Il Pesce pettine di Maria Pia Cerulo

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Richiama toni ed atmosfere verghiane il romanzo “Il pesce pettine”, della scrittrice-regista Maria Pia Cerulo.

L’autrice definisce la sua opera (D’Ettoris editore, 2017), “una favola neorealista in cui è fortemente espressa una connotazione fiabesca capace di spostare i confini tra il possibile e l’impossibile”. Di neorealistico, oltre che la frequente consuetudine di tramutare in trasposizione cinematografica opere che maggiormente si prestano al linguaggio del cinema proprie di molti scrittori e registi di questa corrente e di cui l’autrice non rappresenta un’eccezione, avendo diretto essa stessa il film omonimo con protagoniste Stefania ed Amanda Sandrelli, il pesce pettine ha anche molto della trama e della sua congiuntura letteraria stessa.

Ambientato alla fine degli anni ottanta nella Costiera cilentana, il non più giovane musicista Giuseppe Maiuri pone a compimento il desiderio che ha accompagnato la sua lunga e travagliata esistenza, dirigere un’autorevole banda in un celebre festival. Il flaschback posto al centro della narrazione permette di scoprire che Giuseppe ha ereditato dal padre la passione per la musica; il pescatore Vittorio aspirava, nel poco tempo che l’attività frenetica di pescatore gli faceva rimanere, di formare, assieme ai suoi amici pescatori, una banda con l’unico strumento che lui sapeva suonare, un pettine. Il suono suggestivo che provocava questo primitivo strumento lo inebria tanto da cercare di primeggiare al Festival degli antichi suoi del Cilento di cui, però, non passerà le selezioni.

Deluso dalla vita, va incontro al suo destino di morte e di abbandono nella sua barca sparendo tra i flutti. Giuseppe, tra un provino inaspettato con il Maestro Leopold Mirrer ed un inattteso incontro con la nipote Elsa che assume nella sua esistenza una presenza sempre più presente e quasi metafisica, renderà onore alla memoria del padre levando l’onta degli scherni e dei dubbi che quasi tutti gli abitanti (famiglia e moglie compresi) avevano nutrito del suo talento musicale, invitando sempre il povero pescatore a desistere da irrealizabili sogni di gloria artistici pungolandolo ad altri di sicuro benessere econimico come “una pescheria con tre o quattro porte d’ingresso, grandi vetrine, tutte vasche con i pesci vivi”.

Il pesce pettine è un romanzo di chiara tradizione neorealista poichè come nel neorealismo letterario l’attenzione dell’autrice è rivolto non soltanto nelle descrizioni dell’ambiente in cui la vicenda è narrata ma sopratutto sui personaggi, sulla loro complessa identità e sulla frammentata quanto precaria vicenda esistenziale. Come ne “I Malavoglia”, una tragedia (simile al romanzo verghiano, la morte di un pescatore invece dell’affondamento della “Provvidenza di Padron’toni”) inaspettata rompe l’ordine immobile delle cose e fa si che il personaggio esprima la carica vitale che ha dentro da un’intera vita. Una vita sino a quel momento monotona e spenta. Il pesce pettine è un insieme di vite diverse, agli antipodi che condividono un analogo destino, destino che ha riservato l’uno l’opposto dell’altro in tempi cronologici diversi: Giovanni non ha ottenuto ancora la via del successo nel campo della musica e neanche quella sentimentale ma la sua strada si incrocia con la sua figura antitetica, un celeberrimo ed affermato maestro di musica anche lui confuso da una vita sentimentale misteriosa. Sarà il completamento dei due, con la complicità della nipote Elsa, a far si che il tutto collimi con un progetto di vita di pescatore e di musicista.

Il Pesce pettine, inoltre, presenta diverse elementi inerenti ai vincoli della commedia all’italiana: la costutuzione di un gruppo attorno al loro laeder, come gli amici pescatori con il padre di Giuseppe, Vittorio, una possibile ideazione di un impresa (la partecipazione al Festival), un epilogo fallimentare. Il pesce pettine è un libro che non può essere esaminato separatamente dalla sua trasposizione cinematografica e viceversa.


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