1947: Sherlock Holmes, 92enne, rifugiatosi in un piccolo villaggio, deve fare i conti con i limiti della memoria, per ricostruire la verità sull’ultimo caso che lo ha spinto a lasciare definitivamente l’investigazione.

Il film “Mr. Holmes” (USA-UK, 2015) parte dal romanzo “Un impercettibile trucco della mente” di Mitch Cullin, pubblicato anche in Italia. Il personaggio di Holmes è diventato il centro di una mitologia moderna, addirittura archetipica, su cui è possibile innestare ogni tipo di metanarrazione.

Tra l’altro, recentemente, sta avendo una nuova riscoperta in una serie tv di successo interpretata da Benedict Cumberbatch.

mr holmSherlock Holmes è un mito e soltanto un attore inglese blasonato e di grande duttilità teatrale come Ian McKellen poteva misurarsi con una prova simile. L’attore, 70enne, è stato infatti “invecchiato”, senza particolari effetti di make-up, solo suggerendo un tipo di andatura e di postura.

Holmes ha ritenuto di potere “interpretare” il mondo e quindi darvi un senso, persino controllarlo grazie alla sua acutissima intelligenza deduttiva di tipo pseudo-scientifico. Cioè distaccata in cui, come ha dichiarato l’attore Ian McKellen: “ … ripete che bisogna dire la verità, ma poi cede alla bugia”. A dispetto del suo modo di porsi, forbito e da gentleman, è persona fragile: e proprio quest’ultimo caso lo aveva sconvolto a tal punto che, se non fosse stato per l’intervento provvidenziale del suo amico dottor Watson – che non vediamo mai in volto – la sua angoscia l’avrebbe sopraffatto fino all’autodistruzione.

Il film ricostruisce questa dicotomia suggerendo la sostanziale presunzione di questo scienziato dell’investigazione che maschera complesse stratificazioni caratteriali, peraltro tutte presenti negli stessi riusciti romanzi e racconti di Arthur Conan Doyle. Holmes è come se interrogasse il personaggio leggendario cercando di costruirne un percorso di approfondimento psicologico con cui tentare di “spiegare” chi è e perché si comporta così.

Il regista Bill Condon, che ha già lavorato con McKellen in “Demoni e dei”, qui, grazie alla bella sceneggiatura di Jeffrey Hatcher, ci spiega questo approfondimento – indubbiamente mutuato dal romanzo di partenza – con sagacia narrativa e cinematografica ovvero senza dare eccessivo corso ai dialoghi, sfruttando le battute d’incontro in situazioni mosse e visualmente aperte.

La governante, “stupida” e poco interessante ma provvista di umanità e sensibilità è la coltamr holmes attrice, bravissima, Laura Linney, americana (newyorkese purosangue), che sostiene la parte in tollendo, mascherandosi con intelligente e acuta negazione.

Molto interessante è il contrasto visivo tra la casetta in mezzo al nulla – dove Holmes si è autorelegato per punirsi – i panorami dell’intorno, ma anche gli scorci urbani della Londra fin de siècle. La scansione fotografica, curata da Tobias A. Schliesser, mantiene un elegante e accattivante amalgama fluido, armonioso, come avvolto in un’unica anima di memoria, che lascia tutto lo spazio del narrare allo scavare sempre più a fondo.

In questo il montaggio, dell’affidabilissima Virginia Katz, che ha curato anche quello di “Twilight”, soccorre con snodi attenti e risolutivi.


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