Il centro si guarda meglio dalla PERIFERIA

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di Patrizia Sereno

Mettiamo che all’improvviso io decida di iniziare a cantare o ad urlare per strada… Sortirò – è ovvio – un effetto totalmente diverso a seconda dell’ambientazione della mia singolare esternazione. In soldoni, se lo faccio nel bel mezzo del caos di New York, all’ora di punta, contornata da un fiume umano che corre (a casa, al lavoro o…solo perché tutti corrono nelle grandi città), tra il mix di rumori di mezzi pubblici e privati, il tutto accompagnato da ogni sorta di suono tipico della più avanzata e tecnologica società, probabilmente nessuno ci farà caso. O se ne accorgerà, al massimo, il mio casuale vicino comunque troppo distratto dalla ressa dei pensieri per girare anche solo lo sguardo. Tutt’altro esito avrà la mia performance se lo faccio pur sempre nella piazza centrale, ma del mio paesello natio, quello a dimensione umana (quanto meno in  relazione al numero degli abitanti), dove tutti conoscono tutti e i fatti di tutti. In breve mi troverei ad essere oggetto di una tenzone: da una parte la fazione di quelli che pensano ad una candid camera, dall’altra quanti sono convinti che il seme nascosto della follia si sia palesato in tutta al sua portata. E’ questione di … punti di vista. Tutto dipende, cioè, da quale parte si trova chi è chiamato a vedere e a guardare e dal contesto in cui è calato. Non sarà, per caso, che le cose si guardano diversamente dalla “periferia”, laddove essa rappresenti un modello di riferimento in qualche modo più veritiero?

            Ritengo che per parlare di cose serie ed importati l’approccio più prolifico sia quello che maggiormente consente di sdrammatizzare. E noi di cose serie, molto serie e importati parliamo in un’antologia che ha un obiettivo ambizioso: capovolgere i punti di vista|

Ci siamo. E’ davvero il momento di uscire allo scoperto. Lo facciamo con “Il centro si guarda meglio dalla PERIFERIA”. L’appuntamento è a Nocera Inferiore, alle 19.30 del 31 maggio, all’oratorio San Domenico Savio.

Non che fino ad oggi fossimo stati nell’ombra, schivando quelle luci della ribalta che sono certamente anche un non facile banco di prova. Ora lo facciamo, però, immaginando di fornire uno strumento che favorisca una lettura critica della realtà cosicché possiamo finanche immaginare di cambiarla laddove essa non sia fatta a nostra misura.

Non è affatto modesto o di tono minore l’obiettivo dell’antologia “Il centro si guarda meglio dalla PERIFERIA”. Il tentativo parte da una parola, una delle sette che compongono manifesto di Polis Sa “Navigando controvento”. Una parola chiave in un … progetto di vita. Per questo l’obiettivo non poteva essere agevole raggiungimento. Il volume punta ad offrire una prospettiva diversa da cui guardare ciò che ci sta intorno e ciò che intorno a noi accade, con lo scopo di tracciare la strada per un possibile nuovo approccio alla realtà stessa. E’ per questo che gli autori (siamo in nove) che hanno profuso le loro energie in questa opera hanno declinato la parola “periferia” ognuno partendo dalla propria dimensione esistenziale.

“Il centro si guarda meglio dalla PERIFERIA” è un lavoro intrigante a tratti anche “provocatorio”. Ci stiamo mettendo alla prova: non possiamo permetterci di fare sconti né a noi né a chi ci osserva. Provocatorio e persino “destabilizzante” (dal punto di vista di chi alla critica impegnata preferisce la comodità dell’abiura del pensiero critico), di certo stimolante è il fulcro del dibattito che puntiamo ad alimentare: la periferia è un concetto ontologico. Va dalla dimensione urbanistica a quella socio-culturale, dalla visione storico-evoluzionistica e quella antropica. Per questo i vari capitoli spaziano dall’inquadratura in termini di Pubblica Amministrazione alla valutazione in termini di mobilità, dal concetto di Smart City all’integrazione attuata laddove il problem solving è non una teoria ma una pratica quotidiana, dal sollecito della Chiesa formato papa Francesco alla scuola chiamata ad essere avamposto.

Mi piace aiutarvi ad ingannare l’attesa raccontandovi com’è nata la copertina per condividere cosa noi intendiamo per “periferia” da cui si guarda meglio il centro: Cristina Franco ha dato corpo, con la sua abilità grafica, all’intuizione nata dall’estro di una studentessa di Città della Pieve, piccolo centro dove Polis Sa ha recentemente partecipato ad una due giorni in cui alcuni dei suoi componenti sono stati chiamati ad innamorare i ragazzi dell’istituto “Italo Calvino” alla …filiera del libro. Obiettivo raggiunto, non credete?

Una cosa va detta: questa antologia prima ancora che essere letta, vuole essere inquadrata, discussa, dibattuta. Con una chiosa di fondamentale importanza: siamo solo all’inizio. E’ solo la prima tessera di quel mosaico con il quale tutti noi (e con noi tutti coloro che al dibattito vorranno unirsi) vogliamo contribuire alla crescita di una società che fonda la sua evoluzione inarrestabile sul pensiero critico.


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