La redazione di Polis Magazine firma questo articolo che racconta di una storia di violenza dell’anima, altra rispetto alla violenza del corpo ma pur sempre violenza. Manteniamo il riserbo, rispettando la volontà di chi ci ha scritto.

Nessun segno di riconoscimento. Nessuna ferita, sanguinante o lacera o livida, a macchiare la pelle e il corpo.

Ci sono forme di violenza sottili e subdole che è difficile scoprire, anche per occhi attenti: sono le violenze dell’anima, le pressioni psicologiche, le manipolazioni, i condizionamenti, le progressive limitazioni della libertà personale dall’espressione al movimento all’indipendenza economica che le vittime stesse stentano a definire abusi perché invischiate in un meccanismo di dipendenza e sudditanza tale da incolpare se stessi per ogni malessere. Quello sì, fisico, reale, profondo. Ma ignoto.

Sono violenze quasi impossibili da denunciare, perché il più delle volte non si è creduti. E si va avanti, fino allo stremo, fino alla fine della sopportazione che può significare una finestra aperta e quattro piani da scendere senza usare le scale. Oppure, nella migliore delle ipotesi, una vita scandita da una goccia dopo l’altra da diluire in un bicchiere colmo di pensieri da affogare. Far finta di niente. Oscurare la coscienza e continuare, a vivere, una non vita, a tutti i costi. Per la vergogna di non essere creduti. Per la vergogna di cambiare le regole, per una società malata che giudica e condanna chi ha il coraggio di alzare la testa e dire che forse, sì, forse si ha diritto alla dignità e alla libertà da amori malati, da amori che non sono amori, ma dipendenze, carenze, bisogni, ossessioni.

Sono le violenze invisibili, quelle che devastano l’anima e uccidono, forse più delle percosse, forse più delle ferite del corpo. Sono le ingiurie, le umiliazioni, le volte in cui voci martellanti distruggono l’autostima, avviliscono l’essere, lo controllano, lo perseguitano, lo rendono dipendente economicamente perché in questo modo è più facilmente controllabile.

Sono le violenze nascoste, il nuovo male della società del benessere. Ma benessere di chi, poi.


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