“Giochi di Luna”: una chiacchierata con Paola Bianchi

Incontro Paola Bianchi, ospite al Caffè Letterario “Rodaviva”, come moderatore della presentazione del romanzo thriller di Marco Iacovelli “the Flesher”. Solare e sorridente, in pieno tour di promozione con il suo romanzo “Giochi di Luna”, edito da Polis SA Edizioni, Paola, sempre disponibile, si ferma per una chiacchierata.

Ci accomuna la passione, quasi una venerazione, per la figura del vampiro, in tutte le sue accezioni antropologico-culturali; l’intesa è immediata e colgo l’occasione per poterle rivolgere tutte le domande che mi si agitano dentro, da quando ho letto il suo “Giochi di luna”: romanzo innovativo e sentito, che approccia alla figura del vampiro in una dimensione oltre lo storicamente ovvio, oltre il cinematograficamente sponsorizzato.

Paola, la tua Doricea, creatura singolare per la comune accezione di “figlia della notte”…

Doricea è un’anima antica, che attraverso la morte di Atlanus, suo “sire” ed amante, sperimenta il dolore della perdita e la crudeltà del pregiudizio. Doricea cresce nella luce, comprendendo appieno la natura dell’Amore come Sacrificio per un fine superiore. Le innumerevoli fragilità del suo essere “creatura al di là della vita e della morte”, conscia delle conseguenze di quella “scelta” che l’ha cambiata per sempre, fedele all’attesa della promessa del suo amato di tornare da lei, anche in una dimensione temporale diversa, la rendono espressione stessa dell’Amore, in netta antitesi con l’immagine stereotipata del “vampiro predatore – manipolatore”.

Quanto di te stessa c’è in Doricea?

Tanto! … la sua passione è eco della mia, i suoi timori sono eco dei miei … ma credo lo siano un po’ di tutti noi. L’Amore, quello vero, ci consente di sfrondare il superfluo e di guardarci dentro, in quegli angoli del nostro intimo sentire, difficili da raggiungere se non fossimo spinti dalla passione e dalla speranza che porta con sè. L’ho voluta così Doricea, la “diversa”, percepita tale da un mondo ingabbiato spesso in una visione limitata, fermo allo stereotipo ed incapace di andare oltre. Ma è solo guardando “oltre gli schemi”, che si può riuscire a scoprire l’intima natura dell’Amore e ad avere accesso alle infinite meraviglie che cela. Lo stesso suo modo di amare Cardin ce lo dimostra. Doricea è consapevole e si sente quasi colpevole del sacrificio che Cardin dovrà fare per amarla: condannarsi ad una semivita, lasciare tutto il suo mondo, fatto di agi e splendore, divenire, come lei, un parìa agli occhi del mondo … spesso l’Amore si traduce in sacrificio, consapevole, condiviso, ricompensa di se stesso.

E Mirabel?

Mirabel è l’altra faccia della medaglia. Incarna ciò che può “sembrare Amore”, ma non lo è. Passa attraverso il dolore, ma non si eleva, anzi accresce la parte egoistica della sua anima, si costruisce un’illusione di perfezione, di cui lo stesso Cardin diviene protagonista inconsapevole e vittima. Alla fine, dietro la maschera di perbenismo e finta dolcezza di Mirabel, si cela il “mostro reale”. In fondo Mirabel vuole essere un po’ lo specchio della “normalità” del nostro tempo, dove l’apparire spesso diviene culto, specie nella sfera dei rapporti umani, a scapito “dell’essere”: ecco che in questa dimensione, anche sentimenti positivi, quale l’amore o l’amicizia, assumono una connotazione distorta, divenendo possesso e strumentalizzazione dell’altro.

Il riscatto di Gracilo, quindi, l’amicizia nella sua forma più vera … quanto conta per Paola Bianchi l’amicizia?

L’amicizia per me è molto importante, proprio perché quella vera è estremamente rara. L’amicizia è fiducia che si costruisce granello per granello, e nonostante le tante delusioni o le pseudo amicizie di comodo, di cui tutti, nel corso della vita, purtroppo facciamo esperienza, è quella ricchezza che va comunque e sempre ricercata, per cui ne vale la pena rischiare. Gracilo è questo: il vero amico, preoccupato per Cardin, vuole salvarlo ad ogni costo. Pur credendo, in prima battuta a Mirabel, riesce a vedere oltre lo stereotipo del “vampiro”, e riconosce in Doricea colei che realmente ama Cardin, e in Mirabel il vero mostro manipolatore. Gracilo fa ai nostri amanti il dono più prezioso: li accetta e li libera.

Cosa sogni, Paola, per i tuoi personaggi?

Scrivere per me è una passione, una meravigliosa passione. Le emozioni che hanno accompagnato questo battesimo editoriale sono state immense. Ringrazio PolisSA Edizioni per aver dato l’opportunità al mio sogno di non restare chiuso nel cassetto. I miei personaggi vorrei vederli crescere, non ti nascondo che per loro immagino un seguito … non si sa mai!

Paola Bianchi, cosa vuole trasmettere ad un suo “giovane lettore”, attraverso i suoi personaggi?

Principalmente vorrei riuscire a trasmettere che l’Amore vero esiste e non è una chimera, è difficile da trovare, ma esiste e non è condizionato e legato a cose futili. Vorrei filtrasse il messaggio che le diversità arricchiscono in termini valoriali e che non ci si può fermare all’apparenza, in fondo non possiamo sapere cosa nasconde una “pietra grezza”!

 

Salutiamo Paola con un grande in bocca al lupo per il tour di promozione del suo “Giochi di Luna”, aspettando con ansia di leggere gli sviluppi futuri della storia di Cardin e della sua amata Doricea.


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