Un insolito trio quello composto dal musicista Daniele Sepe e dal duo Tarall&Wine, nato dal binomio parallello di Dario Sansone (frontman dei Foja) e Claudio Domestico aka Gnut (cantautore napoletano). Il temperamento da carismatico trascinatore dell’esperto sassofonista, l’energia e l’iperattività con cui Sansone calca la scena, l’anima mite di Gnut sono elementi complementari da cui scaturisce uno spettacolo variegato e divertente. Il repertorio che propongono si fregia di una grande varietà, come i brani della canzone d’autore argentina di Atahualpa Yupanqui affiancati da pezzi dal più recente successo come “A malìa” dei Foja e “Solo con me”, il cui video fu registrato nel 2008 dallo stesso Claudio Domestico con una semplice videocamera.
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Le premesse per la collaborazione dei tre artisti nascono qualche anno fà nel centro storico di Napoli, dove il maestro Sepe nota gli attuali componenti di Tarall&Wine esibirsi, talvolta, anche insieme ad altri cantautori del panorama partenopeo. Si incontrano così due generazioni di esponenti della scuola cantautorale napoletana che, pronte a contaminarsi, puntano a scrivere nuove pagine della sua storia.

Abbiamo avuto il piacere di intervistarli singolarmente, nei toni di quello che invero è stato un piacevole e cordiale colloquio.

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Gnut

In questo periodo sei impegnato fra le mura di casa con la registrazione del tuo nuovo EP, per l’appunto, “Domestico”: come procede?
«Sta procedendo bene! Abbiamo registrato le batterie, il contrabbasso e con Maurizio Capone, che sta facendo “suonare la casa”, utilizzando anche divani, sedie e bicchieri, le percussioni. Oltre a Daniele Sepe, nei prossimi giorni suoneranno anche Mattia Boschi al violoncello, Mr Coffee al pianoforte. Trovo comodo registrare a casa con i colleghi che vengono a trovarti. Siamo ancora in fase di costruzione, vedremo insieme cosa ne uscirà!»

Cosa puoi dirci sul “crowdfounding”, che fa si che un progetto musicale sia sostenuto direttamente dai fan?
«Può essere uno strumento interessante, tale possibilità dipende anche dal tipo di progetto che proponi. La mia è un’operazione che punta alla distribuzione di cento copie numerate a mano. L’idea è quella di rivolgersi al  pubblico che mi sostiene da tempo, in attesa dell’uscita del prossimo album nel 2017. Insomma è un lavoro artigianale, fatto in casa, come si intende anche dal titolo dell’EP.»

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Dario Sansone

“O sciore e o vient” ha raggiunto il milione di “mi piace” su youtube ed è indubbiamente la canzone più amata dai fan. Abbiamo notato che nei vostri live non la eseguite generalmente a chiusura della scaletta proponendola come cavallo di battaglia.
«Siamo molto democratici con le nostre canzoni. Vogliamo avere il piacere di condividere spesso anche le meno note. Mi piace, in maniera scherzosa, “far soffrire il pubblico” per “o sciore e o vient”. Non possono averla sempre come con il jukebox! Però non c’è alcuna tattica, ci piace semplicemente cambiare sovente scaletta.»

Tarall&WineCome vi collocate all’interno della storia della scuola cantautorale napoletana. Vi sentite innovatori?
«Innovatori è una parola grossa. Ci sentiamo più come “foglie di un albero”. Siamo molto legati alla tradizione e alla storia della musica napoletana, ma siamo comunque convinti che si debba vivere nel presente. Si deve  guardare anche oltre ciò che si produce nel nostro territorio, evitando di cadere nell’autoreferenzialità che talvota caratterizza l’arte napoletana.»

Sulla vosta pagina Facebook, alla voce delle informazioni, si legge: “Progetto per concerti da bettole, vinerie cerimonie e allegrie… canzoni bevute e mangiate. Un duo improntato al divertimento o anche qualcosa in più?
«Le iniziative collaterali tirano fuori altre parti di te, magari più ironiche e divertenti. Abbiamo massima libertà di espressione, non rinunciando però a testi dai contenuti forti e impegnati come “L’importante è ca staje buono”.»

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Come è nato invece il connubio di Daniele Sepe con Dario e Claudio? Continuerete a suonare insieme?
«Li ho conosciuti sotto la incantevole Porta Alba di Napoli. Si esibivano al “Tire Bouchon”, dove invitavano anche altri cantautori. Mi ha colpito il loro atteggiamento non chiuso. Penso che continueremo a collaborare ammenochè non litghiamo stasera…»

Lei ha fama di essere un musicista eclettico. Perché per lei è importante saper approcciare a tutti i generi musicali più che specializzarsi in un unico?
«Una canzone di tre minuti dei Beatles può valere una intera sinfonia dei grandi autori classici. Ci sono dischi jazz o rock inascoltabili, come ce ne sono di meravigliosi. Un buon musicista deve saper suonare ed ascoltare di tutto. L’ultima cosa che avrei voluto nella vita è essere un musicista jazz che sa fare solo del jazz… La musica è bella tutta!»


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