Il Mostro di Firenze – Il primo serial killer italiano – seconda parte

Riprendiamo l’articolo della volta scorsa approfondendo le vicende legate al mostro di Firenze.

Pietro Pacciani - Fonte: Il sito di Firenze
Pietro Pacciani – Fonte: Il sito di Firenze

Nel 1991 Pietro Pacciani sta scontando una pena per la violenza carnale perpetrata ai danni delle due figlie che teneva segregate in casa, facendo mangiare loro cibo per cani, insieme alla moglie semi-inferma di mente Angiolina Manni.

Figura particolare, il Vampa, così chiamato a causa del carattere collerico, ha lavorato come mangiafuoco nelle fiere paesane. A ventisei anni commette il primo omicidio per gelosia, avendo sorpreso la fidanzata di quindici anni, Miranda Bugli, con il quarantunenne Severino Bonini. Ucciso a coltellate l’uomo, costringe la ragazza a consumare un rapporto sessuale accanto al cadavere dell’amante. Condannato a tredici anni, a sua discolpa dice di aver perso il lume della ragione quando ha visto la Bugli scoprirsi il seno sinistro.

Gli indizi per quanto riguarda gli omicidi delle coppiette sono la parola Repubblica scritta con una sola “b” come nella busta contenente il pezzo di seno, giornali in suo possesso che parlano del mostro di Firenze e fotografie su cui sono stati disegnati a matita dei pubi e un foglio su cui Pacciani ha scritto il numero di targa di un’automobile appartatasi in zona Scopeti. È collegato inoltre ai luoghi dei delitti per avervi svolto dei lavori o avervi vissuto. In suo possesso inoltre una cartuccia, un blocco da disegno e un portasapone che possono essere ricondotti all’arma e alle vittime.

Il 17 gennaio 1993 viene spiccato l’arresto con l’accusa di omicidio e il 19 aprile 1994 inizia il processo di primo grado, conclusosi il 1° novembre dello stesso anno con la condanna all’ergastolo per quattordici dei sedici omicidi, non essendo ritenuto colpevole di quelli del 1968. Il 13 febbraio 1996, in seguito al secondo grado di giudizio, viene assolto per non aver commesso il fatto. Annullata l’assoluzione dalla Cassazione, viene disposto un processo d’appello che però Pietro Pacciani non subisce in quanto già deceduto. Il suo corpo viene trovato nella casa di Mercatale, con i pantaloni abbassati e il maglione sollevato fino al collo. Nel sangue sono presenti tracce di un farmaco antiasmatico sicuramente controindicato per un cardiopatico quale egli era.

Quando a Pacciani vengono collegati, grazie al capo della squadra mobile di Firenze Michele Giuttari anche Lotti, Pucci, Vanni e Faggi vengono ritenute importanti le grosse somme di denaro sul suo conto, poco probabili per un agricoltore, e ipotizzato che il trio commettesse omicidi su commissione.

Scopriamo insieme chi erano i cosiddetti “compagni di merende” del Pacciani.

Mario Vanni - Fonte: Romagna Oggi
Mario Vanni – Fonte: Romagna Oggi

Mario Vanni detto il Torsolo, nato nel 1927 a San Casciano Val di Pesa, portalettere dedito all’alcool. Accusato di concorso in duplice omicidio e vilipendio di cadavere per quattro degli otto omicidi, viene condannato all’ergastolo nel 2000. Quattro anni dopo ottiene la sospensione della pena per motivi di salute e viene ricoverato per i suoi ultimi cinque anni di vita in una casa di riposo per anziani non autosufficienti.

Giancarlo Lotti detto il Katanga, nato nel 1940 sempre a San Casciano Val di Pesa, disoccupato e alcolista con carenze mentali, era assistito dalla caritas. Confessa il suo coinvolgimento accusando Pacciani e Vanni, e si giustifica asserendo di essere stato costretto a uccidere dietro la minaccia che altrimenti sarebbe stata resa nota la sua omosessualità. Anche lui ottiene la scarcerazione a causa di un tumore al fegato che lo ha portato alla morte.

Fernando Pucci, nato nel 1932 e completamente invalido assiste agli ultimi due delitti e testimonia contro Pacciani e Vanni. È morto quest’anno nel mese di febbraio.

All’origine dei terribili delitti è stata presa in considerazione anche l’ipotesi di una setta satanica.

Pare infatti che sia Pacciani che Vanni frequentassero un mago cartomante di nome Salvatore Indovino, e che a casa di Pacciani siano stati ritrovati libri di magia nera e satanismo. Uno dei capi della setta pare fosse il dottor Francesco Narducci, un medico facoltoso e professore universitario di Perugia, morto prematuramente per annegamento nel 1985.

Francesco Narducci - Fonte: Misteri e casi nel buio
Francesco Narducci – Fonte: Misteri e casi nel buio

Riesumata la salma del medico nel 2002, sono state rilevate tracce di narcotici e segni di strozzamento. L’ipotesi è quindi che Narducci, come Pacciani, possa essere stato assassinato.

Nel 1988 Mariella Ciulli, ex moglie del farmacista di San Casciano Francesco Calamandrei, si reca dai Carabinieri e riferisce che anni prima aveva trovato una pistola Beretta calibro 22 nascosta in casa e dei “feticci” conservati in frigorifero, probabilmente appartenenti alle vittime del mostro di Firenze. La conseguente perquisizione non rileva nulla.

La Ciulli torna dai Carabinieri tre anni dopo e dichiara che il 21 agosto del 1968 era insieme al Calamandrei vicino a Castelletti di Signa e entrambi avevano sentito sparare. Avevano inoltre raccolto un bambino traendolo in salvo. A quel tempo, secondo la donna, il suo ex marito frequentava Pacciani, Lotti e Vanni.

Una nuova perquisizione conferma il risultato della precedente.

Nel 2000 Mariella Ciulli è stata dichiarata malata di mente.

Il capo della squadra mobile di Firenze, Giuttari, predispone però nel 2004 una nuova perquisizione di casa Calamandrei, e questa volta al farmacista viene notificato un avviso di garanzia per concorso nell’omicidio di Francesco Narducci.

Nel 2007 inizia il processo con rito abbreviato a carico di Calamandrei, che si risolve con l’assoluzione dall’accusa di essere il mandante dei delitti del mostro di Firenze.

Francesco Calamandrei è morto nel 2012.

Molte le ipotesi che hanno accompagnato in questi cinquant’anni le indagini. Il criminologo Francesco Bruno sostiene ad esempio che il mostro non sia mai stato accertato, mentre Ruggero Perugini ex capo della SAM, è convinto che Pietro Pacciani fosse colpevole e avesse agito da solo senza l‘aiuto dei “compagni di merende”.

Sebbene oggi il mostro di Firenze sia un lontano ricordo, un personaggio quasi fiabesco degno del più raccapricciante racconto dell’orrore, è bene non dimenticare quanta oscurità e malvagità possa nascondersi nell’animo umano.

Paola Bianchi


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