Il punto (interrogativo) sulla legge elettorale

di Giancarlo Di Serio

“Certi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano”….il celebre verso di Antonello Venditti, paradossalmente, può essere applicato a quanto di meno romantico ci possa essere, la legge elettorale italiana, ed in particolare al sistema proporzionale, ossia l’elezione dei Parlamentari secondo un sistema di assegnazione dei seggi in maniera proporzionale ai voti ottenuti da ciascuna lista.

Il sistema proporzionale puro è stato vigente nel nostro Paese per circa 45 anni, quando sull’onda delle distorsioni che aveva prodotto, emerse anche grazie alle inchieste sulla corruzione politica dei primi anni novanta, fu travolto nel 1993 dai referendum elettorali promossi da Mario Segni. Travolto ma non eliminato: la legge elettorale introdotta a seguito di quei referendum, il cosiddetto Mattarellum, era una legge di impianto maggioritario ed uninominale ma che prevedeva l’attribuzione del 25 per cento dei seggi su base proporzionale. Ma al proporzionale furono sufficienti 12 anni per tornare prepotentemente protagonista: nel 2005 un’altra legge elettorale, il famigerato Porcellum reintrodusse il sistema proporzionale riconoscendo un premio di maggioranza alla lista o alla coalizione che aveva ottenuto più voti, eliminando il voto di preferenza ai candidati, e prevedendo delle soglie di sbarramento. La Corte Costituzionale nel dicembre 2013 tuttavia dichiarò l’ incostituzionalità del premio di maggioranza reintroducendo di fatto una legge proporzionale pura. Nel luglio 2016 il Parlamento, per la sola Camera dei Deputati, ha adottato l’ennesima legge elettorale, il cosiddetto Italicum, che prevedeva un premio di maggioranza per la lista che avesse raggiunto il 40 per cento dei voti; nell’ipotesi che questa eventualità non si verificasse, la legge prevedeva un secondo turno di voto con ballottaggio tra le prime due liste ed assegnazione del premio di maggioranza alla lista vincitrice del ballottaggio. La recentissima sentenza della Corte Costituzionale ha invece dichiarato incostituzionale il ballottaggio. Pertanto nell’ipotesi che nessuna lista raggiunga il 40 per cento,la distribuzione dei seggi avverrà su base proporzionale pura. Rimane invece uno dei punti più controversi della legge, ossia quello dei capilista bloccati. Potremo quindi votare gli altri candidati (massimo due preferenze con alternanza di genere, uomo donna) mentre i capilista sono automaticamente eletti come primi. Se candidato ed eletto in più circoscrizioni, ciascun capolista non potrà scegliere in quale collegio essere eletto, ma questo sarà determinato da un sorteggio.

Poiché l’Italicum era stato previsto solo per la Camera dei Deputati sul presupposto, rivelatosi fallace, che il Senato sarebbe stato abolito con la legge di riforma costituzionale bocciata invece dal referendum dello scorso 4 dicembre, ad oggi abbiamo due leggi diverse per Camera e Senato anche se entrambe di impianto proporzionale ed entrambe  scritte dal Parlamento con la “collaborazione” della Corte Costituzionale. Al Senato si applica una legge proporzionale pura, con sbarramento regionale dell’8 per cento, mentre alla Camera è una legge proporzionale con premio di maggioranza fissato al 40 per cento.

Nell’attuale quadro politico tripartitico, con molta probabilità, il premio di maggioranza non sarà assegnato e pertanto sarà compito della politica, dopo le elezioni, cercare soluzioni che permettano la formazione di un esecutivo che goda della fiducia di una maggioranza politica e parlamentare.

La legge elettorale è una legge ordinaria alla quale troppo spesso vengono affidate aspettative che non può avere. Essa ha il compito di regolare la vita politica e, nelle sue varie formulazioni, può meglio garantire la rappresentanza (sistemi proporzionali) ovvero la governabilità (sistemi maggioritari). La classe politica degli ultimi due decenni ha invece affidato alla legge elettorale la propria sopravvivenza politica piuttosto che considerarla uno strumento per risolvere i problemi del Paese.


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