Istruzioni per l’uso: introduzione al Consumerismo

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Quando mi è stato chiesto di curare la rubrica dei consumi di questa testata, ho subito pensato fosse una pessima idea. Ed il massimo di cui sono stato capace è stata una smorfia di trattenuto imbarazzo.

casalingaQuando l’indomani sono inciampato nel primo caffè corretto del mattino, al tavolo del bar sotto casa, quell’imbarazzo ha preso le sembianze di donne di ogni età e provenienza che animavano le stradine di provincia, qui come in ogni luogo. Il problema maggiore, la causa prima del mio tentennare, non era tanto nella parola scritta, di cui sono da sempre dispensatore generoso, quanto piuttosto nell’interesse delle persone. L’ormai celebre casalinga di Voghera, in definitiva, non si sarebbe mai interessata agli argomenti trattati. Ed il perché era evidente: Ella è convinta di saperne di più dello specialista di turno. Per cui una rubrica sui consumi sarebbe stata solo un riempitivo per gli amici del giornale. Ed una insostenibile perdita di tempo per me. Ma il problema in realtà nascondeva qualcosa di più: una verità. La casalinga di Nocera (tanto per cambiare) ne sa effettivamente più del tecnico di turno. E di tutte le chiacchiere di talk-show e giornali, non importa niente a nessuno: tranne pochissime eccezioni di giornalisti seri e professionisti competenti, servono solo per vendere spazi pubblicitari agl’inserzionisti.

consumismDopo il battesimo della realtà, mi è sembrato ovvio il (provare a) collegare i problemi dell’economia domestica con quello che è il grande assente degli ultimi anni: il consumerismo. Assenza, annotavo, risultato di una molteplicità di aspetti che, negli ultimi 10 anni, avrebbero potuto e dovuto vedere l’exploit del fenomeno nel nostro paese, peraltro in sensibile ritardo rispetto alle altre economie avanzate, e che invece si è rivelato una promessa mancata. Tale mio personalissimo giudizio è supportato anche dal ruolo svolto dal consumerismo sulle grandi tematiche di questi ultimissimi anni (liberalizzazioni, tutela collettiva, crisi finanziaria ed economica, etc.): nel complesso un ruolo marginale quando non un’assenza rumorosa, nonostante un’attività decisamente considerevole. Buoni numeri, ottime intenzioni, ma poche risorse ed una molteplicità di concause hanno determinato un processo paradigmatico.

Il tentativo è oramai è evidente: è possibile collegare l’ultimo nato nella casa degli “-ismi” a quella che è la scienza economica per definizione, ovvero l’economia domestica? E soprattutto, Che c’entra una rubrica sui consumi in un giornale collegato ad un movimento politico?

Polis-SA-Logo1-300x138PSA (Polis Sviluppo e Azione) nasce con l’evidente scopo di ricreare un luogo di discussione delle persone attorno a tematiche d’interesse comune. Da qui l’dea di discutere con le persone, cercando di rispondere ai bisogni che realmente necessitano di una soluzione, fosse pur’anche solo di (ri)accendere un dibattito o d’esser portati all’attenzione dell’opinione pubblica. L’idea nasce da una domanda per i lettori: quanti giornalisti, opinionisti, politici o tecnici conoscete che possano dare più voce alla vostra voce? Quante volte siete stati ascoltati per rilasciare una protesta, lanciare una denuncia, avanzare un dubbio? Bene, anzi male. Ma almeno la questione è chiara.


PSA mette a disposizione delle persone una vera e propria rubrica, per ricevere segnalazioni e domande su problemi concreti. I lettori possono scrivere al mio indirizzo di redazione e, tra le segnalazioni pervenute, di volta in volta verranno scelte quelle più rappresentative per dare risposte concrete.


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