ma non posso saperlo.
Barile è un paese del Vulture, inerpicato su una roccia; intorno, rigogliosa, una natura che lascia stupefatti.
Barile è un paese albanofono; matrimoni e funerali si celebrano con il rito greco. La passione del Venerdì Santo è un rito nel rito, si inizia a discuterne in autunno, mentre per le vie l’odore del mosto, distillato goccia a goccia, avvolge l’aria in una nuvola asprigna.
Da Salerno a Barile si corre lungo l’osso del Sud; alle sei del mattino salgo sull’ autocorriera “Liscio” e scivolo verso il precoce autunno lucano.
Gli Alburni si arrossano dei colori del giorno, un paio di curve ed eccoci al Viadotto Carpineto, per me sarà per sempre uno spartiacque tra la Campania e la Basilicata, usciamo dalla galleria…è autunno inoltrato. Mi viene incontro un paesaggio alpino, in lontananza si intravvede il cucuzzolo abitato di Picerno, usciamo dalla Basentana all’altezza di Muro Lucano, c’è un viadotto lesionato dallo scoppio di un camion che trasportava metano. Ci avviamo lungo la fondovalle del Noce, curve, curve ed ancora curve in ripida pendenza, l’autista si spazientisce, riprendiamo l’autostrada più avanti, qualcuno ha il mal d’auto e chiede di accostare un attimo tra le proteste dei viaggiatori. Sono tutti pendolari, chi ha la prima ora, chi il cartellino da timbrare, io il treno alla stazione di Potenza.

La  Potenza/ Foggia è una littorina a metano che va e viene, i trenini si incontrano ad Avigliana e se c’è un ritardo si aspetta. Se c’è la neve si aspetta lo scambio alla stazione di Filiano, una casa con camino nel fitto di un folto bosco, in inverno due occhietti rossi mi scrutano da una una siepe alta, <<Professoressa non scendete a fumare, ci sono i lupi dietro la macchia!>>. Il bosco di Filiano…faccio macchina indietro: storie di briganti passati da qui, l’esercito sabaudo che incendia il bosco di Maschito per stanare il pericoloso Ninco Nanco, il capo dei capi. Senza  macchina del tempo sono precipitata nell’Ottocento borbonico. Briganti, pastori infreddoliti con un gregge al seguito, richiami da un versante all’altro della montagna, stridii notturni di uccelli sconosciuti e un vento duro e gelido che attraversa l’Adriatico, spazza la pianura e piomba implacabile sui tetti delle case di Barile.

Alla stazione di Forenza c’è il capostazione, in inverno la signora che gestisce il bar fa un giro di tè caldo per i viaggiatori, aspettiamo il diretto per Potenza, lo linea è a binario unico.
Rionero in Vulture si offre ai viaggiatori quasi all’improvviso, a contrada Gaudo sfornano dei pani di rara eccellenza, le cantine riunite del Vulture imbottigliano un vino rosso da capogiro.
Barile appare dopo la galleria, il paese è severo e solitario. Gli abitanti parlano l’albanese, un po’ di dialetto lucano, stentano con l’italiano.
<<Ciao professoressa, ti porto la valigia!>>, Maria Iurillo mi guarda da sotto in su, ho una camicia bianca leggera e pantaloni estivi chiari, ho freddo,  la ragazzina bionda mi accompagna a scuola, si ferma al cancello e scappa via. Il Preside mi viene incontro dicendomi: <<Signorina sei di Salerno, a me piace Salerno, ci vado spesso con mia moglie. Sei sola? Ti presento Lucietta, jè na brava femmena, ha bisogno di una compagna per la notte. Andrete d’accordo!>>. Lucietta mi aspetta a casa e cucina per me e per lei pasta fatta in casa con sugo di agnello, insalata mista e castagne bollite, poi tira fuori una bottiglia di Aglianico, quello della sua terra e mi invita a bere. Parliamo a lungo, a gesti. Lucietta parla l’albanese e un po’ di lucano. Ho nove mesi davanti per capire questa gente, la loro lingua, il vicinato, il mignale, la processione del Venerdì Santo
A Salerno compro due libri, I fuochi del Basento di Raffaele Nigro e Passaggio in ombra di Mariateresa  Di Lascia. Sono tornata al Sud, dove si chiacchiera, si chiacchiera – come dice Stefano Satta Flores nei Basilischi..

Link utili:

http://lamiasettimanasanta4h2.blogspot.com/?m=1

Si ringrazia per le foto Gennaro Grimolizzi


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