I califfi

Ovvero come afferrare il contemporaneo tras-formando il cambiamento

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Non passa giorno che non mi venga rivolta la solita domanda, un ritornello ormai, quasi stantio: perché POLIS SA? E la mia è la solita risposta: non si riesce (pur volendo), non si può (anche desiderandolo) e non si deve stare nei partiti, almeno finchè la situazione è così “concertata”.

Prima che lo pensiate voi lo scrivo io: no, oggi le battaglie non si combattono più dall’interno, non vi sono più le condizioni. Ve lo dichiara con onestà uno (e più d’uno…) che nei partiti (a dir la verità in un solo partito) vi ha militato fino a qualche anno fa, uno che ha lavorato in un’altra “chiesa” e che quindi conosce bene le dinamiche interne a quei contenitori.

Bisogna prenderne atto: essi non sono più quello che si immaginava! Sono, ad essere buoni, dei comitati d’affari. Sotto la patinatura del comitato elettorale si nasconde una gerarchia che di partecipativo non ha nulla. Quanto poi sia rappresentativo, questo sistema, è davvero difficile dirlo. Pronti a nascere e a morire nell’arco di una stagione, questi conteniori sono sempre più dei califfati dissimulati, e null’altro.

Sono tante e tali in ogni partito le fazioni (perché non sono correnti) che non si contano più, quasi un multilevel, dove ognuno scrive e parla per sé. I califfi poi, ognuno per sé e poi un califfo per ogni fazione e poi tanti vice califfi che spingono e sbraitano per distruggere e per eliminare quel “vice” davanti al proprio cognome.

Sotto la logica esclusiva, succede che chi perde va via, mentre chi rimane è sfiancato e non riesce a produrre e a progettare nulla perché le sue uniche preoccupazioni e occupazioni rimarranno quelle di sopravvivere, spingendo sempre più a fondo le radici e sempre più in alto la maestosa chioma,  per “apparare” i rigurgiti continui dei micro califfati rimasti e sopravvissuti e “apparire” forte e tuonante.

E guardate, ad oggi non vi è nessuna speranza che questa situazione si possa in qualche modo sanare, almeno non a breve. Tutti a caccia del “ruolo”, delle “garanzie” e di una presunta “visibilità”.

Nessuno insegna più, o almeno nessuno fa notare, che i ruoli, le garanzie e la presunta visibilità si conquistano con il proprio lavoro, con il sacrificio, con i progetti, con la lealtà, l’umiltà, la stima che gli altri ti riconoscono. Se te la riconoscono. Nessuno insegna più che tutti questi fattori compongono la storia di ognuno di noi. Nessuno insegna più che la democrazia senza regole non esiste. Nessuno fa notare che la libertà non è nulla senza grande senso di responsabilità. Nessuno propone di rielaborare la partecipazione democratica delle persone nelle comunità attraverso la combinazione di democrazia partecipativa e rappresentativa. Le ideologie non sono morte: sono state vendute per un pugno di cammelli.

I califfi, troppi.


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