di Peppe SORRENTINO – Nelle ultime ore c’è stato l’ennesimo colpo di scena – forse il più plateale, ma probabilmente non l’ultimo – di una questione che, pur nella sua elevata complessità, coinvolge ciascuno di noi(*). L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS o WHO nell’acronimo anglosassone di World Health Organization), agenzia delle Nazioni Unite con sede in Europa (Ginevra, Svizzera) ha “licenziato” lo IARC, l’Agenza Internazionale per la Ricerca sul Cancro della stessa OMS, con sede ancora in Europa (Lione, Francia).

Infatti, nella riunione di oggi [ieri 16 maggio 2016 per chi legge, NdR] del “Panel of Experts on Pesticide Residues in Food and the Environment” tenuta congiuntamente da esperti della FAO – Agenzia delle Nazioni Unite per il Cibo e l’Agricoltura con sede sempre in Europa (Roma, Italia) – e dell’OMS, per l’appunto, sono stati ribaltati gli esiti delle ricerche sul glifosato degli esperti IARC ed, al termine, è stato annunciato che “la grande maggioranza delle prove scientifiche indica che la somministrazione di glifosato e di prodotti derivati a dosi fino a 2000 milligrammi per chilo di peso per via orale, la più rilevante per l’esposizione con la dieta, non è associata ad effetti genotossici nella stragrande maggioranza degli studi condotti su mammiferi”.

Ma di cosa parla questo comunicato congiunto di due delle maggiori agenzie delle Nazioni Unite?

Il Glifosato (Glyphosate) è un prodotto di sintesi utilizzato come principio attivo degli erbicidi più usati al mondo. Si stima che il volume del mercato mondiale sia di circa un miliardo di kg l’anno, con un tasso di crescita percentuale che ricorda le tigri asiatiche dei tempi d’oro… Economicamente, se si guarda all’indotto (coltivazioni su media e larga scala in tutti i paesi del globo, trasformazione agro-zoo-industriale, commercio e distribuzione di generi alimentari dal latte al pane alla pasta alle carni), stiamo parlando del secondo prodotto per importanza strategica al mondo dopo il petrolio. O forse del primo…

glyphosateNel marzo 2015 l’Agenzia Internazionale per la ricerca contro il cancro (IARC) dell’OMS ha inserito il glifosato nella lista 2A, classificandolo come agente “probabilmente cancerogeno”.

Questa classificazione non è certo un elemento da poco, visto che l’impiego a dosi elevate e su larga scala riguarda la nostra alimentazione a 360°: dai foraggi animali – e quindi il consumo di carni – a prodotti derivati fino a cereali, verdura, legumi ed addirittura la frutta. Alimenti molti dei quali sempre più frequentemente vengono consigliati nei regimi alimentari <<occidentali>> per bilanciare la dieta e ridurre proprio l’insorgenza di patologie tumorali…

Altre richieste di moratoria o bando del glifosato sono state fatte nel frattempo, alla Commissione e/o al Parlamento, come ad esempio quella della Società Internazionale dei Medici per l’Ambiente (ISDE, International Society of Doctors for Environment).

Appena sei mesi dopo il pronunciamento IARC, il 12 ottobre scorso, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare – EFSA – (Parma, Italia) aveva pubblicato il suo parere scientifico in cui aveva giudicato “improbabile” il rischio di cancerogenicità per l’uomo da parte del glifosato, contestanto nel metodo prima e nel merito poi lo studio IARC.

Ebbene, si è scoperto poi che EFSA aveva basato il proprio studio su di un precedente condotto dall’Istituto Tedesco per la valutazione del Rischio – BfR, Bundesinstitut für Risikobewertung – (Berlino, Germania), un ente del ministero teutonico per la salute e l’alimentazione. Circostanza singolare ma non più di tanto. Fin quando non è venuto fuori, grazie al giornalista Anke Sparmann del settimanale tedesco Die Zeit che lo studio era stato realizzato in buona parte da un gruppo di lavoro denominato Glyphosate Task Force, un consorzio di multinazionali portatrici di interessi [1] e coordinato da MonsantoKnoell Consult, con sede ancora in Europa (Cambridge, Regno Unito).

Lo studio Efsa-BfR veniva così a sua volta messo in discussione da 96 scienziati che hanno inviato unaDr-Kate-Guyton-960x480 lettera alla Commissione Europea in cui ribaltavano le conclusioni dell’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio, riprese pressoché integralmente dall’Autorità alimentare dell’Ue, affermando tra l”altro che sono “non credibili”, “fuorvianti”, e basate su “dati non pubblicati”, e quindi non disponibili per l’analisi indipendente della comunità scientifica. In Italia 38 associazioni, tra cui Greenpeace, Legambiente e Slow Food avevano firmato un appello agli europarlamentari italiani per votare per l’eliminazione del diserbante.

La mobilitazione di migliaia di associazioni ed esperti in tutta Europa ha indotto, il 13 aprile scorso, l’Europarlamento ad una mediazione – tra le proteste di molti e contravvenendo alla richiesta del socialdemocratico ceco Pavel Poc approvata dalla Commissione Ambiente del Parlamento Europeo (38 a favore, 6 contrari, 18 astensioni), che richiedeva una moratoria – con una risoluzione non vincolante in cui si chiede alla Commissione Europea una proroga dell’autorizzazione fino al 2024 (7 anni invece di 15) all’uso in agricoltura del glifosato (374 a favore, 225 contrari e 104 astenuti), con alcune “raccomandazioni” come il limite di impiego.

Gli esperti nazionali della Commissione PAFF si pronunceranno a giorni per adottare o respingere la proposta della Commissione. I paesi membri devono raggiungere la doppia maggioranza qualificata. Significa, ad esempio, che sia la Francia sia la Germania dovrebbero votare a favore, in base alla loro popolazione. Forse la Germania si asterrà – a causa di posizioni divergenti tra i suoi ministri dell’ambiente e dell’agricoltura – mentre il ministro dell’Ambiente Francese Ségolène Royal è fortemente contro il rinnovo del diserbante. Se la Commissione non si esprime entro il 30 giugno, i prodotti contenente glifosato avrebbero un periodo di grazia di sei mesi prima di essere ritirati dal mercato.

glyphosate fields

La partita, forse, può ancora essere giocata. Ma senz’altro la complessità di quel che sta avvenendo, i rischi per la salute globale, lo scontro istituzionale, le pressioni in campo e gli enormi interessi in gioco ci consentono di guardare al problema del “Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP, dall’anglosassone Transatlantic Trade and Investment Partnership) su un piano meno “accademico” di quanto propongono gli economisti neoliberali.

(*) NdR: “Come cittadino, mi sento di sostenere, con assoluta sicurezza, che i pochi che hanno la possibilità di leggere queste (od anche altre… ) note giornalistiche a riguardo, essendo tra i più fortunati del pianeta per il solo fatto di non essere analfabeti e disporre di un costoso hardware e connessione adeguata per leggere le pagine di un e–zine, hanno senz’altro una grande responsabilità rispetto a tutti gli altri.

[1] Dal sito http://www.glyphosatetaskforce.org: <<The European Glyphosate Task Force (GTF) is a consortium of companies joining resources and efforts in order to renew the European glyphosate registration with a joint submission. This consortium is not to be considered a legal entity: Agro Trade GmbH • Albaugh UK Limited • Arysta Lifesciences SAS • Barclay Chemicals Manufacturing Ltd. • Brokden SL • Bros Spolka Jawna B. P. Miranowscy • Cheminova A/S • Coromandel International Limited • Dow AgroSciences LLC. • EXCEL CROP CARE Europe NV • Helm AG • Industrias Afrasa S.A. • Monsanto Europe S.A./N.V. • Nufarm GmbH & Co KG • Rotam Agrochemical Europe Limited • Sapec Agro S.A. • Sinon Corporation • Société Financière de Pontarlier • Syngenta Limited • United Phosphorus Ltd • Wynca UK Limited>>


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