IL REAL PONTE FERDINANDEO SUL GARIGLIANO: QUANDO IL GENIO DIVIENE ECCELLENZA

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Agli inizi dell’800, in piena rivoluzione industriale, la siderurgia prende forma e si diffonde in Europa. In questo periodo, il ferro entra prepotentemente nel settore edile: un materiale duttile e leggero che viene individuato, da illustri accademici dell’epoca, come elemento basilare per la realizzazione dei ponti.

Sebbene l’intenzione e l’intuizione fossero corrette, tuttavia la siderurgia era ancora agli inizi e la maggior parte dei ponti sospesi avevano seri problemi di oscillazione per effetto dei pesi e del vento.

Addirittura, nel 1829, il forte vento provocò il crollo del ponte sospeso sulla Senna, progettato da Navier in persona, ed in Inghilterra diversi ponti in acciaio vennero chiusi.

In questo contesto storico, Francesco I di Borbone informò Carlo Alfan De Rivera, Direttore Nazionale del Regio corpo delle strade e dei ponti, della volontà di realizzare un ponte sospeso, di tecnologia avanzata, che collegasse le sponde del Garigliano.


De Rivera inviò un giovane e promettente ingegnere, Luigi Giura, in giro per l’Europa a studiare i ponti in ferro già realizzati. Su suggerimento dello stesso De Rivera,il 13 febbraio 1828, Francesco I incaricò personalmente l’ing. Luigi Giura del progetto di un’opera di fondamentale importanza politica ed economica.

Il 14 aprile del 1828, Luigi Giura presentò il suo progetto che fu approvato dalla Direzione Nazionale Regia delle strade e dei ponti, ed il Re comandò la gara d’appalto con la limitazione di esecutori e materiali provenienti unicamente dal Regno delle due Sicilie.

Il 20 maggio del 1828 iniziarono i lavori, poco più di 4 mesi dopo l’affidamento della progettazione.

È proprio in quel periodo, in cui si manifestavano le maggiori criticità per i ponti sospesi in acciaio, che il Regno delle due Sicilie subì le più feroci critiche dalla stampa europea: gli inglese definirono il Re un “capriccioso”, i francesi si preoccupavano dei “poveri” sudditi costretti a pagare l’arroganza del proprio sovrano.

L’8 novembre del 1830 Francesco I morì e, all’interno del Regno delle due Sicilie, iniziarono forti opposizioni alla realizzazione del ponte sotto le pressioni della stampa estera. Il Governo dell’epoca: Carlo Averna, presidente del Consiglio dei Ministri, Giustino Fortunato, Procuratore Generale della corte dei conti, Nicola Santangelo, Ministro dell’Interno, Giuseppe Cevo Grimaldi, Capo della Consulta; espressero le loro perplessità al nuovo Re Ferdinando II, su un’opera che avrebbe avuto devastanti conseguenze economiche e d’immagine per il Regno.

Si racconta che Ferdinando II, dopo essersi consultato con l’ing. Giura, disse al suo Governo: “Lassate fa o’ guaglione!”.

Il 10 maggio del 1832, Ferdinando II, erede legittimo di Francesco I, che aveva commissionato l’opera, collaudò il Real Ponte Ferdinandeo sul Garigliano attraversandolo alla testa di due squadroni di lancieri a cavallo e sedici carri pesanti di artiglieria colmi di munizioni.

Il Real Ponte sul Garigliano resta il primo ponte sospeso d’Italia, tra i primati in Europa: lunghezza della campata 80 metri, larghezza 5.50 metri, lunghezza delle catene 130 metri, altezza delle colonne 7 metri, costo dell’opera 75.000 ducati.

Resistette fino al 1943 quando i tedeschi, dopo averlo attraversato con i loro panzer e carri pesanti, ritirandosi verso la linea Gustav, lo fecero saltare.

Perché il “Ponte Ferdinandeo” a differenza dei suoi simili europei era più solido e non oscillava?

La soluzione risiede nel genio dell’ing. Luigi Giura: egli non si affidò unicamente alle equazioni di Navier e ai rilevamenti geometrici fatti in Europa nel suo viaggio; la risposta la trovò a Napoli nel cantiere del Genio Naval-Meccanico di Porto Maddalena.

Il Genio militare, in questo cantiere navale, utilizzava ferro con l’aggiunta di Nichel per conferire elasticità al materiale.

Giura ordinò al Generale Carlo Filangieri, responsabile delle Reali Fonderie di Mongiana, la realizzazione di maglie metalliche nichelate: con questo trattamento gli elementi metallici cedevano l’80% in meno e si irrigidivano nei confronti del Taglio e della Flessione, ottenendo una rigidità globale impensabile per quei tempi.

Con questa innovazione tecnologica l’ing. Luigi Giura realizzerà un capolavoro che sarà primato napoletano nel mondo.

 

Fonti:

http://www.comitatoluigigiura.it

http://www.ilportaledelsud.org

Foto:

http://www.mondoreale.it

http://www.comitatiduesicilie.it

http://www.mapio.net

http://www.comune.minturno.It.it

http://www.ilportaledelsud.org


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