Il “labirinto” di Zafon

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di Patrizia Sereno

il labirinto immagineParole che fanno accapponare la pelle e rizzare i peli anche più delle immagini che possono scorrere sul piccolo e sul grande schermo. Scenari di cui ho trovato eguali solo in quella metafora che rappresenta la cifra di Vittorio Bodini, laddove l’autore salentino parla di quello che squarcia il cielo di Madrid come di un “tramonto da bestia macellata” (Corriere spagnolo). Se avete problemi di cuore (nel senso che non regge di fronte alle emozioni forti), sto per scrivere di un libro che non è per voi. Se siete, di contro, amanti del brivido e della suspance….è decisamente pane per i vostri denti. Non vi nascondo che, leggendo quelle pagine di sera, spesso un po’ di remore a spegnere la luce poi le ho avute|

Ci ha fatto attendere anni prima di restituirci la sua prosa avvincente, le sue trame intriganti, le sue storie di un’originalità estrema, potenti, ferocemente affascinanti. Lui è Carlos Ruiz Zafon.    Il suo ultimo romanzo – dodici anni dopo “L’ombra del vento” – è stato uno dei ritorni più attesi. Un libro che, con le sue pagine scandite da passioni, intrighi, avventure, ci catapulta nel gran finale di una saga che o si ama alla follia o si rifugge come la peste nera.

Poco prima di Natale è arrivato sugli scaffali delle librerie (edito da Mondadori) “Il Labirinto degli Spiriti”, opera maiuscola che chiude la serie de “Il Cimitero dei Libri Dimenticati”, iniziata con “L’ombra del vento” e l’indimenticabile piccolo Daniel. Pagine con le quali oggi Zafon raggiunge l’acme della celebrazione del mondo dei libri, l’arte di raccontare, la magica liaison tra letteratura e vita.

Ed eccoci di nuovo in cammino lungo stradine lugubri, dove l’aria è impregnata della nebbia del mistero, tra la Barcellona reale e il suo rovescio, un riflesso maledetto. Zafon ci porta, pagina dopo pagina,rigo dopo rigo, parola dopo parola, tuffo al cuore dopo tuffo al cuore, a scoprire il gran finale della saga di cui prima.

Siamo alla fine degli Anni Cinquanta. Daniel Sempere non è più il ragazzino che l’autore ci ha fatto conoscere tra i cunicoli del Cimitero dei Libri Dimenticati, a tu per tu con il volume che gli avrebbe cambiato la vita. La bella moglie Bea  ed il fedele amico Firmin stanno cercando di tirare fuori Daniel dalla palude in cui lo ha attirato il mistero della morte di sua madre Isabella. Proprio quando egli crede di essere a un passo dalla soluzione del rompicapo, un complotto – che più oscuro e misterioso non si potrebbe – arriva fino a lui dalle viscere del Regime. È allora che irrompe sulla scena Alicia Gris, una figura enigmatica emersa dalle ombre della guerra. Alicia e la ferita che le dilania corpo a anima. Alicia e le sue pillole per mettere a tacere il dolore. Alica e quell’alcool che le consente di stordire ricordi e solitudine. E’ lei, Alicia, a condurre Daniel dritto nel cuore delle tenebre,  facendogli agguantare il bandolo della matassa della storia segreta della sua famiglia: sarà altissimo, però, il prezzo da pagare.

Amo Zafon. E’ stato amore a prima vista. Lo amo e lo consiglio. Leggetelo se vi ho incuriosito…Leggetelo perché ne vale la pena.

 


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