I giardini di Filippo Barbera, in una terra di fuoco ed acqua

di Tonia Ferraro

Straordinari ed enormi spazi verdi col mare davanti e il Vesuvio alle spalle: al di là dell’interesse architettonico degli edifici cui appartenevano i giardini sono al centro dell’appassionata ricerca di Filippo Barbera, architetto, autore del pregevole libro “Cultura e scienza nei giardini delle ville vesuviane“, edito con il patrocinio del Comune di Portici nel 2007.

Filippo Barbera (Napoli 1960), dottore di ricerca in Storia dell’Architettura e della Città dell’Università Federico II, ha dedicato gran parte della sua vita e dei suoi studi all’analisi degli spazi verdi tipici del patrimonio delle dimore del Miglio d’Oro.

In un territorio fecondo, ricco di fuoco e di acqua, il giardino ebbe una grande importanza, soprattutto per la raffinatezza della sua sistemazione, assurgendo ad una vera e propria forma d’arte. Nelle ville del ‘700 che sorsero intorno la Reggia di Portici il verde lussureggiante della natura circostante era abbellito da grandi parchi con serre, vasche, uccellerie, esedre e padiglioni. Molti di questi giardini venivano già riportati nella mappa del Duca di Noja del 1775, altri furono creati da valenti artisti che seppero sapientemente fondere al verde elementi architettonici e figurativi del barocco napoletano e del rococò.

Vi erano tre tipologie di giardini: una prima dove il fabbricato era circondato interamente dal verde, una seconda caratterizzata da parchi situati al lato della fabbrica. Infine, il giardino situato nella parte posteriore, un’oasi di silenzio e tranquillità.
Le Ville Vesuviane edificate nel ‘700, patrimonio UNESCO, furono numerosissime. Quelle censite sono solo 121 più una – la Villa leopardiana Delle Ginestre, sebbene ottocentesca – per la sola ragione che non tutti i Comuni su cui sorgevano aderirono alla convenzione.

L’architetto napoletano nel suo libro analizza il giardino vesuviano non da un punto di vista botanico ma da quello culturale. Non solo il bisogno di ritorno alla natura degli antichi proprietari, dunque, ma luogo di accademie, veri e propri centri intellettuali, forme geometriche di spazi non scevre di significati simbolici, incastonate nella suggestione dei luoghi tra Vesuvio e mare. Filippo Barbera “… divide i giardini delle ville in due grandi gruppi: quelli ispirati dalla ragione e gli altri frutto di un atteggiamento empirico …”, come asserisce il professor Francesco Starace.

Proprio in quelli ispirati dalla ragione, la minuziosa ricerca di Barbera ha individuato nascosto tra il verde una sorta di itinerario iniziatico della massoneria napoletana, una serie di tappe cifrate da una chiara valenza simbolica.

Cultura e scienza nei giardini delle ville vesuviane” è un’indagine appassionata, un approccio rigorosamente scientifico e documentatissimo eppur esposto in maniera chiara, comprensibile a tutti, la cui lettura è indispensabile per chi ama la propria terra e vuole approfondire la conoscenza delle radici della sua immensa cultura.


Il volume, praticamente introvabile, è disponibile per coloro che volessero consultarlo presso la Biblioteca comunale di Portici, Napoli.


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