Il delitto del piccolo Tommy – una vita innocente stroncata per soldi

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La via intitolata a Tommaso Onofri - Fonte: gazzettadiparma.it

Casalbaroncolo, frazione di Parma, un centinaio di abitanti, un posto talmente piccolo che mancano persino la parrocchia e la banca. Un luogo tranquillo, almeno fino a quella sera maledetta in cui a farne le spese fu un bambino innocente.

La via intitolata a Tommaso Onofri - Fonte: gazzettadiparma.it
Il parco intitolato a Tommaso Onofri – Fonte: gazzettadiparma.it

“Crimini e omicidi – il fascino dell’oscurità” riassume per voi le tappe della terribile vicenda.

È il 2 marzo 2006, la famiglia Onofri è riunita intorno al tavolo della cucina per consumare insieme la cena. I due bambini, Tommaso di diciotto mesi e Sebastiano di otto anni, chiacchierano e scherzano sotto l’occhio amorevole della madre Paola Pellinghelli e del padre Paolo. Del cane Toby nessuna traccia, ma non possono certo immaginare che sia già stato eliminato, rientrando in un piano crudele. Improvvisamente la luce si spegne e inizia l’incubo. Due uomini irrompono in casa, immobilizzano i genitori e portano via il bambino più piccolo.

Il padre riesce a liberarsi dal nastro adesivo e lancia l’allarme. Il piccolo Tommaso soffre di epilessia e ha la febbre, quindi la situazione è pericolosissima.

Passa una settimana, ma del bambino nessuna notizia. Ormai il caso è su tutti i media e l’Italia si stringe intorno agli Onofri confortandoli con un abbraccio virtuale. La magistratura arriva a chiedere tre giorni di silenzio stampa e iniziano gli interrogatori, in particolare di alcuni operai che recentemente hanno lavorato nella casa dove è avvenuto il rapimento.

Il 10 marzo getta una pesante ombra su Paolo Onofri, quarantaseienne direttore di posta: materiale pedopornografico viene trovato nella memoria di un suo computer, in seguito a una perquisizione da parte delle Forze dell’Ordine avvenuta in un locale di sua proprietà sito a Parma.

Paolo Onofri - Fonte: secoloditalia.it
Paolo Onofri – Fonte: secoloditalia.it

Il padre di Tommy, come veniva chiamato il povero bambino, viene quindi iscritto nel Registro degli Indagati. Il possesso del materiale verrà penalizzato con un patteggiamento di sei mesi di reclusione confermato nel 2008 dalla Corte di Cassazione, ma in seguito verrà scoperta l’estraneità ai fatti da parte del signor Onofri. L’uomo purtroppo nello stesso anno, l’11 agosto, viene colpito da un infarto e ridotto in stato vegetativo. Morirà nel 2014.

Molti i personaggi che spiccano in questa triste storia, come la sensitiva milanese Maria Rita Busi, a seguito delle cui indicazioni il 16 marzo il corpo del bambino viene cercato nel fiume Magra presso Pontremoli, dai sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Livorno. Pista rivelatasi poi falsa.

Dieci giorni dopo la scritta «Ne hai abbastanza?» spicca sull’asfalto davanti casa Onofri. Un messaggio da parte dei rapitori? Comunque i sequestratori hanno commesso un errore: hanno lasciato un’impronta digitale sul nastro adesivo usato per immobilizzare la signora Pellinghelli, e i Carabinieri non perdono tempo, risalendo a Mario Alessi, muratore quarantaquattrenne, pregiudicato, di origine siciliana, già condannato per stupro, e a Salvatore Raimondi, ex pugile sempre siciliano, a cui appartiene l’impronta digitale rinvenuta sul nastro adesivo, facenti parte della squadra di operai che avevano ristrutturato casa Onofri.

Mario Alessi - Fonte: osservatoreitalia.it
Mario Alessi – Fonte: osservatoreitalia.it

Le indagini quindi si spingono fino a San Biagio Platani in provincia di Agrigento, paese natio di Alessi, in cui vivono i familiari di Francesca Traina, l’ex moglie di Paolo Onofri, il cui attuale compagno è in carcere per omicidio.

Il 1 aprile, polizia e carabinieri uniscono le forze facendo scattare un’operazione che comprende l’ispezione delle campagne e dei casolari della bassa Parmense, Mantovana e Reggiana e l’interrogatorio di circa quaranta persone che si conclude con l’arresto di Mario Alessi, di Antonella Conserva, la sua compagna, e di Salvatore Raimondi. La verità che risulta dopo alcune ore di interrogatorio è sconvolgente: Tommaso Onofri è morto.

Salvatore Raimondi - Fonte: crimeblog.it
Salvatore Raimondi – Fonte: crimeblog.it

Mario Alessi confessa di aver ucciso il bambino circa venti minuti dopo il rapimento, soffocandolo e colpendolo diverse volte, fino a rompergli addirittura la mascella, e conduce le forze dell’ordine presso il torrente Enza, dove ha nascosto il piccolo corpo.

Toccante il ricordo della mamma di Tommaso, che sottolinea come il figlioletto non fosse stato toccato neanche dagli animali, come se anche la natura avesse avuto rispetto della sua innocenza.

Il processo ha visto condannare a ventiquattro anni di prigione Antonella Conserva per complicità, a vent’anni di reclusione con rito abbreviato Salvatore Raimondi, considerato il responsabile materiale del rapimento, e all’ergastolo Mario Alessi colpevole di rapimento, omicidio e occultamento di cadavere.

Ma qual è stato l’innesco di questa terribile tragedia? La cupidigia. I tre rei avevano ideato un rapimento a scopo di estorsione di denaro, cinque milioni di euro per l’esattezza, ma presi dal panico hanno ucciso subito il piccolo Tommaso, nascondendone poi il corpo presso un posto che spesso Alessi usava come discarica per liberarsi dei resti dei suoi lavori di muratura.

«il modus operandi risulta essere connotato da particolare insensibilità ed efferatezza.»

Antonella Conserva - Fonte: tuttoquantoforum
Antonella Conserva – Fonte: tuttoquantoforum

Di particolare interesse anche la figura di Antonella Conserva, colei che avrebbe dovuto essere la carceriera del bambino, se la situazione non fosse tragicamente precipitata. Nell’immaginario comune la donna rappresenta il focolare, è quell’essere gentile e capace impegnato quotidianamente nel ruolo di moglie, madre e spesso lavoratrice. La Conserva è sicuramente la compagna ideale per Alessi, se si intende la comunanza di interessi e desideri. Lo coadiuva in affari sempre poco chiari, come quello, fallito, dell’apertura di un conto corrente a San Marino, in cui avrebbero dovuto entrare versamenti da parte di un imprenditore cecoslovacco in realtà mai accertati, e si rende complice addirittura del rapimento di un bambino.

La coppia è un connubio pericoloso, formato da due individui che non si impegnano positivamente per realizzare i propri progetti, ma cercano di trovare la strada più rapida e più facile, non disdegnando, purtroppo, atti delittuosi.

A incastrare Antonella Conserva è stata la scarsa accortezza nel parlare dei fatti ad altri. In particolare durante un colloquio con un’addetta alla vendita di macchine per cucire in data 3 marzo 2006, la donna parla di impronte digitali, soprattutto di quelle che uno dei rapitori ha lasciato a casa Onofri. Quell’indizio allora poteva essere noto solamente agli autori o alle vittime, e anche il reparto di investigazioni scientifiche dei Carabinieri potrà confermarlo solamente alla fine del mese

Paola Pellinghelli (quarta da sinistra) - Fonte: primarepubblica.it
Paola Pellinghelli (quarta da sinistra) – Fonte: primarepubblica.it

La signora Paola Pellinghelli è oggi presidente dell’associazione “Tommy nel cuore”, una onlus attiva a livello sia nazionale, che internazionale, che si occupa di promuovere i diritti dei minori e fornire supporto ai bambini che vivono in condizioni disagiate.

Fonte: 4chiacchiereinlibertà
Fonte: 4chiacchiereinlibertà

Il delitto ha sconvolto l’opinione pubblica tanto che ancora oggi, a distanza di anni, sono in molti a recarsi presso il cimitero di Tizzano per regalare a Tommaso un nuovo giocattolo o altri doni.

Mario Alessi, condannato all’ergastolo, ad aprile potrebbe però ottenere dei permessi-premio per lavorare all’esterno del carcere, e questa eventualità ha toccato profondamente la famiglia Onofri, ma anche l’opinione della gente, suscitando forte dissenso.

Oggi Tommy avrebbe avuto tredici anni, avrebbe dovuto affrontare gli esami di terza media e forse, chissà, sognato un motorino come la maggior parte dei suoi coetanei…

Paola Bianchi


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