Il bisogno naturale di sesso e affettività per le persone disabili, nei film di Francesco Cannavà

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Francesco Cannavà è un regista originario di Messina, trasferitosi a Roma appena maggiorenne, per frequentare l’Università. Occhi dallo sguardo profondo che puntano oltre l’orizzonte, diretto e simpatico, l’autore di “Red line”, “Erytros – le parole dell’esilio” e “C’era una volta un campo ROM”, sposa i difficili temi sociali che assillano, ancora insoluti, la società in cui viviamo.

Polis SA e la sua rubrica “Diversamente fighissimi”, dedicata al mondo dei disabili, condivide con Francesco Cannavà il desiderio di testimonianza, di denuncia e di impegno sociale. Il documentario, primo in Italia, “Because of my body” è stata un’occasione di incontro, sullo sfondo dei diritti umani.

La necessità della sessualità e dell’affettività sono propri dell’essere umano, ma ciò viene ancora negato alle persone disabili. Perché e, cosa si sta facendo per cambiare questa situazione di ingiusta negazione? Approfondiamo l’argomento grazie a Francesco Cannavà.

L’argomento del sesso collegato ai naturali bisogni dei disabili è in Italia ancora quasi un tabù. Secondo te perché questa disparità con paesi esteri come l’Olanda o la Gran Bretagna, dove i lovegivers lavorano già da tempo?

Per due ragioni, una culturale l’altra legislativa. Perché, salvo poche virtuose eccezioni, di sesso non se ne parla in famiglia e non si studia a scuola, ancora oggi nel 2018 si prova vergogna a toccare questo argomento. Non esiste un’educazione sessuale. I giovani vengono a contatto con la sessualità attraverso “falsi modelli”, spesso appresi sul web. Questo tipo di esposizione non porta ad una corretta informazione e spesso causa maggiori ansie e conflitti che possono determinare traumi a livello psicologico ed emotivo. Ritengo doveroso, in una società civile, l’impegno da parte dei luoghi dell’educazione a far conoscere ai ragazzi argomenti come le malattie sessualmente trasmissibili, la contraccezione, gli abusi sessuali. Ulteriore limite, a mio parere, è l’assoluta mancanza da parte degli uomini della cultura della prevenzione. I maschi, a differenza delle femmine, in Italia, non fanno visite sistematiche e preventive dall’andrologo che invece andrebbero fatte fin dall’adolescenza come accade per le ragazze con il ginecologo. Questo consentirebbe di scoprire eventuali patologie in tempo per poter essere curate prima che siano irreversibili. L’educazione sessuale è invece materia scolastica obbligatoria nei Paesi Scandinavi e nel Nord Europa. Dal punto di vista legislativo, in Italia lo scambio sesso-denaro non è considerato un lavoro. Ci tengo, però, a precisare che l’Operatore all’emotività, affettività e sessualità, formato dal comitato LoveGiver, non si occupa solo di sesso ma di sessualità; la differenza tra questi due concetti è enorme.

Il disabile si trova, anche in questo caso specifico, ad affrontare difficoltà oggettive e anche sentimentali-psicologiche. La politica che peso ha nella gestione di queste problematiche?

La politica attualmente non ha alcun peso perché non esiste una legge che legalizzi la figura dell’O.E.A.S. Esiste una proposta di legge presentata dal Senatore del PD Sergio Lo Giudice ma non è stata mai discussa. Chissà se accadrà nella prossima legislatura…

Il lovegiver è ancora percepito alla stregua di chi si prostituisce, eppure fu addirittura Papa Giovanni Paolo II, nel 2004, a indicare il sesso come un diritto della persona e, i disabili sono persone…

Come ti dicevo, in Italia non c’è educazione sessuale, di sesso non si parla, si prova imbarazzo su tanti aspetti che gravitano intorno a questo tema. Invece, come ha affermato Papa Giovanni Paolo II, il sesso rappresenta una parte costitutiva della persona, dunque deve essere accessibile a tutti; purtroppo alcune disabilità cognitive e motorie/fisiche creano grandi barriere alla persona disabile impedendole l’accesso alla sessualità. L’O.E.A.S. si pone l’obiettivo di educare la persona disabile ad una vita affettiva e sessuale autonoma; dunque, il suo compito non è fidelizzare la persona ma trasferirle una conoscenza del proprio corpo affinché possa essere in grado di vivere la sessualità liberamente e quindi costituirsi come persona.

Legata al tuo documentario “Because of my body” esiste una campagna di crowdfunding, come verranno utilizzati i fondi raccolti?

A febbraio inizieranno i tirocini in tutta Italia durante i quali gli O.E.A.S. incontreranno le persone disabili per realizzare le prime sessioni pratiche. I fondi raccolti dal crowdfunding serviranno a coprire le spese per le riprese delle sessioni di tirocinio. 

Francesco Cannavà non è nuovo nell’affrontare temi sociali “spinosi”, basti pensare ai tuoi lavori “Erytros – le parole dell’esilio” e “C’era una volta un campo ROM”: quanta reale sensibilità c’è nella nostra società nei confronti “dell’altro”?

Ritengo il popolo italiano, da sempre, sensibile all’accoglienza e alla solidarietà. Gli italiani sono sempre in prima linea quando si tratta di soccorrere e di sostenere l’altro nelle difficoltà. Un esempio su tutti, basta vedere cosa è accaduto a Lampedusa in questi anni con i migranti soccorsi in mare.

Dove ti vedi tra cinque anni e quanto sarà cambiato per allora?

Non riesco a prevedere il mio futuro. Posso dirti però che spero di continuare ad avere tra cinque anni i valori che ho oggi, quelli trasmessi dai i miei genitori e gli ideali appresi durante la mia formazione. Sono queste le motivazioni che mi spingono ogni giorno ad impegnarmi nella mia vita come persona e come professionista.


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