Il fenomeno Tabarnia: l’indipendentismo catalano davanti al proprio specchio

Insediatosi il nuovo Parlamento e in attesa di nominare il nuovo esecutivo, la Catalogna è alle prese con le contraddizioni interne del nazionalismo

Il 2018 si è aperto, in Catalogna, con un’amministrazione regionale commissariata, un ex Presidente esiliatosi in Belgio e diversi esponenti del governo destituito nelle carceri madrilene. Lo scorso 17 gennaio si è finalmente insediato il nuovo Parlamento, come risultato dalle elezioni svoltesi il 21 dicembre che hanno riconsegnato alle formazioni indipendentiste la maggioranza assoluta dei seggi dell’emiciclo (ma non dei voti). Nonostante le rivendicazioni di Ciutadans (il partito più votato, “unionista”), la presidenza del Parlamento è stata affidata nuovamente a un indipendentista: il giovane Roger Torrent, di ERC. Con lui, altri tre esponenti di forze catalaniste assicurano all’indipendentismo il controllo della “mesa”, ossia del gruppo che dirige i lavori dell’assemblea (4 membri su 7). Le diverse forze politiche dibattono ora per l’investitura del futuro Presidente del governo catalano. Carles Puigdemont rivendica la carica da Bruxelles, chiedendo anche una nomina telematica (magari via Skype), mentre l’opposizione unionista sostiene che questo sia impossibile e che, pertanto, il Presidente debba essere qualcun altro.

Nel frattempo, qualcosa di insolito e sorprendente rischia di mettere l’indipendentismo catalano di fronte alle proprie contraddizioni. Si tratta del fenomeno “Tabarnia”, che ormai spopola nel dibattito spagnolo. Ma di che si tratta?

Analizzando i dati delle ultime elezioni (fonte El País) si può notare come il voto nelle diverse province catalane sia stato diverso. Se nelle province di Girona e Lleida i partiti indipendentisti hanno raggiunto rispettivamente il 63,7% e il 64,2%; ciò non è accaduto nelle province più popolate, dove il voto secessionista non è andato oltre il 49,5% di Tarragona o il 44% di Barcellona (per provincia). Il nome Tabarnia risulta proprio dall’unione di Tarragona e Barcellona e vuole indicare quella zona della Catalogna costiera, popolosa e sottorappresentata dal sistema elettorale, che ha votato maggioritariamente per partiti unionisti e che corrisponde a gran parte delle province di Barcellona e Tarragona, appunto.

Fonte: associazione catalana bcisnotcat.es

I promotori dell’iniziativa, l’associazione Barcelona is not Catalonia, chiedono l’indipendenza della Tabarnia dal resto della Catalogna, e la sua integrazione (e quindi permanenza) nel Regno di Spagna, sotto forma di una nuova Comunità Autonoma. Nonostante si rivendichi la serietà della proposta, appare evidente il suo intento satirico. La retorica utilizzata dai sostenitori dell’ipotesi Tabarnia è volutamente la stessa usata dagli indipendentisti catalani contro il governo spagnolo: “la Spagna ci deruba” è sostituito da “la Catalogna ci deruba”, “aiutate la Catalogna” diventa “aiutate la Tabarnia” e così via.

L’obiettivo non sembra essere realmente la “secessione dalla secessione” (ipotesi comunque da non scartare completamente nel caso in cui si arrivasse davvero all’indipendenza della Catalogna), bensì quello di collocare la retorica indipendentista davanti alle proprie contraddizioni. Come reagirebbero i partiti indipendentisti davanti a una seria richiesta di secessione da parte del cuore del proprio stesso territorio? Ovviamente appare improbabile che vogliano rinunciare a Barcellona nella Repubblica Catalana indipendente.

Al confine tra la satira e la provocazione politica, l’esperimento Tabarnia (la vagheggiata nuova regione ha già un “Presidente”, l’attore e regista Albert Boadella, e una bandiera) potrebbe rappresentare la prima grande sfida concettuale lanciata all’indipendentismo catalano, da parte dei catalani stessi.

Intanto, la Real Academia de la Lengua Española (l’equivalente della nostra Crusca), ha già dettato sentenza: l’aggettivo da utilizzare per riferirsi agli abitanti dell’ipotetica Tabarnia sarebbe tabarnés, ma andranno bene anche tabarniense o tabarniano. Che sia uno “scherzo” a riuscire laddove ha fallito la politica?

 

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Fonte: www.google.it

 

L’immagine di copertina è presa da www.google.it


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