Il Massacro del Circeo – “Battiamoci per la verità”

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Fonte: vimeo.it

“Crimini e omicidi – il fascino dell’oscurità” ricorda oggi un fatto increscioso accaduto anni fa, alla fine di un’estate calda, nei pressi di una località sul mare a cento chilometri da Roma.

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Ci riferiamo al massacro del Circeo, accaduto nel 1975 tra il 29 e il 30 settembre, in cui perse la vita Rosaria Lopez, a causa di orribili sevizie testimoniate dall’amica, Donatella Colasanti, che invece riuscì a sopravvivere alla cieca e insensata furia umana.

Rosaria Lopez e Donatella Colasanti sono due giovani rispettivamente di diciannove e diciassette anni, barista la prima e studentessa la seconda. Le due amiche sono ragazze romane comuni e tranquille, che abitano nel quartiere della Montagnola.

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Rosaria Lopez – Fonte: ilgazzettino.it

All’uscita di un cinema hanno purtroppo la sfortuna di conoscere un ragazzo che, due giorni dopo, presenta loro Gianni Guido e Angelo Izzo, facendoli incontrare al bar del Fungo dell’EUR. Ne segue un invito da parte di quelli a una festa a Villa Moresca, di proprietà di Andrea Ghira, situata in zona Punta Rossa a San Felice Circeo.

Ecco il racconto dell’incontro fatto da Donatella Colasanti:

“Tutto è cominciato una settimana fa, con l’incontro con un ragazzo all’uscita del cinema che diceva di chiamarsi Carlo, lo scambio dei numeri di telefono e la promessa di vederci all’indomani insieme ad altri amici. Con Carlo così, vengono Angelo e Gianni, chiacchieriamo un po’, poi si decide di fare qualcosa all’indomani, io dico che non avrei potuto, allora si fissa per lunedì. L’appuntamento è per le quattro del pomeriggio. Arrivano solo Angelo e Gianni, Carlo, dicono, aveva una festa alla sua villa di Lavinio, se avessimo voluto raggiungerlo… ma a Lavinio non arrivammo mai. I due a un certo punto si fermano a un bar per telefonare a Carlo, così dicono; quando Gianni ritorna in macchina dice che l’amico avrebbe gradito la nostra visita e che andassimo pure in villa che lui stava al mare. La villa era al Circeo e quel Carlo non arrivò mai. (…)”

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Donatella Colasanti – Fonte: affaritaliani.it

Arrivate alla villa, la musica è nell’aria e l’atmosfera gradevole. Sono le diciotto e venti quando inizia l’incubo.

“I due si svelano subito e ci chiedono di fare l’amore, rifiutiamo, insistono e ci promettono un milione ciascuna, rifiutiamo di nuovo. A questo punto Gianni tira fuori una pistola e dice: “Siamo della banda dei Marsigliesi, quindi vi conviene obbedire, quando arriverà Jacques Berenguer non avrete scampo, lui è un duro, è quello che ha rapito il gioielliere Bulgari”. Capiamo che era una trappola e scoppiamo a piangere. I due ci chiudono in bagno, aspettavano Jacques. La mattina dopo Angelo apre la porta del bagno e si accorge che il lavandino è rotto, si infuria come un pazzo e ci ammazza di botte, e ci separano: io in un bagno, Rosaria in un altro. Comincia l’inferno.”

Donatella e Rosaria trascorrono un giorno e una notte tra violenze sessuali e fisiche. Drogate contro la loro volontà, subiscono angherie e sevizie inenarrabili in nome dell’odio verso la donna e del disprezzo verso la classe sociale meno abbiente. Gianni Guido si assenta addirittura per partecipare a una cena con la propria famiglia a Roma, per poi ripresentarsi al Circeo e poter ricominciare le torture.

La follia sfocia nell’omicidio di Rosaria Lopez, annegata nella vasca del bagno al piano superiore della villa, dopo essere stata brutalmente percossa.

“Verso sera arriva Jacques. Jacques in realtà era Andrea Ghira, dice che ci porterà a Roma ma poi ci hanno addormentate. Ci fanno tre punture ciascuna, ma io e Rosaria siamo più sveglie di prima e allora passano ad altri sistemi. Prendono Rosaria e la portano in un’altra stanza per cloroformizzarla dicono, la sento piangere e urlare, poi silenzio all’improvviso. Devono averla uccisa in quel momento.

Andrea Ghira - Fonte: romacorriere.it
Andrea Ghira – Fonte: romacorriere.it

Dietro lo pseudonimo di Jacques si cela Andrea Ghira, il figlio ventiduenne dell’ex campione olimpico Aldo Ghira, poi imprenditore. Il ragazzo è un fan di Jacques Berenguer, il capo del Clan dei marsigliesi che fu condannato nel 1973 per una rapina a mano armata insieme al complice, Angelo Izzo. Quest’ultimo, ventenne studente di medicina era stato condannato nel 1974 a due anni e mezzo di prigione per aver violentato due adolescenti, ma aveva in seguito ricevuto la sospensione condizionale della pena.

Donatella rischia la morte per strangolamento, mentre le percosse continuano spietatamente. La giovane riesce addirittura a sfruttare un attimo distrazione dei suoi carnefici e a raggiungere un telefono, senza riuscire però a utilizzarlo a causa del colpo alla testa sferratole con una spranga di ferro.

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La Fiat 127 in cui furono rinchiuse Donatella Colasanti e Rosaria Lopez – Fonte: roma.corriere,it

Creduta morta, viene rinchiusa nel bagagliaio della Fiat 127 di Raffaele Guido, padre di Gianni, insieme all’amica ormai priva di vita.

“Mi picchiano in testa col calcio della pistola, sono mezza stordita, e allora mi legano un laccio al collo e mi trascinano per tutta casa per strozzarmi, svengo per un po’, e quando mi sveglio sento uno che mi tiene al petto con un piede e sento che dice: “Questa non vuole proprio morire“, e giù a colpirmi in testa con una spranga di ferro. Ho capito che avevo una sola via di uscita, fingermi morta, e l’ho fatto. Mi hanno messa nel portabagagli della macchina, Rosaria non c’era ancora, ma quando l’hanno portata ho sentito chiudere il cofano e uno che diceva: “Guarda come dormono bene queste due”.”

Ghira, Guido e Izzo hanno perfino lo stomaco di cenare in un ristorante, parcheggiando l’automobile in Via Pola, nel quartiere Trieste di Roma. Strada facendo attaccano anche una rissa con dei giovani comunisti.

Approfittando dell’assenza dei suoi aguzzini, Donatella inizia a gridare e viene udita da un metronotte. Vengono allertati i Carabinieri e il messaggio viene intercettato da un fotoreporter poi presente all’apertura del bagagliaio. Sono le ventitré e finalmente l’incubo finisce, se mai si può uscire totalmente fuori da un orrore simile.

Le indagini vengono condotte dal reparto dei Carabinieri del Maresciallo Gesualdo Simonetti. Donatella Colasanti si costituisce parte civile e viene seguita dall’avvocato Tina Lagostena Bassi. La solidarietà di molte associazioni femministe le vede numerose come parti civili al processo.

È ovvio quanto un caso del genere abbia sortito un forte impatto a livello umano, sociale e politico.

Angelo Izzo - Fonte: multimedia.quotidiano.net
Angelo Izzo – Fonte: multimedia.quotidiano.net

Angelo Izzo e Gianni Guido vengono arrestati, mentre Andrea Ghira riesce a fuggire. Il mattino dopo la madre e il fratello del fuggitivo, mai preso, vengono scoperti vicino alla villa del Circeo. Probabilmente, avvisati, intendevano cancellare le prove del delitto.

Dopo alcuni mesi Guido e Izzo ricevono una lettera inviata loro da Ghira, in cui quest’ultimo li rassicura promettendo una pronta scarcerazione e minacciando di uccidere Donatella Colasanti affinché non possa testimoniare. Il latitante si trova in Spagna, con la falsa identità di Massimo Testa de Andres, arruolato nella Legione spagnola, il Tercio, da cui viene espulso per abuso di stupefacenti.

I due carcerati appendono all’interno della propria cella uno striscione riportante la scritta “Corso Trieste 1972 – La Vecchia Guardia”.

La sentenza di primo grado del 26 luglio 1976 condanna Gianni Guido e Angelo Izzo all’ergastolo, in contumacia per Andrea Ghira, senza possibilità di attenuanti.

Gianni Guido - Fonte: magazine.excite.it
Gianni Guido – Fonte: magazine.excite.it

Nel 1977 riescono a prendere in ostaggio una guardia carceraria e tentano l’evasione, progetto in seguito realizzato da Gianni Guido, che fugge nel 1981 dal Carcere di San Gimignano e raggiunge Buenos Aires, dove viene di nuovo arrestato due anni dopo. Mentre è attesa l’estradizione scappa di nuovo e si rifugia a Panama diventando un commerciante di autovetture. Intanto nel 1980, un anno prima dell’evasione quindi, la pena gli era stata ridotta a trent’anni, essendosi dichiarato pentito e avendo risarcito la famiglia di Rosaria Lopez.

Nel 2008 Gianni Guido entra in un programma dei servizi sociali e nel 2009 riceve uno sconto di pena in pro dell’indulto, riottenendo la libertà.

Andrea Ghira, sempre sotto falso nome, muore nel 1994 per overdose e viene seppellito nel cimitero di Melilla in Africa. Nel 2005 l’esame del DNA lo identifica ufficialmente, ma viene contestato dai familiari che sostengono che il cadavere appartiene a un loro parente.

Dal 1995 in poi viene comunque avvistato in più di un’occasione a Roma, in Brasile, in Kenya e in Sudafrica.

Per quanto riguarda Angelo Izzo invece, nel 2004 ottiene la semilibertà, errore di fiducia gravissimo, in quanto l’assassino uccide Maria Carmela Linciano di quarantanove anni e Valentina Maiorano di quattordici, rispettivamente moglie e figlia di Giovanni Maiorano un pentito della Sacra Corona Unita.

Angelo Izzo, Andrea Ghira e Gianni Guido - Fonte: slideplayer.it
Angelo Izzo, Andrea Ghira e Gianni Guido – Fonte: slideplayer.it

Donatella Colasanti muore nel 2005 a quarantasette anni a causa di un tumore al seno, ma una parte di lei era già morta trenta anni prima a causa di tre uomini feroci e disumani. Il suo ultimo grido di giustizia è stato “Battiamoci per la verità”.

Paola Bianchi

 


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