I racconti di Gambardella “Come tutte le cose dell’Universo”

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Storie di donne e di uomini le cui vicende si intrecciano in un unico scenario che resta, come anche in altri precedenti libri dell’autore, la città di Napoli.

Geronimo, il protagonista dell’ultimo titolo dello scrittore Vincenzo Gambardella “Come tutte le cose dell’universo”(Ad est dell’Equatore 2018), fonda, assieme al suo amico Emanuele ed ai comici Guido e Massimina, un banco nel vico di San Geronimo. Il vico rappresenta uno dei punti nevralgici dell’antropologia napoletana in cui si può assistere ad ogni forma di “miracolo” umano.

L’autore, attingendo da una ricca tradizione che spazia da De Filippo sino ad arrivare all’oro marottiano, racconta storie comune e quotidiane che potrebbero appartenere a qualsiasi luogo e potrebbero essere accadute in qualsiasi tempo.

“E’ un libro che ha avuto una non breve stesura – dichiara l’autore – l’inizio risale al 2012 ed era di oltre centoquaranta pagine, poi, ritornandoci sopra, è divenuto della lunghezza attuale. Era un romanzo molto viscerale, successivamente ho lasciato solo l’essenziale del libro, le vicende e le storie. La mia principale ispirazione la devo ad un libro di Singer dal titolo “Alla corte di mio padre”; anche in questo libro si intrecciano tante storie, tanti personaggi che vengono raccontati ad un preciso interlocutore, in quel caso il padre. Nel mio libro l’ambiente è rappresentato dal centro di Napoli nel banco di solidarietà aperto da questo personaggio di nome Emanuele”.

Gli amici del protagonista sono muti, essi si aiutano a vicenda raffigurando quello spirito di carità e di dono che cozza con il classico stereotipo di delinquenza sempre raffigurata. “La radice umana della Napoli raccontata non è solo un preciso intento narrativo ma possiede altresì una costituente autobiografica perchè l’autore vide la luce proprio in Vico San Geronimo alle Monache. Sono andato un pò alla radice della mia storia – prosegue Gambardella – perchè ho capito che ogni uomo è una città; io, anche se vivo da molti anni a Milano, mi porto dentro Napoli . Ogni uomo possiede un entroterra personale che è frutto della città che lo ha creato”.

“Come tutte le cose dell’Universo” ha uno stile che ha un linguaggio molto sviluppato. L’autore predilige gli scrittori espressionisti e coloro che nella loro Letteratura hanno omaggiato la città partenopea. “Uno fra questi- dichiara l’autore – è senza dubbio Domenico Rea”. Rea, nocerino di nascita ma napoletano di adozione, raccontò un luogo che nessuno aveva mai raccontato. Una letteratura inedita. Lui raccontò Napoli in maniera inedita. L’ingiuistizia di Napoli esiste, anche essa fa parte di questa “umanità” ma per l’autore la Letteratura deve necessariamente avere uno scopo paideutico e raccontare qualcosa di nuovo. “Quando si dice che si è già scritto tutto io credo che si dica un’inesattezza. Ci sono ancora molte cose da raccontare. Nel passato, in altri libri, ho cercato di toccare argomenti mai tracciati“.


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