“Il trentottesimo elefante”, un thriller tra storia e vicende contemporanee

Lo scrittore Lucio Sandon ha presentato a Villa Savonarola il suo ultimo libro “Il trentottesimo elefante” . L'intervista all'autore

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di Tiziana Muselli

PORTICI (NA) – Continuiamo a seguire la rassegna letteraria “Ti presento un libro”.

E’ la volta de “Il trentottesimo elefante” di Lucio Sandon presentato a  Villa Savonarola lo scorso 17 novembre. Oltre all’autore, hanno partecipato all’evento Raffaele Cuorvo, assessore alle Politiche Socio-Sanitarie e alla Cultura, Francesco Ciccio Capozzi, docente, critico teatrale ed esperto di cinema, Dario Striano, giornalista, e Mauro Mazzone, consigliere comunale.

Per l’occasione Annamaria Ricotta ne ha letto alcuni passi e Vincenzo Minuto ha eseguito brani musicali legati al romanzo.

Il libro. “Il trentottesimo elefante” è un thriller senza respiro nel quale s’intrecciano le vicende di un eroe suo malgrado,  di un tesoro incalcolabile e di una storia d’amore senza fine, articolate su tre “scansioni loco-temporali” che confluiscono poi in un’unica storia.

  1. Angelo, ufficiale di Polizia penitenziaria, trova nel suo bagno un oggetto misterioso che lo conduce nel suo paese natìo dove i suoi amici d’infanzia, che trent’anni prima hanno commesso un omicidio, muoiono in circostanze misteriose.
  2. Il condottiero Annibale Barca – nel 218 a.C. – parte alla conquista di Roma attraversando le Alpi con un grande esercito e 37 elefanti. Il generale cartaginese ha promesso di portare ai sacerdoti della dea Tanit l’oro di Roma, in cambio della vita di suo figlio Amilcare. È proprio il bambino infatti a raccontare in prima persona gli avvenimenti storici.
  3. In Afghanistan il figlio di Angelo, un medico in missione umanitaria, diviene un potenziale bersaglio di un gruppo di terroristi islamici che vogliono compiere un attentato, immolando un bambino, Hanibal.

L’autore: Lucio Sandon è nato a Padova ma si è trasferito da bambino a Napoli con la famiglia. Laureato in Medicina Veterinaria all’Università Federico II di Napoli, lavora come direttore sanitario di una clinica veterinaria. È appassionato di botanica ed è fautore delle coltivazioni biologiche. Dipinge e produce olio d’oliva e vino. Tra i suoi romanzi “Animal Garden”, “Vesuvio Felix”. Durante il dibattito Sandon ha sottolineato che il filo conduttore del suo libro è l’amore riassumendo generi diversi “che rimangono intatti, senza contaminarsi né svilirsi, ma prendendo forza l’uno dall’altro”.

Dario Striano ha affermato: “Sandon ha raggiunto la maturità letteraria con questo libro. È un volume basato sui contrasti che ne rappresentano il tema dominante: l’intreccio tra passato, presente e futuro, il mito, i luoghi, e Tanit, dea dell’amore ma anche della morte. Il linguaggio è descrittivo, ma la narrazione è fluida e procede a forti ritmi. Il trentottesimo elefante – ha concluso – s’interroga sulla condizione umana”.

Francesco Capozzi ha spiegato: “Il vero punto di vista dell’autore e il senso della storia è l’insieme. L’insieme ed il contrasto tracciano un romanzo dalle sfumature filosofiche. Mi ha colpito l’umiltà rappresentata da quell’asinello descritto nel libro che conduce, metaforicamente, il carico della storia ed il fallimento di Annibale. La storia ci appare caracollante come l’asinello. Il montaggio narrativo è fatto di flashback, le sue tecniche sono sofisticate e valide e lo stile è conversativo. I personaggi inoltre sono stratificati e calibrati da una grande raffinatezza psicologica. Il romanzo percorre un continuum storico e sociale rappresentato dalla dea Tanit”.

L’autore Lucio Sandon ha poi concluso: “Il messaggio di fondo del volume è che l’essere umano non deve tentare di mettersi contro l’essere superiore, se lo fa, perde”.

“Il trentottesimo elefante”  riporta riferimenti a brani musicali, i titoli sono elencati nella “Discografia” del volume. Lo scrittore suggerisce: “L’idea sarebbe di leggere il libro ascoltando questo tipo di musica”.

Lucio Sandon ha rilasciato al nostro Magazine una breve intervista:

Come mai dopo aver scritto due libri dedicati agli animali ha scelto di scrivere questo libro?
«Perché avevo in mente da moltissimi anni di raccontare una storia del genere. I miei due libri precedenti sono raccolte di racconti leggermente romanzati, derivanti dalla vita professionale. Dopo la loro stesura  mi è venuta l’idea e la voglia di scrivere questo romanzo.

Il pensiero di scrivere i racconti è scaturito da un gruppo di Facebook che si chiama “Il bestiario veterinario”, nel quale circa 7000 colleghi scrivono vicende divertenti che capitano durante la vita dell’ambulatorio. Le scrivevo anch’io e vari colleghi mi dicevano: Perché non raccogli questi aneddoti in un libro? Tu scrivi bene!”.

Allora, ho scritto il primo libro. Poiché è andata abbastanza bene, mi hanno chiesto di scrivere il secondo. Poi è scaturita l’idea di scrivere il romanzo.»

Perché ha scelto Annibale come personaggio?
«Perché Annibale è sempre stato il mio eroe preferito da quando ero bambino. Penso sia stato il più grande condottiero della storia dell’umanità. Ho un’ammirazione fortissima per l’idea che ebbe di andare a colpire al cuore quella che era la più grande potenza del mondo, con una spedizione fatta attraversando le Alpi con elefanti, animali sconosciuti ai Romani. Un’idea assolutamente originale! Roma aveva il dominio assoluto sul Mediterraneo e le altre potenze, nonostante la loro forza,  non sarebbero mai riuscite a colpirla con le navi, invece lui ha avuto quest’idea assolutamente fantastica: per questo l’ho ammirato dal primo momento.»


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