Il commento. Amore e socialismo: Lo stato sociale al Festival | Sanremo 2018

Ieri sera a Sanremo si sono esibiti Lo Stato Sociale. Una boyband dei tempi che corrono che coniuga un ritmo scanzonato e una voce non proprio eccelsa ai temi dell’amore e del “socialismo”.

Parlare di boyband non è affatto sbagliato, dal momento che, seppure nella nuova salsa del socialmente impegnato a tutti i costi, di questo si tratta. Di giovani cantanti che incarnano l’ideale di orde di ragazzi, forse anche troppo cresciuti, dalle idee ancora confuse.

Perché il corrispondente di quelli che erano i Back Street Boys, fisicati, aitanti e dal tono “trasgressivo” anni 2000, oggi non può che essere rappresentato dagli Stato Sociale e affini gruppi Indie. Alla spensieratezza che contrassegnava l’ansia positiva per un nuovo millennio che tanto prometteva, subentra l’”impegno” di chi soffre la condizione di una gioventù segnata da crisi e precarietà. Ma è una crisi, anche esistenziale, che da quelle orde di giovani adulti è vissuta con distacco, è “sofferta” per inerzia, per sentito dire, senza alcun contatto con la realtà. Lo Stato Sociale dovrebbero essere la trasposizione artistica di una classe di sessantottini 4.0, che denunciano lo sfruttamento in azienda, le nuove forme di alienazione, l’emigrazione di massa. In realtà, paiono più i portavoce di un marasma di capoccioni impegnati a disquisire sulla vivibilità di una città piuttosto che un’altra, sulla “bevibilità” di un superalcolico piuttosto che un altro e sugli svariati disagi che caratterizzano la nostra epoca.

Il tutto in uno scenario costantemente immobile, privo di qualsiasi spinta, che se ci fosse risulterebbe titanica. La classe in questi termini descritta, a nostro avviso, supera in penuria di mezzi anche il proletariato. Infatti, di prole è in genere sprovvista. Forse è solo il frutto di una società gerontocentrica che frustra e mortifica le aspirazioni. Ora, se hai tra i 20 e i 30 anni, devi ammettere che in uno dei suddetti capoccioni, almeno in parte, ti riconosci. Per questo è molto probabile che provi simpatia per quello stuolo di simpatici parrucconi. Allora, ascoltali. Però, quando lo fai, non pretendere (e qui il false friend in inglese renderebbe meglio il concetto) di ascoltare musica impegnata o di scorgerne un’attitudine critica delle canzoni. Ma quanti dei fan dello Stato Sociale hanno mai ascoltato e cercato di parafrasare un brano di De André? Nella realtá patinata ed “hipsterica” odierna anche le canzonette si impegnano. D’altronde, Gaber lo aveva detto già anni fa: ” Quando è moda è moda “.


*Se hai trovato un errore di ortografia, può avvisarci selezionando il testo e premendo Ctrl+Invio.

Comments

comments