Il Blog: uno vale uno, nessuno è responsabile

“Giuseppe Grillo non gestisce, non dirige, non controlla nè filtra gli scritti o i messaggi che vengono pubblicati nel blog o negli account Twitter nè i tweet”: questo stralcio della memoria difensiva depositata dagli avvocati di Beppe Grillo in un processo intentato contro di lui per diffamazione, in relazione ad un post non firmato pubblicato sul blog beppegrillo.it, ha innescato una discussione molto seria sui limiti e le responsabilità di ciò che viene pubblicato in rete. Il fondatore del Movimento 5 Stelle afferma, in nome della libertà della rete, di non essere responsabile dei contenuti anonimi ospitati sul suo blog. La vicenda ha anche evidenziato come il dominio beppegrillo.it è stato registrato anni fa da un tale Emanuele Bottaro, amico del comico genovese, seppure lo Statuto dell’Associazione  “Movimento 5 stelle”, redatto il 12 marzo 2013, indichi in Grillo l’unico titolare e gestore del blog: insomma un bel guazzabuglio politico- giuridico.

Giorgio Gaber cantava che “libertà è partecipazione”: partecipare alla vita politica e sociale della propria comunità è sicuramente una delle massime espressioni di libertà, sintomo del grado di democrazia raggiunto da uno Stato. Cittadini che attivamente contribuiscono al progresso civile e sociale della collettività cui appartengono sono sicuramente dei cittadini liberi, che apportano le proprie idee alla politica  non facendosele imporre da gruppi di potere mossi da fini reconditi non sempre limpidi. In nome di questa libertà, non solo in Italia ma un po’ in  tutto il mondo, sono nati  movimenti alternativi ai tradizionali partiti politici, i cui leader  rivendicano la necessità che ci sia un’ informazione altra e distinta dai canali tradizionali dei mass-media, in particolare dai giornali e dalle televisioni. La rete diventa così il luogo ideale dove poter non solo esprimere le proprie idee ed esercitare la propaganda politica, ma anche lo strumento per applicare una effettiva democrazia dal basso. In Italia il Movimento 5 Stelle è all’avanguardia in questo senso, attribuendo spesso ai propri iscritti sul blog del suo fondatore la possibilità di determinare la politica che il Movimento deve seguire,  la scelta delle candidature da proporre alle elezioni e persino l’espulsione dalle proprie fila di quegli esponenti che si siano discostati dalla linea politica scelta. Il blog quindi diventa la nuova sezione di partito nel quale la democrazia 2.0 realizza la sua massima espressione.

In politica, ma diremmo in ogni campo della vita, il concetto di libertà non è però solo partecipazione ma è anche e soprattutto responsabilità. Libertà e responsabilità sono concetti che necessariamente devono camminare di pari passo: si è liberi fino a quando si è  responsabili delle conseguenze che le proprie libere azioni comportano, siano esse conseguenze anche di natura giuridica oltre che politica. E’di tutta evidenza che il leader riconosciuto del movimento politico, gestore di fatto di un blog che porta il suo stesso nome, sia il responsabile di quello che viene pubblicato su di esso. Non è meramente una questione giuridica quella che è stata sollevata dalla querela per diffamazione proposta da un deputato che si è sentito offeso da un post anonimo: anzi, stante l’attuale legislazione, è probabile che la difesa di Grillo nel processo che ne è scaturito, così come è stata impostata, sia una difesa tecnicamente vincente. La circostanza però che, sostanzialmente, non vi sia un  responsabile giuridico che risponda degli scritti anonimi ospitati dai nuovi mezzi di informazione nati nel web,  pone un problema enorme al successivo sviluppo dell’informazione della rete.blog

Il fenomeno della proliferazione a dismisura di fake-news, bufale,  allarmismi inutili e infondati, impone la necessità che alla libertà di scrivere quel che si crede corrisponda l’individuazione della responsabilità anche penale, se necessario, di chi scrive. Immaginiamo se su di un giornale o in questa stessa testata online in cui state leggendo  questo articolo, vi fosse la possibilità di ospitare scritti anonimi senza che alcuno ne risponda: le conseguenze sarebbero facilmente immaginabili. Una libertà senza responsabilità, una  libertà senza limiti, non è più libertà ma è solo un’incontrollabile anarchia, diventa la possibilità di riversare in rete offese gratuite sapendo di rimanere impuniti. D’altronde non è un caso che, nel nostro diritto penale, una delle pochissime ipotesi di responsabilità oggettiva, eccezione al principio generale che la responsabile penale è personale, è proprio quella del direttore per omesso controllo degli articoli che vengono scritti sul suo giornale.

È necessario che intervenga al più presto una legislazione che equipari i blog e le altre forme di comunicazione che nascono e si sviluppano nella rete alle testate giornalistiche, in modo che la responsabilità di quello che si scrive su una pagina di internet deve poter essere precisamente individuata. A maggior ragione, a tutela del concetto stesso di democrazia, l’assunzione della responsabilità è fondamentale per chi veste un ruolo politico, e si candida alla guida di un Paese: separare, in un uomo di governo, la libertà dalla responsabilità comporta il rischio di un autoritarismo che in altri Stati, anche vicini a noi, nell’Europa del ventunesimo secolo, è purtroppo già diventato realtà


*Se hai trovato un errore di ortografia, può avvisarci selezionando il testo e premendo Ctrl+Invio.

Comments

comments