Il Diario di Borgo del giovedì. I terremoti e i borghi, comunità a rischio di estinzione.

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In questo giovedì ci sembra opportuno, fedeli allo spirito della rubrica, sottoporvi una riflessione sul pericolo che gli eventi sismici rappresentano per le identità culturali delle piccole comunità. Nel senso della concreta possibilità che la distruzione fisica dei luoghi cancelli per sempre la memoria, la storia e le tradizioni che essi custodivano e testimoniavano. Memoria, storia e tradizione cioè gli elementi fondanti delle identità locali.

Se riflettiamo infatti, nell’immediato di un terremoto che devasta piccoli e piccolissimi borghi si evoca a ragione la necessità di fare presto nel ricostruire il più fedelmente possibile i luoghi, in modo da salvaguardarne l’identità culturale, la memoria e la storia.
Chi è nato nei piccoli borghi respirando già dal primo vagito l’atmosfera familiare, invece che nelle asettiche sale parto degli ospedali,  comprende benissimo e nel profondo il significato ed il valore di termini come “memoria”, “comunità”, “identità culturale dei luoghi”. E’ un tutt’uno che è inciso indelebilmente nell’anima e nel cuore, al pari di che è emigrato ma non ha reciso il cordone ombelicale virtuale  con il luogo di origine.

Riportando però questi concetti alla drammatica realtà di piccoli borghi pressoché totalmente distrutti, ci si rende subito conto di trovarsi riguardo alla ricostruzione della memoria collettiva davanti ad un puzzle a cui inesorabilmente mancano moltissime tessere. Scatta allora in molti una frenetica corsa a recuperare quante più testimonianze possibili del passato, sperando di poter ricomporre quel quadro sconquassato dalla furia degli eventi.

In questi casi ci si accorge del valore delle fotografie chiuse in chissà quale cassetto o album magari ingiallito dal tempo. Si riflette sulla simbologia rappresentata da oggetti fino a qualche mese prima guardati con noncuranza e ritenuti banali. Il risultato a distanza di tempo purtroppo rischia di essere però deludente, perché guardando tutti quei simboli si ha la sensazione di avere
tra le mani le pagine strappate di un romanzo, dove i capitoli mancanti sono troppi ed è quindi difficile se non impossibile ricostruirne la trama.

A questo punto della riflessione entra in gioco un concetto chiave nella dinamica del recupero della storia e della memoria dei piccoli borghi, ossia il valore  della scrittura come testimonianza. Un concetto banale se vogliamo ma l’unico vero antidoto al pericolo di disperdere e perdere per sempre la storia, la memoria e l’identità di una comunità. Scrittura come testimonianza ancor più se intesa come il borgo e i borghigiani che si raccontano, sia direttamente che con l’intermediazione culturale di chi sappia, il più fedelmente possibile, riportarne la testimonianza, appunto.

Alla luce di quanto detto, per raggiungere lo scopo di mettere in sicurezza la memoria dei borghi si potrebbe fare attività di sensibilizzazione verso gli abitanti, stimolandoli a dare testimonianza scritta della vita del borgo. Conseguentemente accompagnarli con azioni e mezzi adeguati nel percorso.
Così la memoria, i segni identitari e la storia di quei luoghi marginali ma così densi di umanità saranno al sicuro e cosa di vitale importanza, potranno costituire l’humus culturale su cui far crescere le nuove generazioni,  testimoni, a loro volta, di quei luoghi e dei nuovi tempi che verranno.

Dal diario delle comunità piccole e marginali, sconosciute ai più, viene fuori uno spaccato della vita nei borghi fatto molto spesso di storie di grande dignità, di senso del dovere e sacrificio, nel segno della condivisione comunitaria. Testimonianze di una umiltà d’animo che ai giorni nostri fa arrossire e ci colpisce come un pugno allo stomaco.

Il senso più alto che secondo noi si possa dare alla cultura della memoria dei piccoli borghi è la sensibilizzazione degli studenti, attraverso programmi  e progetti che stimolino l’attitudine alla scrittura diaristica o comunque con scopo di testimonianza. Queste attività oggi più di ieri sono favorite e rese più accattivanti dagli strumenti multimediali ed informatici che la società attuale ci mette a disposizione.

In conclusione auspichiamo che si incominci a lavorare per mettere in sicurezza e rendere antisismica la memoria e la storia dei piccoli borghi, al pari degli interventi per mettere in sicurezza e ricostruire i luoghi fisici. Il rischio sempre più concreto infatti è che si ricostruiscano i luoghi ma si perdano le comunità, in primis perché esposte allo sfaldamento dei rapporti umani a causa dell’allontanamento forzato e lungo dai borghi. Se a ciò si aggiungesse la impossibilità o la difficoltà di riportare nei luoghi ricostruiti il valore dato dal patrimonio immateriale delle identità culturali proprie, è facilmente intuibile che ci sarebbero tutti i presupposti per perdere irrimediabilmente l’anima delle comunità.

La classe politica e dirigente che sta gestendo e gestirà ingentissime somme di denaro pubblico per ricostruire i luoghi, terrà conto del grido di dolore dei borghi feriti profondamente nell’anima che chiedono prima di tutto di poter rinascere come comunità? Saprà investire limitando al massimo il rischio di perdere parte del patrimonio di identità culturali ma, anzi, creare i presupposti per poterla poi trasmettere al futuro? Sicuramente la sfida è ardua, ma da questo dipenderà la possibilità di sopravvivenza di una importante fetta della cultura e storia che tanto ha dato all’Italia.


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