Sulle note di un pianoforte ho iniziato ad osservare piacevolmente l’arrivo del natale che, oltre la nascita di Gesù per la cultura cattolica, per l’Isola rappresenta le tradizioni, la famiglia, l’unione e sopratutto le grandi tavolate ricche di parenti e ricette che anno dopo anno si rivedono in quelle tavole imbastite a festa, pronte ad accogliere i parenti che da qualsiasi parte del mondo tornano per stare insieme ai propri cari.

Un appuntamento che non può saltare, e sopratutto, un appuntamento che non si sa bene mai quando inizia né quando finisce.

Qui in Sicilia, normalmente, per l’immacolata concezione ogni famiglia si riunisce per fare l’albero di Natale, pieno di luci e colori, c’è anche chi trasforma intere stanze delle proprie case in presepi grandi anche 20 o 30 metri quadrati e durante tutto il periodo delle festività si lasceranno le ante delle porte aperte per far vedere a tutti i passanti la creazione che con tanto orgoglio ha preso forma.

Da quell’ 8 dicembre tutto cambia.

Iniziano i preparativi, ed allora la famiglia si raduna, così tutti i cognati e le cognate, i mariti e le mogli, fratelli e sorelle si incontrano per decidere il menù.

Si, in Sicilia il natale delle famiglie è rappresentato dal menù, e da una lista interminabile dei presenti al cenone della vigilia, al pranzo del Natale, alla cena natalizia e al pranzo di Santo Stefano.

Ben quattro appuntamenti culinari, durante i quali si susseguono arrivi e partenze.

Perché qui si fa il cenone con la famiglia della mamma, e il pranzo e la cena del Natale con la famiglia dei suoceri per poi tornare al pranzo del Santo Stefano dalla mamma, perché oltre i genitori e i nonni, ci sono i figli che devono organizzare le tappe e comunicare per tempo il calendario e i percorsi di questa 3 giorni tanto attesa.

Ed allora mentre i grandi girano per i mercati ad acquistare gli ingredienti migliori e a prenotare la migliore carne, le verdure, il baccalà che non manca mai, i ragazzi devono rispondere alle madri che dal 10 dicembre, immancabilmente, e in tutta l’Isola, chiedono ai figli “mi dovete far sapere se fate qui il cenone o il pranzo, e a Santo Stefano? E la sera del Natale?” ed allora i ragazzi si ritrovano a organizzare qualcosa che fin quando non saranno genitori siciliani, non riusciranno a capirne il senso. Una pianificazione minuziosa e direi indispensabile per organizzare tavolate di 30 o 40 persone, tutte riunite in una casa.

Così tavoli da 4 sedute si aprono e diventano da 8, poi si ci uniscono i tavoli di plastica, le scrivanie e tutto ciò possa essere utile a trasformare un semplice tavolo da quattro posti ad una mega tavolata da 40 sedute dove, magari, per alzarsi il primo si devono spostare tutti gli altri altrimenti non potrebbe raggiungere le altre stanze.

Ma d’altronde la magia del Natale per i Siciliani è questa. La famiglia, le giocate a sette e mezzo, a scopa e briscola, il cibo, e la frutta secca che per noi della Trinacria non rappresenta un cibo da usare con parsimonia, per via delle grandi calorie, piuttosto la usiamo come digestivo da consumare per tutto il tempo che intercorre tra il pranzo e la cena.

E quindi tra noci, arachidi e pistacchi si arriva al 27 dicembre quando tutto pare esser finito, ed invece arriva la telefonata del parente più vicino che ti dice “ma quest’anno cosa mangiamo a capodanno?”.


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