Il Rinascimento italiano conquista l’America grazie a Michelangelo

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Uno dei più grandi artisti mondiali, spesso incompreso e poco apprezzato durante gli anni della sua vita, approda a Houston, portando con sé ben ventitré opere che ne raccontano la storia, la relazione con la Santa Sede e il legame altamente produttivo, ma profondamente difficile, tra il genio italiano e il Vaticano.

Carmen Bambach, è la curatrice della mostra Michelangelo and the Vatican: masterworks from the Museo e Real Bosco di Capodimonte aperta l’11 marzo e che si chiuderà il 10 giugno. Storica dell’arte del Rinascimento già direttrice del dipartimento di grafica del MET, ha allestito per la cultura e il piacere oltreoceano un’esposizione con opere provenienti da cinquantaquattro collezioni pubbliche e private sia europee che americane.

Al Museum of Fine Arts di Houston, questa la città ospitante, sono quaranta i capolavori italiani presenti, non solamente di Michelangelo, ma anche di Raffaello, Rubens, Tiziano e Tintoretto e un totale di centocinquanta opere. Molte, come il Giudizio Universale, unica copia a olio dipinta da Marcello Venusti, e Venere e Amore e Gruppo di Armigeri, appunto di Michelangelo, provengono dal Museo e Real Bosco di Capodimonte.

Importante è non solamente il riflettore puntato sull’arte italiana del Sedicesimo secolo, ma anche il rilievo dato a Papa Paolo III Farnese, rappresentato da Raffaello e Tiziano, fondamentale nel conferimento dei lavori michelangioleschi.

Imperdibili il cartone preparatorio per l’affresco della Crocifissione di Pietro della Cappella Paolina, appartenente alla sequenza realizzata per Tommaso de’ Cavalieri, insieme a due studi, uno per la Sibilla Libica della Cappella Sistina, l’altro per il monumento funebre di papa Giulio II in San Pietro.

Fiore all’occhiello dei dipinti michelangioleschi Il Tormento di Sant’Antonio, il primo dipinto del poliedrico artista, allestito a soli dodici o quattordici anni, in cui è già ben visibile la sua magnifica attitudine che in seguito lo celebrerà genio indiscusso del mondo dell’arte e della scienza.

Non è solamente la pittura a tenere la scena, ma anche la scultura, che affianca la prima, imponente e maestosa. Seguendo la mostra è possibile quindi ammirare tra le altre, il Giovane Arciere.

La mostra aveva già riscosso grande successo nel 2002 al Metropolitan Museum of Art, a New York, con centoventi opere.


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